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Recensioni | Pubblicato il 3 settembre 2014

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Low Roar

Genere: Electronic Folk

Anno: 2014

Casa Discografica: Tonequake Records

Servizio di:

All’epoca dell’ottimo debutto omonimo, uscito circa tre anni fa, il nome Low Roar rappresentava ancora l’alter ego musicale di Ryan Karazija, statunitense trapiantato in Islanda, autore di un songwriting glaciale quanto emozionante e in grado di attirare sin da subito l’attenzione di ascoltatori e addetti ai lavori sparsi in ogni parte del globo. Da allora vari cambiamenti hanno interessato il progetto, a partire dalla formazione della band, allargatasi a quattro elementi con l’ingresso in pianta stabile di Logi Guðmundsson, Leifur Björnsson e Andrew Scheps, che hanno contribuito a rendere più corpose e complesse le trame musicali, mantenendo tuttavia inalterato il quadro di fondo.

Si arriva così a 0, album di tredici tracce dalle molteplici sfumature, capace di unire cantautorato indie e digressioni nordiche, elettronica minimalista e nu-folk, in un’affascinante sequenza di piccole gemme dall’enorme potere catartico ed evocativo.

L’apertura affidata a “Breathe in”, con i suoi lunghi incroci tra una vocalità angelica e gli archi vellutati, non potrebbe essere un biglietto da visita migliore per un album che, sin dalle prime battute, mostra la sua appartenenza ad un mondo lontano dal caos e dalla feroce materialità del quotidiano. Karazija e soci mescolano melodia ed empatia con l’eleganza di chi affida ad ogni dettaglio il compito di suscitare vivide emozioni, vuoi nelle lente esplosioni di “Easy way out” e “Phantoms”, vuoi nelle linee vagamente più pop (dream-? electro-?) di brani come “Nobody loves me like you”, “I’ll keep coming” e “I’m leaving”, passando per la vena cupamente riflessiva dell’imprescindibile “Half asleep”.

Non mancano, poi, momenti vicini all’ambient-folk e dalla carica quasi spirituale, come nei due capitoli a titolo “Please don’t stop” o in “Dreamer”, mentre il minimalismo di “In the morning” e il tappeto elettronico di “Anything you need” paiono assolvere al compito di toccanti intermezzi, pur godendo di assoluta vita propria.

Chiude il cerchio “Vampire on my fridge”, lunga cavalcata di folk elettronico in cui, ancora una volta, la voce di Ryan Karazija carezza i punti più sensibili dell’ascoltatore prima di tuffarsi tra violini, percussioni ed effetti sonori.

Con 0 pare dunque evidente il livello di maturità raggiunto dai Low Roar, abili a far evolvere le già ottime ispirazioni dell’esordio verso uno stile che si fa sempre più personale e ricco, ma che soprattutto si rivela in grado di toccare i nervi scoperti dell’animo e commuovere come pochi.

Un album che, una volta fatto proprio, difficilmente (per fortuna!) ci si riuscirà a scrollare di dosso.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Breathe in
  • 2 · Easy way out
  • 3 · Nobody loves me like you
  • 4 · I'll keep coming
  • 5 · Half asleep
  • 6 · Please don't stop (chapter 1)
  • 7 · I'm leaving
  • 8 · In the morning
  • 9 · Phantoms
  • 10 · Anything you need
  • 11 · Dreamer
  • 12 · Vampire on my fridge
  • 13 · Please don't stop (chapter 2)

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