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Live report | Pubblicato il 24 settembre 2012

rdhFatemi essere banale. Maestosi all’infinito. Basterebbe questo per descrivere il live della più grande band degli ultimi venti anni. Più di due ore di musica che hanno fatto assaporare, al numerosissimo pubblico (più di 20.000) dell’Ippodromo delle Capannelle, l’immensa bravura tecnica del gruppo. Si potrebbero fare alcuni appunti sulla scelta dei pezzi (comunque buona e soprattutto varia), ma si sconfinerebbe sui gusti personali. Ma prima facciamo un salto indietro.

Dopo 4 anni di silenzio, il gruppo inglese torna improvvisamente con “The King of Limbs”, disco che l’anno scorso ha spiazzato e ha diviso pubblico e critica: introduceva sonorità dubstep, un tocco di minimalismo e richiami al lavoro solista di Yorke e ai due dischi del 2000. Nel 2012 è stato annunciato il tour, partito negli Stati Uniti, e poi interrotto per la tragedia di Toronto ovvero la morte di Scott Johnson. Quattro le date italiane, di cui la prima a Roma.

Tralasciando la location, ottima per la capienza ma non particolarmente affascinante, e alcuni aspetti organizzativi (soprattutto per quanto riguarda i disagi di fine concerto per quanto concerne traffico e servizio navette), è stata una serata meravigliosa. Numerose le persone che già attendono dalle 14. I cancelli aprono puntualmente alle 16 e 30 e con “passo accorto come belve in agguato” si raggiunge la prima fila. Nell’attesa di Caribou, si intravede per quale secondo Thom Yorke, mentre procedono le rifiniture per l’imponente palco che in seguito risulterà uno dei valori aggiunti di questa serata.

Alle 20.15 entra Caribou con la sua band. Per quelli che non lo conoscessero, vi consiglio direttamente di ascoltarvi “Swim” del 2010, uno dei fondamentali di quell’anno per la sua capacità di rivoluzionare il concetto di Elettro-pop, definizione che sta un po’ stretta a Daniel Victor Snaith (il vero nome). Il Canadese dimostra il suo talento anche dal vivo con una band formidabile (in particolare l’indiavolato percussionista), irrobustendo parecchio il suono; è stata una goduria per le orecchie ascoltare dal vivo pezzi come Sun, Jamelia e soprattutto la scatenata Leave House.

E finalmente arriva il turno dei Radiohead, anch’essi puntualissimi. Si comincia con Lotus Flower, irrobustita per l’occasione e con un Thom Yorke (capello lungo e codino) che ripropone il balletto del video. Una sua presenza scenica impressionante. In prima fila ad accompagnare il cantante ci sono Ed O’Brien e dall’altro lato del palco un incredibile Jonny Greenwood, lo show nello show. Alle spalle un “solenne” Phil Selway e Colin Greenwood.

Si prosegue con i ritmi sostenuti di Bloom e poi si torna a pescare per la prima volta dal penultimo lavoro: e così di seguito 15 Step e Weird Fishes/Arpeggi, nella quale Yorke imbraccia la chitarra e continua ad impressionare con la sua splendida voce. Ma è il movimento a stupire maggiormente: un continuo ruotare di ruoli e strumentazione, che vedono lo scatenato e poliedrico Jonny Greenwood come protagonista. Il tutto viene rispecchiato anche nella scenografia attraverso gli schermi mobili. E fatemi anche spezzare una lancia a favore dei controcanti di Ed O’Brien, praticamente impeccabili. Dovrebbero dare lezioni ad altre band sotto questo punto di vista.

Yorke inizia anche a dire parole a caso in italiano tra una canzone e l’altra. Ma naturalmente è altro che colpisce di lui: oltre alle capacità vocali è il suo modo di muoversi sul palco. Ipnotico e surreale; al momento di proporre Kid A e There There (estratta da Hail to the Thief, dal quale riproporranno anche The Gloaming, tra le canzoni meglio riuscite di quell’album), questa sensazione è amplificata. Di mezzo la ritmica e l’etereo di Morning Mr. Magpie, con una sessione ritmica irrobusita nelle parti veloci e un dilatamento maggiore nelle parti lente rispetto alla versione in studio.

Dopo l’impeccabile performance di Separator, arriva il terzetto delle meraviglie: di seguito Pyramid Song, Nude, I Might Be Wrong, con Staircase che anticipa quest’ultima. E soprattutto Nude creare un’atmosfera surreale e il cui brivido accompagna tutta l’esecuzione, fatta quasi in totale silenzio (i cafoni che devono farsi sentire in ogni pezzo con un urla e grida insulse, ahimè, ci sono sempre).

Da “The Bends” pescano Planet Telex che Yorke introduce come “A Very old song”. La prima parte si conclude con Feral e con Idioteque, che dal vivo amplifica le distorsioni (grazie anche e soprattutto allo stato di forma di J. Greenwood) e quella magia eterna di cui è dotato il pezzo.

Brevissima pausa e si ricomincia. Altro momento intenso è proprio la riapertura con Exit Music (for a film), uno dei due pezzi estratti da “Ok Computer” riproposti in questo live. L’altro è il classico Paranoid Android che chiuderà spettacolarmente, tra potenza sonora e l’emotività della parte centrale del pezzo (ancora una volta, perfetto il controcanto di O’Brien) la seconda sessione. In mezzo Myxomatosis, House of Cards e The Daily Mail che Thom Yorke “dedica” all’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi.

Rientro di Yorke e Jonny Greenwood per un’incredibile Give up the Ghost: il tempo si ferma per qualche minuto. Tornano sul palco gli altri componenti del gruppo per Reckoner e poi la perfetta conclusione con Evertything in Its Right Place: Thom Yorke è il primo a lasciare il palco e alla fine sono Ed O’Brien e J. Greenwood a terminare il tutto e salutare il pubblico per ultimi.

Fatemi essere per la seconda volta banale “Tutto al posto giusto”. Un live che ha dimostrato ancora una volta il valore del gruppo, la sua tecnica (non dimentichiamoci di Selway e Colin Greenwood, anche loro impeccabili), la versatilità e la capacità di reinterpretazione ed esecuzione dei pezzi in studio. E poi c’è lui: Thom Yorke, un concentrato di bravura, talento, ironia e tenuta del palco tipica dei mostri sacri della musica. Una magnificenza che appartiene a pochi. Solo dei cavalli di razza come i Radiohead avrebbero potuto trasformare, per più di due ore, L’ippodromo in un paradiso terrestre. 

Questo articolo è stato scritto per la rivista Paper Street e lo trovate a questo link

Scaletta:

Lotus Flower
Bloom
15 Step
Weird Fishes/Arpeggi
Kid A
Morning Mr. Magpie
There There
The Gloaming
Separator
Pyramid Song
Nude
Staircase
I Might Be Wrong
Planet Telex
Feral
Idioteque

Encore:

Exit Music (for a Film)
House of Cards
The Daily Mail
Myxomatosis
Paranoid Android

Encore 2:

Give Up the Ghost
Reckoner
Everything In Its Right Place


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