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Recensioni | Pubblicato il 27 marzo 2015

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Weird

A long period of blindness

Genere: Shoegaze, Stoner

Anno: 2015

Casa Discografica: Lady Sometimes Records

Servizio di:

Atmosfere gelide e seducenti in questa seconda prova discografica della band capitolina Weird. A circa due anni di distanza dall’album d’esordio Desert Love for Lonely Graves, il terzetto romano torna con una prova ancora più convincente dove suono e suggestione si scontrano in un non-luogo della mente: questo è A long period of blindness. A dettare i tempi di questo viaggio a fari spenti sono appena otto tracce scisse tra un approccio strettamente shoegaze  ma che si lascia attraversare da fluidi di matrice post-rock e, allo stesso tempo, stoner : echi caduchi e potenza del suono s’inseguono con assidua cecità, trovando nella chitarra di Marco Barzetti vie di fuga quasi sempre inaspettate.

A long period of blindness, dunque, è una prova piuttosto controversa all’interno della quale è possibile ritrovarci lampi stoogesiani (“The circle is closed except where it bleeds”) diluiti in salsa shoegazing, così come frammenti stoner nostrani di stampo Vanessa Van Basten nell’ottima “Infinite Decay”. Il registro stilistico è soggetto a continui mutamenti e cambi di passo repentini si avvertono proprio laddove è la cifra post-rock a sconfinare e a contaminarsi: “Dead Wax” e “The Sound of Your Heartbreak”, ad esempio, nelle loro dilatazioni sonore lasciano scorgere un’affinità stilistica nineties in linea con alcune sperimentazioni Slowdive, così come in “Widow”, si avverte un’apertura ad un dream-pop etereo ed inafferrabile. L’epilogo del viaggio nelle terre nordiche, disegnate dalle scivolose ritmiche dei Weird, si connota di squarci echeggianti dark-punk alla maniera The Cure in “(Crescendo)” e di condensazioni basso-centriche nella conclusiva “Swans”, ultima tappa di un percorso spigoloso e, a tratti, ruvido.

La seconda prova dei Weird racchiude nella sua complessità emotivo-stilistica il senso del suo esistere. A long period of blindness è un ascolto sicuramente non semplice e a cui si potrebbe imputare la colpa (insolita) di non avere brani che primeggiano su altri: tutto questo, però, è utile all’uniformità del “racconto” sonoro innescato dai romani che potrebbero puntare, in futuro, ad un suono meno “effettato” e più puro. Solo questione di punti di vista, del resto è shoegazing!

Voto: 6.8/10

Tracklist:

  • 1 · The circle is closed except where it bleeds
  • 2 · Dead Wax
  • 3 · Infinite Decay
  • 4 · The sound of your heartbreak
  • 5 · Widow
  • 6 · (Crescendo)
  • 7 · Gaze
  • 8 · Swans

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