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Recensioni | Pubblicato il 8 ottobre 2013

Arctic-Monkeys-AM

Arctic Monkeys

A.M.

Genere: Rock'n'Roll

Anno: 2013

Casa Discografica: Domino Records

Servizio di:

Alzi la mano chi, dopo aver visto il videoclip di “I Bet you Look Good on a Dance Floor”,si sarebbe aspettato che quel giovanotto timido,con un accenno di acne sulla fronte e con la voce tremante nel dire “don’t believe the hype” sarebbe diventato spavaldo, avrebbe adottato un look con giubbotto di pelle e occhiali da sole e si sarebbe “intrecciato” con il grande amico aka leggenda dello Stoner Rock, sua maestà  Josh Homme.

Quello che è evidente, a maggior ragione con questo nuovo A.M, è che gli Arctic Monkeys sono riusciti a superare l’etichetta di “indie-heroes” e ad abbracciare il mondo del rock’n’roll,confermando il loro processo evolutivo e di maturazione già riscontrato nel precedente Humbug datato 2009  (prodotto da Josh Homme) e perseguito da Suck It and See di 2 anni più giovane .

Le Scimmie Artiche hanno realizzato un album molto potente che adotta tutti i clichè della musica rock: un inizio in sordina con “Do I wanna know?”, dalle sonorità molto più ammiccanti al pop, accompagnato dai cori in falsetto (una costante per tutto il disco), salvo poi darci dentro con l’acceleratore nelle successive canzoni come “R U Mine?”,singolo che ha anticipato l’uscita dall’album con riff accattivante; ”One for the Road”e “Arabella”, di matrice zeppeliana con tanto di assoli a ripetizione, rivelano come l’esordio che li fece conoscere al mondo  sia ormai lontano anni luce.

La vera e propria maturazione si evidenzia soprattutto nella capacità di giostrare all’interno dello stesso disco tra brani di grande potenza a  lenti che si propongono non sono come delle pause tra una schitarrata e l’altra ma loro volta in grado di imporsi come brani principali all’interno di un album ben equilibrato,vedi “n.1 Party Anthem “,”Mad Sounds” e più di tutte la sopraffina “Why’d You Only Call Me When You’re High?” (recentemente coverizzata dallo stesso leader dei Queens of The Stone Age che partecipa sua volta a “Knee Socks”). A chiusura del disco,”I wanna be yours”, mostra forse più di ogni altri episodio precedente della discografia dei quattro di Sheffield, la vena romantica di Turner che nel ritornello si spinge a cantare “secrets I have held in my heart,are harder to hide than I thought,maybe I just wanna be yours”.

Nonostante tutti i timori reverenziali  spesso rivelatisi giustificati (vero Fratellis?) di una band indie che prova il grande salto, è innegabile che il quartetto inglese abbia provato a reggere la forza d’urto sfornando un disco di alto livello e completo sotto tutti i punti di vista che non a torto si potrebbe definire come il migliore della loro carriera.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Do I Wanna Know?
  • 2 · R U Mine?
  • 3 · One For The Road
  • 4 · Arabella No.
  • 5 · I Want It All
  • 6 · 1 Party Anthem
  • 7 · Mad Sounds
  • 8 · Fireside
  • 9 · Why’d You Only Call Me When You’re High?
  • 10 · Snap Out of It
  • 11 · Knee Socks
  • 12 · I Wanna Be Yours

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