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Recensioni | Pubblicato il 17 luglio 2014

The Eye of time

The eye of time

Acoustic

Genere: Neoclassical

Anno: 2014

Casa Discografica: Denovali Records

Servizio di:

Il talento di un artista sta anche nella sua capacità di assumere forme diverse di espressione e lasciare inalterato lo spessore del messaggio. The Eye of Time è uno di quei musicisti che, con il suo secondo album, dimostra proprio questo.

Marc Euvrie, multistrumentista francese che ha debuttato da solista nel 2012 con un album omonimo, proviene dalla scena punk e hardcore; ma sin da piccolo ha imparato l’uso di strumenti classici come il pianoforte e il violoncello. Una dualità che si è fatta sentire nell’album d’esordio e che allarga la sua visione di composizione.

Il secondo album si intitola Acoustic ed è uscito il 20 Giugno via Denovali Records. Ci sono importanti divergenze con il precedente lavoro. Prima di tutto viene completamente abbandonata l’elettronica, le campionature e parte della strumentazione acustica a favore di pianoforte e violoncello; il disallineamento più importante sta nel concept: The Eye of Time portava una visione pessimistica e oscura dell’umanità all’interno di un percorso che guardava al passato, al presente e al futuro. Il nuovo lavoro è un altro concept che controbilancia il tutto e rivela una voglia di lottare, una ricerca della speranza. Un ritorno alle radici attraverso il tempo e lo spazio (sei diversi luoghi per sei diverse epoche).

Deadsea, Cisjordan, – 150.000” ci fa intuire prima di tutto la maestria nell’uso del piano: un flusso veloce che rallenta in pochi momenti e introduce subito un occhio mobile al senso naturalistico dell’opera. Il violoncello viene introdotto in “Rondane, Norway, 750“: ritmi calanti e danzanti elegantemente che ci fanno percorrere virtualmente le terre selvatiche della Norvegia in un’epoca lontana dalla nostra. L’abbraccio tra i due strumenti è più forte e passionale in “Exarchia, Athens, Greece, September 2008 – Februar 2009“, perfetta colonna sonora del periodo storico di “rivolta” della popolazione greca.

Catalonia, Spain, 1936” si rivela uno dei brani migliori del lotto per la gestione del pianoforte e delle ritmiche: uno sviluppo crescente dell’arrangiamento che ci porta all’estasi finale nel quale le note si rincorrono velocemente. Uno schema simile è seguito nella successiva “Treblinka, Poland, 2 August 1943” ma con una dilatazione maggiore nella prima parte del pezzo. Il percorso si conclude nel futuro con “Somewhere, 2041“, un brano che simboleggia quel messaggio di speranza ritrovata di cui parlavamo ad inizio recensione.

Il musicista francese ha fatto un lavoro immenso nello sviluppo del concept: dimostra di sapersi immergere nelle sue idee, di realizzarle con una vividezza e precisione di composizione tale da catapultare l’ascoltatore nel suo mondo. Un’esperienza che ci riporta alla bellezza della natura che insegna la speranza concreta (e non “fatua”) e ci ricorda che nel chiudersi un fiore al tramonto si rigenera. 

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Deadsea, Cisjordan, - 150.000
  • 2 · Rondane, Norway, 750
  • 3 · Catalonia, Spain, 1936
  • 4 · Treblinka, Poland, 2 August 1943
  • 5 · Exarchia, Athens, Greece, September 2008 - Februar 2009
  • 6 · Somewhere, 2041

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