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AMAReCORD | Pubblicato il 16 febbraio 2014

AMAReCORD – La Musica racconta la musica è uno spazio nel quale i musicisti raccontano il disco di un altro artista o gruppo (del passato o contemporaneo). Vogliamo fare una piccola raccolta di brevi racconti scritti da chi la musica la fa: il primo approccio con quel particolare disco, le influenze che ha eventualmente  avuto sulla sua musica e l’analisi di alcuni brani. Un modo per far rivivere i dischi che hanno fatto la storia della musica e anche un modo per esplorare album più di nicchia, oltre a poter conoscere meglio l’artista che gentilmente si cimenta nella scrittura dell’articolo.

psychodeus

Paolo Hamam è uno dei tre membri degli Psychodeus, band nata nel 2011 a Napoli e che abbiamo avuto il piacere di ospitare nel roster della nostra Som Non-Label. Nati dall’unione di esperienze musicali differenti, che spaziano dal prog-sperimentale al post-hardcore/sludge, gli Psychodeus hanno col tempo ampliato queste sonorità dando vita a composizioni che miscelano noise, psichedelia e krautrock, attraverso l’utilizzo di synth e textures noise, alternati a pattern ritmici serrati e campionamenti estratti dal mondo del cinema e della letteratura. Nel mese di maggio del 2013 è uscito il loro primo ep, intitolato An ode to the numinous, registrato in presa diretta in 3 giorni al Sonic Temple Studio di Santa Tecla (SA) e ancora in free download sulla pagina Bandcamp della nostra non-label (http://sonofmarketing.bandcamp.com/album/psychodeus-an-ode-to-the-numinous); è inoltre prevista per la fine di febbraio la ristampa fisica del disco per le etichette Have You Said Midi e Delay Records.

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C’è un disco che mi ha segnato in tutto e per tutto, sia come persona che come musicista: Kid A dei Radiohead. I Radiohead mi avevano catturato prima con Amnesiac, e con lo shock derivante dall’aver ascoltato Pyramid song. In quel periodo ascoltavo il rock molto d’impatto e suonato, insomma l’elettronica non faceva parte né dei miei gusti né dei miei ascolti, eppure…
Questo disco per me racconta di mondi futuristici decadenti in cui spesso mi piace immergermi, da cui sono affascinato ma anche spaventato.

Sul concept di Kid A se ne sono dette tante di teorie, la mia preferita ritiene che parli della prima clonazione di un bambino umano, il prototipo A per l’appunto, dalla sua nascita fino alla sua morte. Tutto parte con Everything in its right place, che ripete ossessivamente che tutto è al suo posto, come se, appunto, la tecnologia fosse pronta! Alla fine c’è Motion Picture Soundtrack che si chiude con “ti vedrò nella prossima vita” con tanto di piccola traccia fantasma dal suono celestiale.

Sto riascoltando ora il disco dopo anni… Ecco, quando l’ho scoperto è stato fisso per mesi nel mio lettore cd portatile (ah, un po’ di amarcord!). Se ascoltare i Nirvana in quel periodo aderiva bene alla rabbia, ascoltare i Radiohead invece significava andare veramente oltre, era esplorare mondi sconosciuti e sublimi, e farsi toccare in corde molto molto profonde.

Come dimenticare un capolavoro come How to disappear completely (and never be found)? Ci si può perdere a tal punto in quel pezzo da pensare davvero di essere scomparsi, invisibili, sospesi da qualche parte dove non vediamo e non siamo visti; oppure Idioteque, sincopata, angosciosa, con l’invito a svegliarsi di fronte ad un pericolo ormai certo; o Morning bell, con la sua bellissima parte finale in cui improvvisamente il brano sembra subire un’iniezione di veleno e orrore.

Insomma se ne potrebbe parlare davvero a lungo, anche di tutto ciò che non ho nominato, ma nulla è neanche lontanamente paragonabile all’ascoltare il disco di notte in cuffia e lasciarsi completamente andare.

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