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AMAReCORD | Pubblicato il 26 febbraio 2014

AMAReCORD – La Musica racconta la musica è uno spazio nel quale i musicisti raccontano il disco di un altro artista o gruppo (del passato o contemporaneo). Vogliamo creare una piccola raccolta di brevi racconti scritti da chi la musica la fa: il primo approccio con quel particolare disco, le influenze che ha eventualmente  avuto sulla sua musica e l’analisi di alcuni brani. Un modo per far rivivere i dischi che hanno fatto la storia della musica e anche un modo per esplorare album più di nicchia, oltre a poter conoscere meglio l’artista che gentilmente si cimenta nella scrittura dell’articolo.

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Dopo aver accantonato lo pseudonimo Fabiorosho, il producer di Latina Fabio Crivellaro ha di recente intrapreso un nuovo progetto solista dai suoni più imperscrutabili e noise. Tuttavia il suo passato rivive attraverso “Mickey Noise”, un alterego specializzato in rap irriverente e beats composti con Gameboy e Nintendo DS.

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Fabio Crivellaro ha deciso di raccontare  “The Land Of Rape And Honey” dei Ministry. Ecco le sue parole:

“Sulla copertina ci sta un cadavere di un campo di concentramento!” Diceva il mio amico ma io non capivo dove lo vedesse: la grafica molto scarna e decisamente anni ottanta del secondo lavoro “industriale” di Alan Jourgensen però mi attirava molto ed esprimeva bene il contenuto audio del cd che avevo comprato circa dieci anni fa, quando volevo iniziare a mischiare i suoni della chitarra distorta con quelli sintetici. Dei Ministry avevo solo Animositisomina ma avevo letto belle cose de La terra dello stupro e del miele, anzi, La terra della colza e del miele, come ho appreso solo recentemente, mi fu molto d’ispirazione.

I Ministry iniziarono la loro carriera come band synthpop/new wave 
e successivamente  inasprirono il tutto, The Land Of Rape And Honey è il loro terzo lavoro, il primo con sonorità rock/metal miscelate con ritmi ballabili ed elettronica spigolosa che era già stata approfondita nella loro seconda raccolta, Twitch, per poi portare ad un’escalation a livello di potenza nelle uscite posteriori a scapito dei suoni elettronici, per far spazio a un thrash metal con una produzione dai suoni molto sporchi e industriali, basta il raffronto tra The Mind Is A Terrible Thing To Taste con Psalm69 e così via.
Il disco è del 1988 e a mio parere invecchia discretamente: tanta drum machine d’annata e tanta chitarra a motosega a strizzare l’occhio ai cari Big Black, bassi sintetizzati martellanti in puro stile Electronic Body Music degli albori, ritmiche danzerecce miste a pestate metallare e campionamenti creano atmosfere deviate e disumane, aggettivi che userò spesso nel descrivere una per una le tracce di questo bell’album:

Stigmata – Il classicone: ritmica semplice, chitarra vorticosa e voce marcia di Jourgensen, contorno di campioni percussivi e meccanici, ha fatto scuola, pensate ai primi lavori di Marilyn Manson.
The Missing – Vedi Stigmata ma accentuare l’enfasi, puro stile industrial metal, ha il marchio di fabbrica stilistico che ancora oggi porta avanti i Ministry.
Deity – La mazzata: Si parte con un’incedere di chitarra stoppata e poi entra una trottata thrash di doppia cassa ma fatta con la drum machine, stop. È il turno degli assoli di chitarra, ma la chitarra è solo il campione, difatti sono samples, grandiosa.
Golden Dawn – La velocità rallenta, entrano sottofondi distorti e la ritmica cadenzata lascia spazio a una chitarra che conduce voci campionate tra cui spicca una nenia di Aleister Crowley, da cui la traccia prende l’ispirazione, e lascia una scia d’atmosfera lisergica e allucinata.
Destruction – Altro inferno downtempo: feedback chitarristico, campioni vocali in urla disperate e tappeto di bassi, il bello inizia solo ora.
Hizbollah – Apoteosi: una sorta di remix disumano di un brano della cantante libanese Fairuz, a cui però viene rallentata la voce e applicate ritmiche e percussioni sintetiche e devianti che lottano tra gli archi mediorientali del brano originale, atmosfera da guerra del golfo.
The Land Of Rape And Honey – La title track: uno sferzante ritmo marziale in cui Jourgensen declama il testo tra i colpi secchi di cassa e rullante.
You Know What You Are – D’atmosfera allucinate, il tappeto ballabile di bassi e cassa dritta su cui poggiano voci campionate e le urla filtrate del testo. Altra buona lezione di EBM.
I Prefer – Veloce e dolorosa: una batteria pestata, molto punk, un basso plastico e voci lamentose, non dimentichiamoci il campione di trapano che perfora i riff, suona quasi come introduzione per la traccia successiva.
Flashback – La violenza: musica molto elementare, lineare ma incisiva, colpi di chitarra su un solo accordo si incastrano con la voce che urla azioni dolorose da compiere su una una donna in un botta e risposta tra chitarra e samples, anche quì breve assolo sintetico. Femminicidio.
Abortive – Conclude in bellezza questo album: è praticamente un assolo di  basso sinteticissimo su una base molto minimale corredata di campioni in sottofondo, musicalmente sembra anticipare di molto il leitmotif che un certo Trent Reznor adopera per riempire gli album col suo gruppo, confermando così l’influenza che i Ministry hanno esercitato nella scena industrial rock barra metal.

Concludo: The Land Of Rape And Honey è un disco del 1988, tralasciando l’influenza che ha avuto dall’epoca ha sonorità decisamente anni ottanta e forse all’inizio questo può presentare un ostacolo alle orecchie più giovani, una volta superato lascia spazio a un’entusiasmo che, come nel mio caso, ha portato a un’ondata di ispirazione molto forte. Consigliatissimo!

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