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AMAReCORD | Pubblicato il 28 febbraio 2014

AMAReCORD – La Musica racconta la musica è uno spazio nel quale i musicisti raccontano il disco di un altro artista o gruppo (del passato o contemporaneo). Vogliamo creare una piccola raccolta di brevi racconti scritti da chi la musica la fa: il primo approccio con quel particolare disco, le influenze che ha eventualmente  avuto sulla sua musica e l’analisi di alcuni brani. Un modo per far rivivere i dischi che hanno fatto la storia della musica e anche un modo per esplorare album più di nicchia, oltre a poter conoscere meglio l’artista che gentilmente si cimenta nella scrittura dell’articolo.

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Sedicesimo ospite della nostra rubrica è Lucantonio Fusaro, cantante e chitarrista dei MasCara. La formazione lombarda comprende anche Piperissa Claudio (chitarra), Piscitiello Marco (basso), Negri Nicholas (batteria) e Scardoni Simone (synth, piano, violoncello). Dopo il debutto del 2012 con Tutti usciamo di casa, l’anno successivo sono usciti due nuovi ep: Isaac Guerra, quest’ultimo omaggio ai Litifiba di cui vi abbiamo parlato qui. Qualche giorno è uscito un nuovo ep intitolato Laica e che potete scaricare in free download sul sito ufficiale della band. Ecco il comunicato stampa della release (via Costello’s).

LAICA, presentato in anteprima esclusiva su SentireAscoltare lo scorso 20 Febbraio, si inserisce in un percorso dove Lucantonio Fusaro (voce) e Claudio Piperissa (chitarra) hanno deciso di divenire a tutti gli effetti produttori del disco affidandosi a Matteo Cantaluppi (The R’s, Paletti, Edipo) in veste di co-produttore e Luca Tacconi (Elisa, Polar for the Massees, Pacifico) come ingegniere del suono. Il mixaggio invece è a cura delle sapienti mani di Tommaso Colliva (Calibro 35, fonico dei Muse, Afterhours, Dente, Ministri).

La ciliegina sulla torta di questo lavoro è la presenza di un remix di ISAAC (pezzo che dava il titolo al precedente EP) edito da Matteo Pepe aka UABOS, personalità di rilievo nella scena elettronica milanese ed italiana, rinsaldata negli ultimi anni grazie alla sua residency presso il party LE CANNIBALE, colonna portante del celeberrimo TUNNEL CLUB di Milano.

King Crimson

I MasCara hanno scelto  In The Court of The Crimson King dei King Crimson (1969, Island Records). Ecco le parole di Lucantonio Fusaro. 

Vorrei parlare innanzitutto di questo capolavoro evitando tutta la parte puramente didascalica che molti conoscono già , è ampiamente risaputa e la si trova praticamente su tutto il web. Sicché lascerò alle battute finali le coordinate tecnico/storiche per amor di cronaca.Perché vedete, nel tentare di parlare di opere come questa, non ci si può solamente limitare alla descrizioni di meccanismi, dei fatti concreti, ne’ dell’ascesa e la caduta di una band in cui la perfezione si perde dopo un solo battito di ciglio,un organismo perfetto per un solo ed unico momento sulla linea del tempo.

Non ci si può nemmeno perdere nel ribadire quanto sia stato incredibile imprimere su nastro un atto liberatorio e istintivo, un gesto muscolare e concettuale allo stesso tempo, capace di fare da raccordo da solo e tener uniti due mondi differenti: l mondo del prima e il mondo del poi.”Opere che cambiano le sorti di un racconto” si dirà .

Pochi sono i dischi che possono vantare un peso simile nella storia della musica e ancora meno sono quelli in grado di poter essere considerati pura Arte, qualcosa la cui forza evocativa risiede nel solo fatto di essere apparsa in un punto preciso della storia dell’umanità. 

Ecco. di fronte alla copertina di questo disco si è già di fronte ad unicum.

Un lavoro che presenta una smorfia di inquietudine e disperazione: è il volto dell’abominio che temiamo di diventare, la deformità della paura la febbre dell’irrazionale. 

Quello che vediamo non è soltanto l’uomo schizoide del ventunesimo secolo, è il figlio di tutte le urla emesse  dall’uomo fin dalla notte dei tempi. Molti artisti in diversi ambiti hanno tentato di esplorare questo tratto irrazionale, di estrarlo e di esorcizzarne il terrore.Così anche la musica esplora l’ignoto.

Ed eccolo, l’  “urlo di Munch” della musica rock . 

Credo che l’avvicinarmi (recentemente per la verità) a “In the Court of (…)” , sia stato motivato da leve del tutto inconsce,

e dopo qualche attento esame di coscienza sono arrivato ad una conclusione: Io gli appartengo.

Sono suo da prima, da sempre, senza nemmeno saperlo.

Un suono che  parla da chissà quale luogo del cervello, in qualche stanza della mente.

Un disco che se ne frega di parlare solo alla pancia del proprio tempo:

parte dalle denuncia al mondo schizofrenico , impersonificato dalle politiche americane,

dal loro stile di vita alla loro guerra del Vietnam, per finire in un viaggio onirico popolato da streghe e menestrelli alla corte di un dio, di un diavolo e quindi di un uomo.

Il Re Cremisi e la sua forma.Dalla carne alla mente in cinque brani, cinque performance di libertà espressiva e di epicità.

Ed è proprio quest’ultimo tratto ad essere uno degli elementi che lo rende trascendente,ne cementifica la portata storica.

Innalza l’uomo dal frastuono del mondo, dalla sua velocità lo porta ad immergersi dentro se stesso in un luogo dove il tempo e lo spazio non sono più coordinate affidabili e ci si muove solo lungo le linee delle emozioni percorrendo i binari dell’inconscio. 

In the Court of Crimson King è a tutti gli effetti un essere vivente dotato di un suo magnetismo.

Non  permette di correre altrove perchè l’altrove è uno spazio onirico che risiede nella nostra mente, dove le reminescenze di tutta l’umanità si condensano e i legami tra gli essere umani sono chiari e inequivocabili.

Le paure ataviche e la furia di 21st SchizoidMan, i voli pindarici e le giovani utopie di I Talk to the Wind, il senso della fine, la sua perenne ombra sulle nostre vite in Epitaph e poi un tuffo nel mondo dei sogni di Moonchild .

Ed è qui che si apre la più bella e maestosa orchestrazione che il rock abbia mai conosciuto In The Court Of The Crimson King una vera e propria sfilata di personaggi, di “Tarocchi”,giullari e streghe di fuoco.

Figuranti che risiedono nei miti, nelle storie ancestrali e che sopravvivono nei sogni. 

La sgraziata maestosità del Mellotron e dei cori rendono questo brano trascendente ed immenso. 

Poi bruscamente tutto si ferma e l’incanto si spezza. Il mondo non è più lo stesso.

Disco uscito il 10 Ottobre del 1969. Ha avuto una risonanza indescrivibile su tutta la musica degli anni a venire.La scintilla del Progressive Rock. Tre i tentativi di registrazione in tre studi differenti. Una giostra di influenze che va dal Jazz alla musica sinfonica. Libertà espressiva allo stato puro. Rock e contaminazione. Le chitarre acustiche e le sfuriate solistiche di Frip. I flauti e gli arrangiamenti sofisticati il sax e l’uso copioso del Mellotron sono le componenti del suono dei King Crimson.

La formazione di questo disco non sarà mai più la stessa nei lavori successivi, a sottolineare una volta in più l’irripetibilità di questo momento.

http://www.youtube.com/watch?v=R9P3ugzmmis

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