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Recensioni | Pubblicato il 8 aprile 2015

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Amaury Cambuzat

Amaury Cambuzat plays Ulan Bator

Genere: Avantgarde, Songwriting

Anno: 2015

Casa Discografica: Acid Cobra Records

Servizio di:

Amaury Cambuzat può essere ormai considerato una vera e propria istituzione della musica indipendente italiana ed europea. Sulle scene da ormai più di un ventennio – era il 1993 quando la sua band principale, gli Ulan Bator, iniziava il suo percorso artistico – l’artista francese ha attraversato gli accadimenti della storia musicale recente con la sua consueta libertà di pensiero e di scrittura, che ne hanno fatto nel corso degli anni un punto di riferimento per tutti gli appassionati.

Dieci album con gli Ulan Bator, i progetti paralleli FAUST e Chaos Physique, collaborazioni con Michael Gira (Swans), Robin Guthrie (Cocteau Twins), Nikki Sudden (Swell Maps), James Johnston (Nick Cave and the Bad Seeds, Gallon Drunk), Pascal Comelade e numerosi altri artisti, la carriera di Amaury Cambuzat è costellata di successi e riconoscimenti unanimi nella scena indipendente.

Con questo nuovo lavoro, intitolato semplicemente Amaury Cambuzat plays Ulan Bator, il musicista transalpino abbandona le sonorità elettriche e rumorose tipiche della sua band primaria, per rileggerne dieci tracce in un’elegante quanto inattesa chiave acustica.

I brani, pubblicati tra il 1997 e il 2010 (da Végétale a Tohu-Bohu), ad esclusione di “Along the borderline”, inedito risalente al 2011, assumono connotati completamente nuovi, che trasformano le derive noise degli Ulan Bator in un raffinato ed espressivo racconto più vicino alle tonalità cupe da chansonnier che alla ferocia del rock.

Così, in una inedita veste minimale e scheletrica, brani ormai storici come “La Joueuse de Tambour”, “Pensees Massacre” e “Lumière Blanche”, si spogliano delle asperità noise originarie per sfociare in scenari musicalmente più scarni ma non per questo meno interessanti.

L’impianto è dunque quello acustico, ma di certo chi conosce gli Ulan Bator sa che non ci si può attendere canzoni intese nel senso classico del termine: il tratto avanguardista della band italo-francese, infatti, rimane inalterato nell’impostazione chitarra e voce. Basti pensare all’enigmatica “Embarquement” o a “Soeur Violence”, mentre più carezzevoli si fanno i toni in “Hiver”, “Along the borderline” o in “Mister Perfect”, brano scelto peraltro come singolo e accompagnato dal video in stop motion realizzato da Raffaella Matrisciano e dallo stesso Cambuzat.

In conclusione, pur racchiudendo diversi momenti della storia degli Ulan Bator, la rilettura acustica dei brani realizzata da Amaury Cambuzat ne esce quasi come un lavoro a se stante, in grado di regalare un nuovo e particolare fascino a pezzi che gli appassionati del combo italo-francese hanno amato nel corso degli anni e che finiranno per fare propri anche in questa nuova chiave.

Un lavoro che saprà accontentare tanto i fan quanto i neofiti degli Ulan Bator.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · La Joueuse de Tambour
  • 2 · Mister Perfect
  • 3 · Lumière Blanche
  • 4 · Pensées Massacre
  • 5 · Hiver
  • 6 · Terrorisme Erotique
  • 7 · Embarquement
  • 8 · Along the Borderline
  • 9 · Soeur Violence
  • 10 · Torture

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