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Cinema e dintorni | Pubblicato il 12 gennaio 2014

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David O. Russel si presenta con questo “American Hustle” forte di pellicole precedenti come “The Fighter” e, soprattutto, “Il Lato Positivo”. Con questo “American Hustle. L’apparenza inganna” il regista americano corre per i Golden Globe e il film si presenta come uno dei sicuri protagonisti della notte degli Oscar; insomma, ci troviamo davanti al film che potrebbe valergli la definitiva (meritata) consacrazione (chissà se sarà cosa buona o meno?). La storia è ambientata nell’America degli anni ’70 e i protagonisti sono personaggi differenti per sentimento, comportamento e stato sociale ma accomunati da un’attitudine comune, il fatto di essere tutti alla ricerca di quel momento magico che possa cambiare la vita, dare ad essa la definitiva svolta, in parole più semplici, raggiungere la felicità.

Irving Rosenfeld (interpretato da Christian Bale) e Sydney Prosser (Amy Adams) vivono una vita agiata e comoda gestendo un complesso e sofisticato sistema di truffe, con sangue freddo e scaltrezza, muovendosi tra prestiti fraudolenti e commercio illegale di opere d’arte. La loro vita cambia quando entra nella storia Richie di Maso (Bradley Cooper), un giovane agente dell’FBI, che li pesca in flagranza di reato. L’unica via di uscita per i coniugi è collaborare con Richie Di Maso ed aiutarlo a costruire una truffa gigantesca che incastri personaggi importanti. Il gioco, che sembrerebbe essere semplice e facile da concludere, si complica sempre di più a causa del coinvolgimento di malavitosi, politici e membri del Congresso e per la sete di notorietà di Richie. Tra questi, Carmine Polito (Jeremy Renner), sindaco della città ed unica persona verso la quale sembra che Irving provi qualche sentimento vero. A complicare ancora di più la matassa la moglie di Irving, Rosalyn Rosenfeld, che vive da sola con il figlio, psicotica e fragile, interpretata da una meravigliosa Jennifer Lawrence che, per quanto sia presente in scena molto meno della rivale in amore Amy Adams, ogni volta che entra in scena la surclassa senza repliche. La vicenda è tratta da una vera operazione dell’FBI, l’operazione Abscam, che consentì di denunciare la corruzione negli ambienti governativi americani.

La direzione di Russel è perfettamente realizzata da una trama fitta di intrecci ma sempre seguibile, senza alcuna difficoltà. Il tutto è reso ancora meglio, circondato da una patina di perfezione, grazie alle performance degli attori che Russel coglie in uno stato di grazia e di perfetto affiatamento. Bale, ingrassato 20 kg, si trova qui in una delle sue migliori interpretazioni, Cooper si ripete dopo le ultime grandi prove e anche Jennifer Lawrence è colta forse in una delle sue migliori apparizioni.

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Dicevamo che tutti i personaggi sono accomunati dalla ricerca della svolta, della felicità. Lo sfondo su cui si muove questa ricerca è una truffa grandissima e tutti i personaggi hanno in sé anche questa inclinazione truffaldina. Fregare il prossimo è l’idea che guida ognuno di loro, fregare l’altro per fare in modo che non sia lui a raggiungere quello status tanto agognato. E si usano tutti i mezzi possibili, una lotta senza nessuna barriera. Anche l’estetica che muove i personaggi è emblematica riguardo questa falsità intrinseca che li contraddistingue.

Ognuno ha la propria debolezza da nascondere, ognuno non mostra all’altro la sua vera identità, la sua vera faccia, ma si nasconde dietro una finzione. Il fragile castello di carte casca con un solo leggero soffio di vento, i protagonisti lo sanno, ma stanno fermi, con la speranza che questo vento non si alzi mai. Ma mentono anche, per esempio, sugli attributi fisici, come con il fintissimo riporto di Irving e gli altrettanto finti riccioli di Richie; qual è la realtà? Fin dove arriva la finzione?

Un film ambientato nell’America degli anni ’70 ma che risulta quanto di più attuale possa esserci (e questo lo sa bene anche Russel che ha scelto la sceneggiatura) e che, purtroppo, continua a rappresentare un modo di vivere la vita che non stride con quello che succede in tutti i nostri giorni, quarant’anni dopo. Una storia che, superficialmente, descrive un’operazione dell’FBI ma che, più in profondità, nasconde molti altri contenuti.

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