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Recensioni | Pubblicato il 17 maggio 2013

crime&thecitysolution - american twilight

Crime & The City Solution

American Twilight

Genere: Gothic Blues

Anno: 2013

Casa Discografica: Mute

Servizio di:

23 anni separano ‘Paradise Discotheque’ da questo American Twilight. Un lasso di tempo non indifferente, paragonabile, sempre in tema di ritorni blasonati nel 2013, a quello ben più illustre dei My Bloody Valentine. Come nel caso della nuova creatura di Kevin Shields e soci, ‘mbv’, l’approccio a questo disco ha tutti i connotati dell’oggetto misterioso: cosa aspettarsi ormai da un gruppo il cui percorso musicale, nel suo nucleo centrale, può dirsi compiuto? La riedizione stantìa di vecchi ritornelli o un clamoroso cambio di rotta? Niente di tutto questo, per Simon Bonney e i suoi Crime & The City Solution.

Nuova base a Detroit dopo la lunga permanenza a Berlino, nuova formazione che, oltre ai fedeli compagni di viaggio Alexander Hacke (chitarra; Einsturzende Neubauten) e Bronwyn Adams (violino), vede partecipare artisti di assoluto valore come David Eugene Edwards, storico leader di 16 Horsepower e Wovenhand alla chitarra, Jim White, batterista dei Dirty Three, e il leader dei Witches, Troy Gregory, qui al basso. In aggiunta si segnalano le entrate di Matthew Smith (tastiere) e Danielle de Picciotto, compagna di Hacke chiamata a contribuire con voce e arte visiva. Simili premesse non potevano che portare nuova linfa a una formula già bella che rodata, affine per sound e songwriting al sodale Nick Cave: quello di American Twilight è, infatti, un blues dalle tinte scure che affonda nei polverosi deserti americani, tra slanci epici e fumiganti sferzate rock.

Apre “Goddess”, cavalcata al fulmicotone da manuale, prosegue su questa china la successiva “My Love Takes Me There”, arricchita da break enfatici con trombe mariachi; ancora canovaccio blues nell’elettrica “Riven Man”, mentre “Domina”, forse il brano più riuscito del disco, vira su lidi gospel: una vibrante ballata dal sapore notturno che si illumina nel refrain corale, con ricami di violino e clangori di slide guitar a duettare. “The Colonel (Doesn’t Call Anymore)” si erge su una sottile ma lancinante tensione creata dall’arrangiamento spoglio e spettrale, “Beyond Good and Evil” sembra attingere a piene mani dal Nick Cave di The Good Son con chitarre cristalline dal vago sapore gilmouriano à la Division Bell; chiudono la sincopata title-track, messa rock che annuncia possibilità di redenzione (“We must not let the doomsayers and the naysayers cause us to lose our faith. Because without love and without hope there can be no future.” il messaggio iniziale), e il vigoroso crescendo di “Streets of West Memphis”, violino ancora sugli scudi e grande performance vocale del duo Bonney-de Picciotto.

Pur non aggiungendo nulla di ragguardevole ad un genere che sembra aver detto tutto, American Twilight porta a segno l’arduo compito di tornare sulle scene dopo tanto tempo senza sfigurare, e questo grazie ad una selezione di brani ben congegnata e di grande impatto.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Goddess
  • 2 · My Love Takes Me There
  • 3 · Riven Man
  • 4 · Domina
  • 5 · The Colonel (Doesn't Call Anymore)
  • 6 · Beyond Good and Evil
  • 7 · American Twilight
  • 8 · Streets of West Memphis

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