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Recensioni | Pubblicato il 16 ottobre 2013

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Ancient History

Tracks

Genere: Alt-Folk, Post-rock

Anno: 2013

Casa Discografica: Som Non-label

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Senza nascondersi dietro finte modestie, si può tranquillamente affermare che la Som Non-label ha svolto (finora) un lavoro accorto e scrupoloso nella ricerca e promozione d’artisti emergenti dotati di caratteristiche sicuramente non catalogabili come mainstream.

Gli Ancient History, duo Newyorkese, rientrano a pieni titoli in questo progetto e si presentano con il loro Tracks, caratterizzato da 11 tracce interamente autoprodotte. Sarà la magia di Brooklyn o quel che volete ma l’album trasuda d’atmosfere, scorci, spirali emotive che destabilizzano.

Le tracks si muovono tra elaborate sonorità alt-folk e suggestive variazioni post-rock, che scandiscono un tempo indefinito in cui si hanno pochi punti di riferimento a cui aggrapparsi. La peculiarità che più incanta è però il sofisticato lavoro di produzione che si cela (neanche troppo) in ogni singolo brano. Viene quasi da pensare che tutto sia stato studiato per apparire casuale.

“Four-Leafed” riesce a far intendere fin dall’inizio su che tempi si muove l’intero album, con strascichi di chitarre acustiche ed echeggianti effetti che rappresentano allo stesso tempo anche le sfaccettature più interessanti del progetto. Il crescendo di ”Hands are for holding drinks” prepara il terreno alla più introspettiva “At the Rose Hotel”, significativamente più cupa seppur essenziale nell’arrangiamento.  ”Subway dream” è il momento più significativo: una ballata che sembra venir fuori dal sogno di un bambino e i cui arpeggi ripetuti, arricchiti da sperimentalismi elettronici, riescono nell’ intento di creare un’atmosfera incredibilmente onirica. Degli scacciapensieri aprono e guidano l’ascoltatore in “Quiet Night in noisy neighborhood”, mentre “Eskimo” offre gli spunti più nitidi dell’influenza post-rock succitata, snelliti dalle strutture lo-fi.

Prima di giungere alle battute finali c’è ancora tempo per l’incantevole “Clover Honey”, delicata ma allo stesso tempo sospinta nella furia della tempesta con intervalli di echi assordanti simili a tonfi di cannoni lontani. “I know it’s late e Oh Yeah”, una ninnananna che rimanda agli Eels di Electroshock-blues, anestetizzano l’atmosfera fino al ricongiungimento con la parte più solitaria di sé.

I colori della tavolozza del duo di Brooklyn spaziano nelle più disparate tonalità cromatiche, dando l’idea d’esser al cospetto di una grande opera. Stucchevole in alcuni passaggi e non sempre impeccabile negli arrangiamenti, Tracks riesce comunque ad offrire quaranta minuti d’ottima qualità, pur necessitando di un orecchio più attento ed allenato ad un certo tipo di discorso sonoro. Che questo sia un esordio lo si percepisce ma che abbiano ottime prospettive future è una certezza.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Four-leafed
  • 2 · Hands are for holding drinks
  • 3 · At the Rose Hotel
  • 4 · Subway dream
  • 5 · Quiet night in noisy neighborhood
  • 6 · She gave you the keys
  • 7 · Eskimo
  • 8 · The courtyard at midnite
  • 9 · Clover Honey
  • 10 · I know it's late
  • 11 · Oh yeah

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