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Recensioni | Pubblicato il 23 ottobre 2014

Anjou

Anjou

Anjou

Genere: Noise, Ambient

Anno: 2014

Casa Discografica: Kranky Records

Servizio di:

Anjou è il progetto di Robert Donne e Mark Nelson dei Labradford. Alla formazione si aggiunge anche il percussionista Steven Hess (Locrian, Fennesz, Pan American). L’album omonimo di debutto è uscito il 15 Settembre via Kranky.

Sono passati tredici anni dall’uscita dell’ultimo lavoro della band americana (nel frattempo si sono susseguiti vari progetti solisti dei componenti) che diede tutto un altro senso alla musica strumentale in un’ottica di contaminazione e all’uso dell’elettronica. E’ inevitabile ritrovare dei punti di contatto e in particolare li si individuano nell’attitudine di un pezzo come “Skyward With Motion” (Prazision, 2001): quel pezzo metteva in mostra le strutture ambient, contestualizzate con un umore cupo (“Inclosed“, la più “pura” da questo punto di vista), che vengono frammentate da linee rumoristiche. “Backsight“, da questo punto di vista, è quella che raggiunge il più elevato livello di fusione.

Gli altri brani che compongono l’album si dirigono tutti in questa direzione: c’è una ricerca ragionata della destrutturazione che rivela un certo livello introspettivo della composizione, considerata la suggestione della stessa. L’inizio con “Lamptest” è forte e crudo: un primo livello di abrasione minimale e un secondo consistente e che infuoca l’intensità del brano. “Sighting” viene invece costruita con segmenti differenti e con vari livelli di cambi ritmici (il ruolo essenziale della batteria nelle sovrapposizioni) e una tensione massimizzata.

Specimen Question” viene canalizzata in territori drone mentre “Readings” tende alla frattura globale con un inizio sommesso che contrasta col successivo frastuono costruito perfettamente e di ineguagliabile eleganza. “Adjustement” esprime una visione silenziosa e (in qualche modo) anche psichedelica del rumore. Conclusione d’effetto con il trasporto crescente e graffiante di “Fieldwork“.

Robert Donne e Mark Nelson hanno dimostrato di avere ancora qualcosa da dire: ottima l’integrazione di Steven Hess (decisiva la sua presenza in un paio di brani); il gruppo statunitense volge uno sguardo al passato senza manie di autocitazione e riesce a confezionare un album concreto che ruota intorno al concetto di “frammento” e i risultati sono notevoli sia dal punto di vista musicale (le visioni di “noise”) e sia dal punto di vista del significato e del trasporto emotivo. Un degno ritorno.

Voto: 7,2/10

Tracklist:

  • 1 · Lamptest
  • 2 · Sighting
  • 3 · Specimen Question
  • 4 · Readings
  • 5 · Inclosed
  • 6 · Adjustment
  • 7 · Backsinght
  • 8 · Fieldwork

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