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Interviste | Pubblicato il 17 luglio 2015

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Siamo lieti di presentarvi in anteprima lo streaming di About Places, il primo album solista del musicista e cantautore campano Giobbe (The disappearing One, Sleeping Beauty). L’album uscirà il 4 Settembre via I Make Records. Dopo lo streaming, trovate una breve intervista con la quale approfondiamo alcuni aspetti della sua musica e in particolare di questo disco.

About Places” è il tuo primo album solista a tuo nome. Come hanno influenzato le precedenti esperienze sul suono di questo disco?

Ho cominciato a scrivere il disco nel 2013, quando i gruppi in cui ho suonato erano ancora in piena attività, soprattutto i “The Disappearing One”. L’influenza che hanno avuto le precedenti esperienze è quella dovuta alla inevitabile contaminazione ed al confronto con le persone con cui ho suonato e con le quali sono cresciuto. Ho appreso tanto da quei musicisti, sebbene il percorso di avvicinamento a questo disco resti un cammino molto personale. Di sicuro chi ascolterà “About Places” potrà facilmente ritrovare qualche traccia dei “The Disappearing One”. Ma credo sia normale, dato che ero comunque io a scrivere le canzoni. E’ ovvio che queste 12 canzoni abbiano una storia propria e parlino una lingua diversa.

Il disco si sofferma e ispira “a luoghi che hai vissuto, amato e odiato”. Puoi approfondire questa dichiarazione?

Scrivendo canzoni e testi da un po’ di anni, ho pensato che l’unico modo per non ripetermi fosse quello di parlare di cose che conosco realmente, prendendo spunto da luoghi e situazioni che ho vissuto davvero. I temi, dunque, sono molto autobiografici: “SALAMANCA”, ad esempio, parla di un viaggio-studio che ho fatto nel 2001 in quella meravigliosa città spagnola; “VIRIBUS UNITIS” invece parla del parco in cui sono cresciuto. E così via. Lungi dall’essere esperienze di vita “straordinarie”, se non per me che le ho vissute. Ma a parte i luoghi così particolari, credo che le situazioni siano facilmente condivisibili e riconoscibili da tanti.

Ci sono una serie i musicisti a supportare la realizzazione del disco che “avrà il suono di una band”. Suppongo che sia stato pensato anche per portarlo in giro dal vivo con questa concezione. Hai già pensato a qualcosa a proposito dei live? Come è il tuo approccio solitamente rispetto alle registrazioni in studio?

La band che ha registrato con me è formata principalmente da amici di vecchia data a cui sono molto grato, ossia Dino Cuccaro (batteria), Gianluca Plomitallo (piani), Marco Normando (Basso). Oltre a loro ho avuto l’onore di collaborare con Francesco Tedesco (chitarre), Ferdinando Ghidelli (pedal steel guitar) e Gianluca D’Alessio (violoncello).
Rispetto a quello che abbiamo realizzato in sala di incisione, credo che dal vivo avremo un piglio più diretto e rock. Ma siamo ancora in fase di preparazione, dato che il disco uscirà il 4 settembre e quindi si prevedono concerti più in là, in autunno. Spero, comunque, di portare in giro il disco il più possibile. Vedremo!

Quali dischi o ascolti recenti hanno influenzato le sonorità di “About Places”?

Ascolto tantissima musica, e in dosi diverse credo sia tutta in “About Places”. Generalmente non provo un forte appeal nei confronti della musica “alla moda”, ma non ascolto soltanto gruppi e generi da nostalgici. Provando a fare qualche nome direi “Glen Hansard”, “The Veils”, “City and Color”, primi “Coldplay”. Ma sono solo alcuni dei miei tanti gruppi preferiti, le cui sonorità sento più vicine a quelle del mio disco.

Cosa mi dici dei progetti collettivi? Ci sono progetti futuri in programma?

Attualmente stiamo scrivendo il secondo disco dei “This is not a Brothel”, un gruppo formato da musicisti provenienti da gruppi diversi: Dino Cuccaro (batteria – ex Sleeping Beauty); Peppe Diotiaiuti (Chitarra – ex Armida); (Antonio Zannone (Chitarra – Il Malpertugio); Angelo Miccoli (Basso – ex Sleeping Beauty). Con loro facciamo un genere molto più spinto, e sono per me una fonte di grossa ispirazione, trattandosi di musicisti maturi e dalle capacità tecniche e compositive importanti. Credo sia un bene suonare con altre persone: sono sempre stato in delle band proprio perché credo che si cresca e ci si arricchisca tantissimo grazie all’apporto di chi vede cose che noi non riusciamo a vedere.

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