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Interviste | Pubblicato il 30 giugno 2015

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Siamo lieti di presentarvi in anteprima “Paris Everywhere“, b-side tratto dal secondo singolo ufficiale People di A Safe Shelter (Simone Zagari), in uscita per Sherpa Records a Luglio. Il lato A è stato presentato la scorsa settimana in anteprima su DLSO. Dopo lo streaming, potete leggere una breve intervista che approfondisce il singolo in questione, ilsuo modo di fare musica e il collegamento con le arti visive.

People è il tuo nuovo singolo. La title­-track sembra unire perfettamente le due “nature” della tua musica (come è spiegato nel comunicato stampa). “Paris, Everywhere” ha un’atmosfera più cupa ed evocativa allo stesso tempo. Come si legano i due brani e pensi che in un futuro ep o full­-lenght ti concentrerai su una dulle due direzioni o ti piacerebbe esplorarle entrambe?

Ho scelto di debuttare con People e Paris, Everywhere proprio per il fatto che, dal punto di vista puramente formale, sono due tracce che non hanno un forte collegamento tra loro. Ho dunque voluto mettere subito in chiaro cosa ci sarà nella mia futura produzione musicale: ambient da una parte, elettronica (diciamo “coi beat”, per intenderci) dall’altra. Ad ogni modo due realtà per me inscindibili, due facce della stessa medaglia. Ti faccio un esempio prendendo Tim Hecker, mio idolo personale: a suo nome sono usciti molti dischi ambient, ma agli inizi della carriera portava avanti un progetto parallelo (Jetone) per esplorare territori più techno. Ecco, io una cosa così penso che non potrei mai farla. Non riesco a pensare alla mia musica come qualcosa di spezzettabile e spezzettato.
In questo periodo con i ragazzi di Sherpa Records stiamo cercando di capire se far uscire direttamente un LP oppure dividere il materiale in due EP. Nel primo caso tutto confluirebbe in un unico lavoro e quindi sarebbe più chiaro ed immediato il mio “genere” di musica, ma anche nell’eventualità dei due EP non ci sarà un EP “ambient” e uno “elettronico”, ma tenderò sicuramente a mischiare le cose. Facendo così c’è il rischio che manchi coesione al tutto, me ne rendo conto, e proprio per questo sto lavorando per mettere in luce gli elementi comuni riscontrabili in tutti o quasi i pezzi che ho in cantiere (field recording, chitarre, sample vocali).

Il tema del viaggio ha un’importanza fondamentale per questo singolo. Questo aspetto si lega inevitabilmente al field recording. Quanto è importante questo aspetto nel processo di composizione?

Il fiel recording è importantissimo per me. È una fotografia sonora che mi lega indissolubilmente ai pezzi una volta conclusi. Potenzialmente le melodie sono suonabili da tutti, i beat li fanno in tanti. Ma il field recording l’ho registrato io in quel momento, ero lì io col mio registratore in mano. Mi aiuta anche nel momento della composizione dei pezzi, attraverso la registrazione mi ricordo le atmosfere, i sentimenti che volevo esternare. Ma è anche un modo per veicolare un messaggio, dato che io non canto nei miei pezzi. Per esempio in People c’è una registrazione presa in stazione centrale che non ha alcun peso “melodico” all’interno del pezzo, ma è più importante a livello di messaggio. Paris, Everywhere invece è completamente basata sulla registrazione di un organo in una chiesa parigina (poi tagliato, rielaborato ed effettato), il field recording è diventato quindi il pezzo stesso. Per altre tracce a cui sto lavorando ho registrato dei rumori che sono poi andati a inserirsi nei beat. Insomma, mille utilizzi diversi per il field recording, ma l’importante per me è sapere che ci sia.

La tua musica si presta molto allo “scambio” con le arti visive. Hai pensato a questo aspetto per i tuoi live e le future pubblicazioni? Come ti piacerebbe integrarlo eventualmente?

Si ci ho pensato perché chi ha ascoltato gli altri miei pezzi mi ha fatto subito presente questa cosa, e ne sono felice. Per quanto riguarda le grafiche per i pezzi, le cover art, ma anche le foto e futuri video, fa tutto la mia ragazza che si occupa proprio di queste cose. Io do l’input concettuale, cosa vorrei trasmettere con la musica, e poi lei lo sviluppa concretamente.
Per i live ho pensato di abbinare alla musica qualcosa che abbia un impatto visivo importante, anche perché quando vado a un concerto mi piace guardare oltre che ascoltare, soprattutto se la musica si presta a questo tipo di interazione con il visivo. Non è una cosa facile, ci sarà da lavorare, ma sarà sicuramente un’importante arma in più da sviluppare.

Domanda “classica”: due dischi che ti hanno colpito di questo 2015.

Te ne dico più di due: allora Kendrick Lamar e Sufjan Stevens sopra a tutti. Ma dato che c’entrano poco o niente con quel che faccio io ti dico Holly Herndon e George FitzGerald. Ma anche Blanck Mass e Howling non me la sento di tagliarli fuori. Per il discorso puramente ambient Benoît Pioulard.

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