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Interviste | Pubblicato il 17 settembre 2015

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HEXN è uno e solo, è la ricerca del mistico, la persecuzione dell’occulto, la brama del sapere alchemico. L’utilizzo di sintetizzatori, distorsioni, un cigar box a tre corde, bassi giganteschi, loop ostinati ed echi infiniti, porta l’ascoltatore in una dimensione senza tempo, dove il suono si fonde con le immagini evocate da rumori e lamenti ancestrali. Le percussioni sintetiche, come tamburi invisibili, scandiscono il tempo dell’illusione. Droni che fanno da tappeto di un rituale oscuro, avvelelenato da pozioni che regalano visioni ed incanto, urla che richiamano attenzioni di dèi dimenticati.  Il primo disco è stato registrato alla fine del 2014 in presa diretta. Si intitola al-khīmiyya ed è un concept album sull’alchimia, in uscita il 28 settembre 2015 (via Old Bicycle Records e Non Piangere Dischi!), il giorno della luna di sangue, l’ultima della tetrade. Un flusso di suoni accompagna l’ascoltatore in un viaggio, in una danza mistica che racconta l’esperienza della visione alchemica dell’universo. 

Abbiamo il piacere di presentarvi, n anteprima assoluta, lo streaming integrale dell’album dopo il quale troverete una breve chiacchierata con l’artista vicentino che approfondisce alcuni aspetti della sua musica.

Partiamo subito dal tema di “al-khīmiyya”, un concept album sull’alchimia. Cosa ha ispirato il tutto (una lettura, un film o un disco o altro) e come si è sviluppata la realizzazione dell’album?

È la ricerca di qualcosa che va oltre la scienza comune, un sapere arcano, qualcosa che già sappiamo ma che dobbiamo solo ricoprire, ricordarlo. Il mio interesse per l’alchimia nasce inizialmente dall’iconografia ed il simbolismo, in seguito mi sono addentrato nel mondo alchemico e la sua affascinante visione dell’universo.

“Rumore”, Psichedelia e Occulto. Come definiresti questi tre concetti musicali che caratterizzano il tuo lavoro rispetto al tema dell’album e la tua idea di arte?

Rumore come melodia del caos, psichedelia è il caos che si incanala in un flusso e l’occulto è il flusso che porta verso la ricerca della conoscenza. Conoscenza che è solo rumore per chi non sa ascoltare. E qui il cerchio si chiude.

Il disco è stato registrato in presa diretta. Quanto e come ha inciso questo aspetto sulla riuscita dell’album rispetto alle tue intenzioni e alla sonorizzazione del concept che hai voluto “rappresentare”?

Ho voluto registrare in presa diretta per evitare costrutti forzati, per lasciare che fossero i tempi della canzone a prendere il loro spazio e non che fossi io a decidere a tavolino.

Il risultato mi riserva sempre delle sorprese.

E’ un disco che ha un forte impatto visivo. Come pensi possano “intervenire” le arti visive in un’ottica live?

Sono in combutta con il visual artist Wyrd, che crea delle “visioni” live con delle proiezioni interpretando al momento lo stato d’animo della canzone, filtrata dalla sua percezione.

Siamo sulla stessa linea d’onda, ci confrontiamo spesso su temi dell’esoterismo, se ci sentissi parlare in treno penseresti che siamo dei complottari sciichimicisti. Ma forse lo siamo davvero.

Domanda classica delle nostre interviste: due dischi del 2015 che hai apprezzato e che consiglieresti ai nostri lettori.

“Sun and Violence” degli Heroin in Tahiti e l’ultimo dei JC Satàn, uscito in questi giorni.

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