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Recensioni | Pubblicato il 2 aprile 2012

Father-Murphy-cover-

Father Mourphy

Anyway Your Children Will Deny It

Genere: Dark-Psichedelia, Noise, Sperimentale

Anno: 2012

Casa Discografica: Aagoo Records

Servizio di:

La Aagoo Records (New Jer­sey) è una casa discografica indipen­dente — nata nel 2000 — che si con­cen­tra soprat­tutto su prog­etti di natura sper­i­men­tale e di stampo avan­guardis­tico: pen­sate alle pro­duzioni dei due album di Colin Stet­son, Philippe Petit e in cat­a­l­ogo vi è anche uno split Ep fra High Places Xiu Xiu.

Nella squadra dell’etichetta statu­nitense c’è anche un gruppo ital­iano, caso anom­alo (pos­i­tivo) della scena alter­na­tiva ital­iana. Sti­amo par­lando dei Father Mur­phy, terzetto prove­niente da Tre­viso com­posto da Fed­erico Zanatta (moniker Fred­die Mur­phy), Chiara Lee e Vit­to­rio Demarin(conosci­uto con lo pseudon­imo Gvit­ron). Il gruppo — attivo dai primi anni zero — dopo Father Mur­phy (2001) e Six Musi­cians Get­ting Unknown (2005)firma nel 2008 per l’Aagoo Records l’album …And He Told Us To Turn To The Sun e questo seg­n­erà anche un deciso passo avanti verso la ricerca musi­cale, che ha sem­pre carat­ter­iz­zato la loro carriera.

Nel 2011 arriva un split Ep con gli How much wood would a wood­chuck chuck if a wood­chuck could chuck wood?, a cui segue per l’appunto Any­way, Your Chil­dren Will Deny It, un disco sor­pren­dente (mix­ato da Greg Saunier dei Deer­hoof) e che con­ferma il tal­ento di questa band. Si parlava di band anom­ala, in quanto l’aspetto sper­i­men­tale che prevale è raro da trovare nelle pro­duzioni di casa nos­tra. In linea di con­ti­nu­ità con il prece­dente disco, preval­gono sonorità psichedeliche “sporcate” da incur­sioni noise, richi­ami di musica eso­ter­ica e neo­folk (soprat­tutto per lo stile vocale) e echi di indus­trial che si intrec­ciano per for­mare una rag­natela fitta e sinistra.

Si entra subito in questo mood con “How we ended upwith feel­ings of guilt”, un pezzo scarno, essen­ziale e para­noico, inter­rotto da isterici rumorismi; nella sec­onda parte prende più corpo e solen­nità, con l’aggiunta dell’eco della voce fem­minile, per rim­pi­om­bare in un vuoto di suoni col­mato da potenti per­cus­sioni. Un inizio da cha­peau. L’ombra di Blixa Bargeld si affac­cia nella stu­penda “His face showed no dis­tor­tions”: una mar­cia indus­tri­ale funerea da bri­v­idi. “It is funny, it is rest­ful, both came quickly”, prende un’altra piega con un più mar­cato aspetto psichedelico con­t­a­m­i­nato da ele­mentinoise: un suono decisa­mente più inacid­ito, al servizio del quale si met­tono le due voci, il cui intrec­cio va ad incre­mentare l’effetto lis­er­gico del pezzo. “Dig­gin’ the bot­tom of the hol­low” ha un’unica linea dall’andamento funereo e cel­e­bra­tivo, tagli­ata da dis­tor­sioni vision­arie e essen­ziali inser­i­menti della voce fem­minile e (per­fetto) rel­a­tivo back vocal: mist­ico e sug­ges­tivo. Non è da meno il suc­ces­sivo “In praise of our doubt”, brano di una teatral­ità maestosa, gra­zie soprat­tutto all’apporto degli archi e con il canto che si fa più demo­ni­aco e tragico.

Their con­scious­ness” rap­p­re­senta un’altra vetta del disco per la sua doppia fac­cia: un rumorismo accen­tu­ato nella prima parte che di colpo si scioglie in un canto litur­gico, con suoni dilatati e dram­ma­tiz­zati. Questa ten­denza si può indi­vid­uare anche in “In the flood with the flood”, nella quale ritro­vi­amo due ele­menti che hanno carat­ter­is­tiche che hanno carat­ter­iz­zato i pezzi prece­denti: una certa fas­tosità di alcuni momenti con­trap­posta ad altri fatta di spet­trali inserti indus­tri­ali e linee psichedeliche. Si ritorna al punto di partenza con l’essenziale e del tutto spoglia “Don’t let your­self be hurt this timeche chi­ude il disco.

Father Mur­phy riescono a real­iz­zare un album com­patto e vario allo stesso tempo, senza cav­al­care un deter­mi­nato genere ma cer­cando di amal­ga­mare l’anima rumoris­tica con l’altra più mist­ica e con­tem­pla­tiva e i risul­tati sono davvero eccezion­ali. Un lavoro entusiasmante, tra i migliori lavori ital­iani di quest’anno e non solo.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · How we ended upwith feel­ings of guilt
  • 2 · His face showed no distortions
  • 3 · It is funny, it is rest­ful, both came quickly 04
  • 4 · Dig­gin’ the bot­tom of the hollow
  • 5 · In praise of our doubt
  • 6 · Their consciousness
  • 7 · In the flood with the flood
  • 8 · Don’t let your­self be hurt this time

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