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Recensioni | Pubblicato il 3 gennaio 2013

Hidden Orchestra Archipelago

Hidden Orchestra

Archipelago

Genere: Elettronica, Jazz

Anno: 2012

Casa Discografica: Tru Tougths Records, Denovali Records

Servizio di:

Conoscete bene il nostro amore per la Denovali Records che per chi scrive è la migliore label in circolazione per la sua capacità di produrre progetti di varia natura ma accomunati dalla ricerca musicale. Fra le tante proposte del 2012, c’è stato l’uscita del secondo album degli Hidden Orchestra. 

Si fecero notare nel 2010 con il debutto Night Walks. Il gruppo scozzese, di Edimburgo,  ruota intorno alla figura dal bassista ma multi-strumentista  Joe Acheson. Ad accompagnarlo i due percussionisti  Tim Lane e Jamie Graham e inoltre Poppy Ackroyd (violino e piano), in uscita con un album solisa che già si preannuncia interessante. 

Quest’anno è uscito Archipelago che vede l’apporto aggiuntivo del violoncellista Su-a Lee,  il clarsach e l’elettro-arpa di Mary MacMaster, il clarinetto del musicista ceco Floex e la tromba di  Phil Cardwell. Acheson descrive il disco come “un viaggio intorno ad un gruppo do isole fatte dello stesso materiale ma tutte con una caratterizzazione propria per fauna, flora, forma della roccia”. E’ un po’ la metafora del loro suono che miscela elementi dell’elettronica e del jazz con incursioni ed esplorazioni di altri mondi e un’impostazione rivolta soprattutto all’improvvisazione che si può sentire soprattutto in un pezzo come “Fourth Wall“.

Si comincia con la raffinata “Overture“, downtempo cinematografico che mette subito in evidenza le sfumature jazz. Un cinguettio apre “Spoken” con la tromba solenne e le percussioni che danno una calibrata scossa di tensione al pezzo e accelerano i ritmi nella seconda parte dando robustezza al pezzo. “Flight” ci regala la prima perla del disco: una linea di basso “importante”, le incursioni degli archi, il tocco dell’arpa, la nevrosi delle percussioni. Semplicemente sublime.

Vorka” ricorda molto le composizioni dei portishead ma si colora anche di una certa sperimentazione che ritroviamo nella prima parte del brano che mette la capacità del gruppo di dare irregolarità agli arrangiamenti. “Hushed“, corredato dal clarinetto di Foex porta a luce le strutture ambient del sound degli Hidden Orchestra. Con “Reminder” tocchiamo un’altra vetta: un brano oscuro con una splendida performance delle percussioni, field recordings e un’elettronica più minacciosa e invasiva.

Seven Hunters” è un brano che non perde il mood cupo ma si arrichisce di una maggiore incidenza degli archi e degli elementi e strutture jazz.  La sperimentazione e richiami alla drum ‘n’ bass sono i protagonisti di “Disquiet“, mentre “Vainamoinen” ci introduce ad atmosfere più acustiche e ambientali con il suono troverà sostanza nella parte finale.

Gli Hidden Orchestra si dimostrano abili navigatori: sono  come i vecchi capitani che conoscono bene i propri scogli; infatti il suono è dotato di forte personalità e caratterizzazione e sa prendere le direzioni che il gruppo con maestria indica grazie alle elevate capacità tecniche  e compositive.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Overture
  • 2 · Spoken
  • 3 · Flight
  • 4 · Vorka
  • 5 · Hushed
  • 6 · Reminder
  • 7 · Seven Hunters
  • 8 · Fourth Wall
  • 9 · Disquiet
  • 10 · Vainamoinen

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