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Recensioni | Pubblicato il 17 ottobre 2012

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Alessandro Grazian

Armi

Genere: Songwriting, Rock

Anno: 2012

Casa Discografica: Ghost Records

Servizio di:

Di “armi” ne ha, Alessandro Grazian, ma questo lo si era capito già da tempo: chitarrista dalle indiscusse doti, paroliere originale nonché abile ritrattista, il cantautore veneto, che sin dagli esordi aveva attirato su di sé l’attenzione della critica, fa il suo ritorno sulle scene a tre anni precisi dal mini album “L’abito”, con un lavoro che ne conferma tutte le qualità aprendosi, al tempo stesso, a sonorità nuove e più graffianti.

Artista dall’animo sensibile, dopo essersi fatto conoscere in veste di chansonnier fragile e poetico per poi “nascondersi” all’ombra dell’arte pittorica, Grazian fa oggi convergere in Armi una rinnovata rabbia, manifestata soprattutto da un più frequente uso della chitarra elettrica, che non snatura la sua essenza ma anzi ne amplifica i tratti distintivi.

Quello che potrebbe essere definito un nuovo corso appare con forza già nella title-track “Armi”, brano d’apertura e primo singolo scelto per la promozione dell’album, in cui con un ritornello che sa quasi di slogan e supportato da una chitarra insistente, Alessandro sembra voler convincersi della propria forza gridandolo al mondo. Ed è una forza reale, un ritrovato vigore che mostra i denti in suoni incattiviti, arricchiti di effetti e ritmiche incalzanti, come in “Se tocca a te” e “Nonchalance”, brani dotati di rara intensità ai quali difficilmente si rimane indifferenti.

Ma la virata rock dell’artista padovano, come detto, non ne intacca la poetica sensuale e raffinata, che avevamo avuto modo di conoscere e che ritorna in tutto il suo splendore in “Soltanto io” ed “Estate”: Grazian, sempre concentrato su toni intimisti ed introspettivi, canta il suo desiderio di fuga (“O marinaio portami via / perché mi sento di capire.”) alimentato da un conflittuale rapporto con se stesso (“Ho versato il vino al mio assassino / che sono io, soltanto io.”) e con un mondo in cui spesso non si ritrova, in canzoni che rimandano ai fasti di qualche anno fa, quando in “Caduto”, album del 2005, comparivano piccole perle come l’omonima traccia e “La differenza”.

Delicata e liricamente ermetica è “Helene”, in cui i suoni avvolgenti che si propagano nella coda del brano portano alla luce l’ottimo lavoro svolto anche in fase di produzione, laddove la collaborazione di Leziero Rescigno degli Amor Fou apporta un valore aggiunto di assoluto rilievo.

Il tempo di uscire dalle incantevoli evoluzioni della sesta traccia e con “Non devi essere poetico mai” ci si imbatte in una nuova, rabbiosa tempesta, un canto quasi ferrettiano in cui Grazian invita ad abbandonare il proprio lato poetico e sognatore, artefice di sconfitte e sofferenze, in favore di un più duro cinismo (“È meglio, molto meglio / essere un’ortica più che un giglio.”), per poi chiudere con “Il mattino”, in cui i toni si rifanno lievi e sospesi per un’uscita di scena dai tratti malinconici.

Elementi nuovi, dunque, che si affacciano nella vita artistica di Alessandro Grazian, arricchendola di spunti diversi in grado di coniugare quella che è da sempre la raffinatezza compositiva del cantautore veneto con una maggiore attitudine alla compattezza sonora del rock: un percorso frutto di un indubbio lavoro su se stessi, che renderà merito ad un artista intelligente e caparbio.

Voto: 7,3/10

Tracklist:

  • 1 · Armi
  • 2 · Soltanto io
  • 3 · Se tocca a te
  • 4 · Estate
  • 5 · Nonchalance
  • 6 · Helene
  • 7 · Non devi essere poetico mai
  • 8 · Il mattino

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