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Recensioni | Pubblicato il 5 marzo 2013

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Miranda

Asylum: Brain Check After Dinner

Genere: No-Wave, Elettro-rock

Anno: 2013

Casa Discografica: fromSCRATCH records

Servizio di:

Quarta prova in studio per i Miranda. Il terzetto, con base a Firenze, formato da Piero Carafa (basso), Giuseppe Caputo (voce, chitarra, synth e sampler) e Nicola Villani (batteria, drum machine, synth), pubblica Asylum: Brain Check After Dinner che definiscono come un concept album sulla vita da rinchiusi, tra carcere, manicomio e centri di detenzione, luoghi che i Miranda hanno conosciuto ed esplorato da vicino negli anni recenti, ma anche sulla capacità di adattarsi, ribellarsi e fuggire .

Hanno all’attivo due albums su fromScratch records (Inside the whale del 2003 e Rectal exploration del 2006) e uno split cd con i canadesi Creeping Nobodies.  Nel 2009 pubblicano il terzo album per fromscratch/audioglobe (ristampato nel 2011 per fromscratch/mandai), Growing heads above the roof, che “arricchiva il suono dei Miranda di suoni sintetici e campionati“.

L’approccio a questo album è più totale musicalmente parlando e questo porta anche ad una spiccata libertà stilistica: restano solide le basi no wave rivolte alla destrutturazione e al disallineamento, viene ulteriormente incrementata l’incursione elettronica rincorrendo un’estetica che però non fa perdere la natura ruvida della loro musica.

E lo potrete notare subito nell’iniziale martellante “Suicide watch”. La predominanza dell’elemento elettronico, la si può vedere sviluppata in “Being Ed Bunker“: c’è la robustezza ma un un forte controllo di questo flusso elettronico di stampo kraut. Questo prosegue in maniera più frastagliata in “Wanna be a sluggy“  caratterizzata dal tentativo (riuscito) di armonizzare il tutto con gli accenni vocali. Al contrario in “Nothing better than a morning fuck“, che si pregia della collaborazione di Francesco d’Elia, il suono torna a farsi insidioso e culmina in questo nella inquietante coda semi-psichedelica. Stessa cosa, ma in maniera più violenta, si ripeterà in “H-arcore”.

Odysseia” collassa i ritmi nella prima parte accentuando un’atmosfera rarefatta e diradante, mentre la seconda parte vedrà infittirsi l’intreccio fra gli strumenti. Uno dei pezzi meglio riusciti del lavoro. Un altro piccolo gioiello è rappresentato dall’irregolarità, “addolcita” sempre dalle incursioni vocali, di “Arabs on the run, psycomelette“, il brano dal quale maggiormente si evince l’estrema cura degli arrangiamenti. La chiusura è contrastante: “Bring drug and food” che esprime la loro anima più delirante; e “Tecnocratic chinese flu”, più solenne e lineare (in senso lato). Questo epilogo è lo specchio del trasformismo dell band: idee chiare e una tale padronanza tecnica, e quindi del sound, che riescono ad esprimere quel doppio filo che lega il concept: da un lato il senso di inquietudine provocato dalla “chiusura”, dall’altro il combattere questo stato che si rispecchia nell’evoluzione interna agli stessi pezzi che compongono l’album.

 

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Suicide watch
  • 2 · Being Ed Bunker
  • 3 · Wanna be a sluggy
  • 4 · Mohamed Bouazizi
  • 5 · Odysseia
  • 6 · Nothing better than a morning fuck
  • 7 · arabs on the run, psycomelette
  • 8 · H-arcore: first times always hurts, but I don’t
  • 9 · Holy ravioli (in a drug free zone)
  • 10 · Bring drug and food
  • 11 · Tecnocratic chinese flu

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