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Recensioni | Pubblicato il 30 ottobre 2014

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A Winged Victory for the Sullen

Atomos

Genere: Modern Classical, Ambient

Anno: 2014

Casa Discografica: Erased Tapes / Kranky

Servizio di:

A tre anni da loro esordio eponimo tornano con un nuovo disco gli A Winged Victory for the Sullen, il duo composto da Dustin O’Halloran e Adam Wiltzie. Atomos è una delicata opera di modern classical in undici (il quarto risulta non pervenuto) movimenti che manifesta una evoluzione nella fortunata collaborazione tra i due musicisti. L’esordio era un buon disco, elegante, elaborato, ma allo stesso tempo era piatto, essenziale, troppo ambient. Non valorizzava appieno le abilità compositive della coppia; sembrava quasi che i due stessero ancora timidamente contrattando i limiti e le possibilità del loro progetto, rendendo in questo modo la loro opera prima povera di verve. Gli anni sono passati, ed O’Halloran in particolare non è stato inoperoso, dedicandosi ad una lunga serie di colonne sonore (tra le quali non possiamo fare a meno di ricordare quella per Like Crazy, vincitore del Sundance 2011). Al ritorno in studio, evidentemente, la sintonia tra i due artisti era cresciuta, così come anche la consapevolezza delle loro possibilità. Ed è stata proprio questa consapevolezza a portare ad Atomos.

L’album non è altro che la colonna sonora scritta per una delle performance del coreografo Wayne McGregor (già strenuo collaboratore di Thom Yorke). L’elettronica e i delicati intarsi sintetici di Wiltzie ricoprono una posizione importante nel lavoro, mentre in alcuni dei movimenti è il pianoforte di O’Halloran a prendere il comando, imponendosi come voce centrale (vedi III). Tra i momenti più alti del disco vanno assolutamente sottolineati gli archi del secondo brano, delicatissimi nei loro intrecci, o il crescendo turbolento e inquieto del sesto, che aumenta incostante fino a spegnersi in un rassicurante tappeto di drones. La settima traccia si evolve invece in modo timido, un passo alla volta, e questo è ben sottolineato dallo staccato degli archetti e dal martellato del violoncello. E sono sempre questi due strumenti a quattro corde a costituire l’impalcatura per l’ostinato del’ottavo movimento, per lasciare poi ancora una volta il campo, nel nono, ai minimali accordi al piano di Dustin. Infine chiudono l’insieme il divagante pizzicato dell’undecima parte e il taglio da soundtrack, quasi sussurrato, della dodicesima.

La cifra principale di questo sophomore è quindi il minimalismo, di cui l’intera opera è pregna, ma sublimato nella miglior tradizione di musica da camera ed in quell’afflato un po’ ambient che paga il suo debito all’attitudine dei due artisti per le colonne sonore. Atomos unisce sapientemente passato e presente e può essere facilmente ascoltato su più livelli, dal mero accompagnamento ad un pomeriggio di riposo fino all’attenta riflessione sui suoi delicati equilibrismi compositivi. Finalmente questo duo è stato in grado di dare ciò che prometteva sin dall’inizio: un disco che fosse il perfetto connubio tra musica classica e sensibilità contemporanea.

Tracklist:

  • 1 · Atomos I
  • 2 · Atomos II
  • 3 · Atomos III
  • 5 · Atomos V
  • 6 · Atomos VI
  • 7 · Atomos VII
  • 8 · Atomos VIII
  • 9 · Atomos IX
  • 10 · Atomos X
  • 11 · Atomos XI
  • 12 · Atomos XII

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