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Recensioni | Pubblicato il 4 dicembre 2013

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The Bidons

Back To the Roost

Genere: Garage-Rock

Anno: 2013

Casa Discografica: Area Pirata

Servizio di:

Non credo sia opportuno parlare di band emergente quando si fa riferimento a The Bidons, band salernitana pronta ad infiammare nuovamente i palchi della penisola con un album d’inediti, dopo essersi concessi una brevissima pausa dal disco d’esordio Granmakiller!!!

Di sicuro sfuggono alla logica delle band di provincia seppur senz’alcuna presunzione. D’altronde sono dei cinici farabutti e non sorprende nemmeno il fatto che Back to the Roost sia un album interamente dedicato alle “pollastrelle”. Una provocazione riuscita anche perché dietro il loro poco prendersi sul serio si nasconde (neanche troppo) una carica a miccia corta pronta ad esplodere senza preavviso. Le undici tracce dell’ultimo lavoro si cibano ancora delle lerce radici del Garage Rock anni ’60 seppur mostrando un’evoluzione rispetto alla prima produzione. Ad un ascolto attento, infatti, Back To the Roost appare più ruvido, graffiante, a tratti nevrotico, con una maggior consapevolezza sia nel cantato che negli arrangiamenti. C’è maggiore ricercatezza espressiva, sottolineata da un suono volutamente più cupo e sporco, capace di far impallidire i detrattori che definirono artefatti alcuni brani presenti nel primo lavoro. Si lavora per sottrazione, indi, ma al contempo vengono introdotti nuovi strumenti che ne arricchiscono la qualità estetica portandoli a valicare regioni sonore finora  inesplorate, come stralci di rappresaglie blues. Molte sono le pollastre sul fuoco ardente pertanto ci tocca andare nello specifico.

In linea con il lavoro precedente e soprattutto ai canoni di genere, basta poco meno di mezz’ora per mettere in mostra tutto il proprio potenziale, ostentando d’aver sposato in pieno la massima del “meglio bruciar subito piuttosto che spegnersi lentamente”. Back to the roost è, infatti, una torcia infuocata, alimentata da chitarre elettriche, rullate animalesche e giri di basso ipnotici.

Pochi secondi e s’è subito in media res, all’inferno per esser più precisi. La ballata mefistofelica “Hell,Yeah!” fornisce indicazioni nitide sui ritmi che l’ascoltatore dovrà sostenere. Più corale “I can’t stand it”, in linea con l’atmosfera sixties dei Beach Boys. “Raw, Naked & Wild”, è l’immagine più fedele del gruppo, visivamente parlando. Gallo al microfono e piglio quasi country-blues, attacca la title-track “Back to the roost”, con ritmi altrettanto indiavolati. Chitarra e rullante prendono fuoco nuovamente in “(Shout it out) Burn down”, nuova prova del furore dei Salernitani. Cambi repentini di registri si distinguono in “I don’t mind” dove è l’elettrica a farla da padrona. Le citazioni blues succitate si concretizzano in “Damn!”, una bestemmia musicata da una tiratissima armonica su riff ed assoli fuori controllo. In “Grinning feeling” si respira un’atmosfera più cupa, accentuata da un tappeto sonoro ipnotico e che trova solo nel finale la propria valvola di sfogo.  C’è ancora tempo per il rock a tratti estremo di “Psycotic Direction”, ove è sempre la chitarra a convincere più di tutti. Non ci si fa mancare proprio nulla e quindi chiude la strumentale Ghost track, che fa scorrere i titoli di coda di questo velocissimo ma furioso viaggio.

In definitiva Back to the roost è un’ottima seconda prova, che mostra la voglia di trovare la chiave di volta utile all’evoluzione del loro progetto. E’ un lavoro maturo ma suonato con immoralità, a tratti selvaggio. Non trovano spazio  incertezze di alcun tipo, pertanto The Bidons sembrano sempre più proiettati ad imporsi come band di riferimento per il garage-rock e chissà cosa passi ancora nella loro mente deviata. Per ora ci tocca smaltire questa sfiammata rovente. Stay wild, Stay Bidons!

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Hell,Yeah!
  • 2 · I can't stand it
  • 3 · Raw, naked & wild
  • 4 · Back to the roost
  • 5 · (Shout it out) Burn down
  • 6 · I don’t mind
  • 7 · Damn!
  • 8 · Grinning feeling
  • 9 · Get ready
  • 10 · Psycothic direction
  • 11 · Reprise (ghost track)

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