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Recensioni | Pubblicato il 23 settembre 2014

Barragan

Blonde Redhead

Barragàn

Genere: Indie pop-rock, Elettro-shoegaze

Anno: 2014

Casa Discografica: Kobalt

Servizio di:

Quando si tratta di “toccare” i Blonde Redhead avviene quasi sempre una scissione netta tra chi non li ha mai potuti vedere, o meglio sentire, e quelli che, invece, riescono a trovare un appiglio in qualsiasi cosa lo strano trio faccia. Il terzetto, composto dai gemelli italo-americani Amedeo e Simone Pace e dalla  giapponese Kazu Makino, appartiene al novero delle creature strane, quelle sempre in bilico tra demonio e santità; troppo belle per essere vere, tuttavia incomplete nella propria costante, ondivaga, prestazione autoriale.

Cinque dischi derivativi del noise, cioè la loro “vita violenta” di cui si è persa traccia da tempo immemorabile; un successivo accasamento nella florida e creativa 4AD con il compito – quasi riuscito – di riposizionare la propria immagine in un ambito più soft, magari un tantino pop-friendly, ma raramente scontato o banale. Risultato: tre dischi, due buoni (“Misery is a Butterfly” e “23″), con tanta golosa farcitura di arrangiamenti, dai connotati retrò ma rivolti al futuro prossimo venturo e un altro, così così (“Penny Sparkle”), comunque ben costruito con la sua flemma barocca fuori dal tempo.

Ora, altro cambio di produzione per dare un segnale forte (?) di quello che è, o dovrebbe essere, l’intento della band, con tanto di etichetta nuova, la Kobalt. In sintesi, resta il barocco di “Penny Sparkle” nelle celebrazioni a base di clavicembalo di “The One I Love” e di “Penultimo” (non malaccio quest’“ultimo”), torna un po’ di (sano) rumore pixiano & mybloodyano in “Cat On Tin Roof” e “No More Honey”, e in alcune stralunate orchestrazioni qua e là, in odore di casualità più che di contorno; c’è il sentore di “colpaccio” nelle sin troppo perfette geometrie elettroniche di “Dripping” – tra Apparat,  Caribou o M83; chissà, forse nelle mani dei Daft Punk poteva diventare perfino un tormentone.

Torna forte l’odore, anzi il profumo, di invenzione sonora quando si ascoltano le due suite; niente di eclatante a dir il vero, ma le movenze cinematografiche di “Defeatist Anthem (Harry & I)” con le sue quattro spiazzanti variazioni e il kraut-techno-pop incalzante di “Mind to Be Had” dopo un’accurata dissezione salvano il salvabile. Siamo lontani, è vero, dalle prodezze di 23 e Misery, tralasciando del tutto il periodo noise, ma si intravede, per l’ennesima volta,  la possibilità di  poter (ri)vedere gareggiare i BR nella massima serie, che tuttavia manca da tanto, tanto tempo. Tornando, per un attimo, alla dualità di giudizi espressa da rete e carta stampata, è enigmatica la forbice tra i voti, che oscillando tra il 4 e l’8, ci restituisce la certezza di quanto poco si ascolti un lavoro prima di emettere un verdetto. Prosit!

Voto: 6,3/10

Tracklist:

  • 1 · Barragán
  • 2 · Lady M
  • 3 · Dripping
  • 4 · Cat on Tin Roof
  • 5 · The One I Love
  • 6 · No More Honey
  • 7 · Mind to Be Had
  • 8 · Defeatist Anthem (Harry and I)
  • 9 · Penultimo
  • 10 · Seven Two

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