Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Recensioni | Pubblicato il 6 dicembre 2011

battles

Battles

Gloss Drop

Genere: Alt-Rock, Psichedelica

Anno: 2011

Casa Discografica: Warp Records

Servizio di:

Secondo album per la colorita band newyorkese dei Battles (questa volta in formazione ridotta per l’assenza di Tyondai Braxton), alla ricerca della conferma decisiva dopo l’esordio eccellente di Mirrored (2007). Sia subito chiara una cosa: con i Battles non c’è proprio niente di chiaro, anzi, carta bianca a tutto ciò che di sperimentale ed apparentemente casuale possa entrare a far parte della stessa traccia, dello stesso album, della stessa concezione musicale. Ascoltare per credere.

Africastle prende per mano in un percorso tanto fantasioso quanto bizzarro: inizia con toni sospesi da quiete prima della tempesta, atmosfera velatamente cupa, per poi lasciarsi trasportare alla luce del sole con una ritmica coinvolgente e melodie che spaziano dai salotti orientali ad una trama vagamente (forse neanche troppo) progrock. Insomma, per chi ha presente la copertina (fantastica) dell’album, è proprio un gelato rosa musicale mezzo sciolto che ti cola addosso plasmandoti a suo piacere. Qualche secondo di necessario spiazzamento in balia di una melodia da game boy e non ti accorgi neanche che Ice Cream, brano in collaborazione con Matias Aguayo, è iniziato. Si aggiunge una cadenza che volontariamente incespica in organi distorti e ritmi più confusionari, e che finisce a sorpresa in un giro di basso da film poliziesco anni ’70 (sì, fa molto Calibro35, per gli appassionati, ma solo negli ultimi venti secondi).

Si torna alla pura strumentalità con Futura, traccia-chicca di Gloss Drop, che mischia ambienti spaziali a bar fumosi e cupi (si veda l’organo minaccioso di sottofondo iniziale), per virare nuovamente in mezzo a neon psichedelici e per farsi sorprendere, ancora una volta, da cambi improvvisi di ritmo (e di tema). Connubio di tutto quello che potreste non aspettarvi da un (solo) brano musicale, per una macedonia in stile Animal Collective (i richiami a questi ultimi sono più che evidenti in molte tracce), ma meno giocherellona. Si gioca eccome, invece, con Inchworm, brano a mezzo fra una giostra domenicale coi cavalli ed un sacchetto di caramelle gommose; ironia ed elaborazione provocante.

Wall Street sfugge nuovamente in un suo personalissimo spazio sperimentale, ancora più psichedelico e frenetico, in cui rifanno la loro comparsa le sfumature orientali che pensavamo di esserci lasciati indietro, alternandosi a campi di battaglia medievale e colonne sonore da flashgame 2D obsoleto. Fiera esagerazione.

Cambio di ritmo, invece, per My Machines, in collaborazione con Gary Numan, che salta verso un rock (con molte virgolette, la sperimentazione è come sempre d’obbligo) a tratti confuso e insistente, ma con un ritmo estremamente coinvolgente, con qualche accenno hard tutt’altro che fuoriluogo.

Dominican Fade, con i suoi ritmi falso-caraibici iniziali, apre la seconda parte di Gloss Drop, che vede subito dopo Sweetie&Shag, traccia realizzata nientemeno che con Kazu Makino dei Blonde Redhead, la quale aggiunge un tocco di sensualità a ritmi saltellanti, che sbandano fra linee di basso e sigle televisive da gioco a premi. Si continua con Toddler (intermezzo più elettronico e riflessivo – ci voleva), Rolls Bayce (più aspra all’inizio, per tornare poi a ironizzare e a giocare con l’ascoltatore, con i suoi temi da cartone animato dei tempi) e White Electric (in cui, ad un arpeggio iniziale si aggiunge una trama sinth piuttosto inquietante ma coinvolgente ed un finale da castello di Dracula). Chiude il lavoro Sundome, con la collaborazione di Yamantaka Eye (Boredoms, giappone), in cui non sorprende ormai più (o forse sì) un’attacco reggae anni ’80, dal quale affiorano atmosfere ancora una volta orientali – non sarà proprio un caso – che sfumano continuamente e vengono riadattate a più riprese, per rimanere infine come sfondo di una specie di danza tribale.

Sicuramente Gloss Drop è un album difficile, perchè difficile è lo stile, se così vogliamo definirlo, di uno dei gruppi più eclettici a livello internazionale. Non si hanno punti fermi, non si cercano (vogliono) certezze. Tant’è che ad un ascolto si pensa di aver ascoltato un lavoro, mentre al successivo si apprezzano sfumature totalmente differenti, anche contrastanti. E’, in un certo senso, il fascino e la condanna della sperimentazione, di ciò che, per sua natura, è destinato a sfuggire. Bravi Battles.

Voto: 7,9/10

Tracklist:

  • 1 · Africastle
  • 2 · Ice cream (feat. Matias Aguayo)
  • 3 · Futura
  • 4 · Inchworm
  • 5 · Wall Street
  • 6 · My Machines (feat. Gary Numan)
  • 7 · Dominican Fade
  • 8 · Sweetie & Shag (feat. Kazu Makino)
  • 9 · Toddler
  • 10 · Rolls Bayce
  • 11 · White Electric
  • 12 · Sundome (feat. Yamantaka Eye)

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi