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Recensioni | Pubblicato il 3 luglio 2014

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Be Forest

Earthbeat

Genere: Shoegaze, Darkwave, Dream Pop

Anno: 2014

Casa Discografica: WWNBB

Servizio di:

Ha senso parlare del sophomore dei Be Forest ad ormai più di sei mesi dalla sua uscita? Probabilmente no. Il disco è già stato sviscerato, ascoltato, riascoltato, esibito dal vivo in lungo e in largo all’interno dei confini del nostro paese, e pure oltre. Se una cosa si può fare è dare testimonianza di come, a distanza di mezzo anno, Earthbeat rimanga uno dei dischi italiani più apprezzati di questo 2014 (se non addirittura il più apprezzato in generale). Ci sarà pure una sorta di premio (metaforico) per questa giovane band: tra un paio di settimane si esibirà in apertura all’unica data italiana degli Slowdive assieme agli altri due rappresentanti di quella che i più vagheggiano come “la scena di Pesaro”. Tre gruppi che devono molto del loro sound allo shoegaze anni ’90 e che quindi, in un certo qual modo, si troveranno ad aprire il concerto dei loro maestri. Una grande soddisfazione, dunque, ma una soddisfazione meritata; i Be Forest infatti attraversano indenni la fantomatica crisi del secondo disco e, anzi, reinventano in parte il proprio sound, anche grazie all’aggiunta di un nuovo membro (Lorenzo Badioli ndr) e della sua strumentazione 2.0.

E così, se l’opening con Totem è l’anello di collegamento col precedente Cold., la trippletta Captured Heart/Lost Boy/Ghost Dance ci fa capire immediatamente che qualcosa è cambiato. L’oscurità palpitante del primo disco c’è ancora, ma sublimata, cesellata dalla tiepida luce dell’ordine, della cura, della meticolosità. Molti lamentano la perdita di qualcosa in questo secondo disco, la perdita della spontaneità, dell’immediatezza o del minimalismo. Io, invece, sono d’avviso diverso: Earthbeat è l’evoluzione naturale e positiva di una band che sta crescendo e che sente la necessità di allargare i suoi confini, ma senza voler tradire le proprie origini. Proprio per questo a parti più sperimentali, dove risuonano per la prima volta timidi echi di sonorità digitali, e dove l’incantevole voce di Costanza Delle Rose si profonde in strascichi di delicato dream pop (si noti ad esempio la conclusione con la splendida Hideway), se ne alternano altre più dark wave, legate alle origini e ai suoni oscuri e tribali che avevano e continuano a caratterizzare la band pesarese. Penso all’opener, certo, ma ancor di più penso a Colours, in cui la chitarra rivendica prepotentemente le sue prerogative, o a Sparkle, dove si fonde con le eteree doti canore della cantante.

In conclusione i Be Forest dimostrano una capacità compositiva ormai matura e mettono a segno un disco qualitativamente di livello ed al contempo innovativo rispetto alla loro opera passata. Una cosa è certa, la crescita musicale di questa giovane band non è ancora arrivata al suo apice, ed è lecito attendere con curiosità le future evoluzioni del loro stile. Fino ad allora possiamo continuare a tener vive le speranze sul futuro della musica nel nostro paese.

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · Totem
  • 2 · Captured Heart
  • 3 · Lost Boy
  • 4 · Ghost Dance
  • 5 · Airwaves
  • 6 · Totem II
  • 7 · Colours
  • 8 · Sparkle
  • 9 · Hideway

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