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Recensioni | Pubblicato il 5 dicembre 2013

Four-Tet-Beautiful-Rewind

Four Tet

Beautiful Rewind

Genere: Intelligent-techno, Electro-crossover

Anno: 2013

Casa Discografica: Text Records

Servizio di:

Era nell’aria che KH fosse intenzionato “anche” a farci ballare e in Beautiful Rewind i presupposti si fanno reali, tanto che si fa largo ancora il sospetto (nonostante il suo definitivo niet) sulla questione “è o non è” legata a uno sdoppiamento di personalità con (il presunto alter ego) Burial. E’ superfluo tutte le volte ribadire che Kieran Hebden è nella lista ristretta (ma che si allarga a vista d’occhio) di quei musicisti virtuali che tracciano la via maestra della modernità musicale. La sonorizzazione ideale di un mondo parallelo né troppo scuro né troppo luminoso: una utopia elettronica che utilizza il mezzo sintetico come un crogiolo nel quale miscelare le sostanze dei vari alambicchi, anche stavolta lucidati dal nostro eroe a nuovo.

Stupire, a tutti i costi, è la parola d’ordine, reinventare il genere costantemente ma senza ripudiare il vissuto e facendo tesoro dell’esperienza di quelli venuti prima. Stavolta non c’è l’incanto immediato, anzi per un po’ si stenta a credere che questo nuovo full del poliglotta sonoro per eccellenza,  sia farina del suo multicolorato sacco. Ma la “delusione” iniziale si dirada come nebbia al sole dopo qualche ripetuta, è invece questa la nuova versione la 3.0 o 4.0 di sua maestosità Four Tet.  Inutile fare la – solita – lista di influenze, questa è tutta roba che scotta: 2step, UK garage, casa dritta o storta, house, etica-etnica-pathos e ancora ambient-minimal, Zomby, OPN, e via leggendo qua e là, ma finiamola così.

Undici tracce di tanta sostanza, nelle quali le esperte mani del londinese creano vibrazioni e mo(o)dulazioni intriganti nonché piuttosto efficaci: la voce in loop su strati di campane e sample schizzati di “Gong” fa da contraltare al singolo “Parallel Jalebi“, ossessivo e distonico inceneritore sonoro in due tempi calibrato sul gridolino insidioso ancora in circolare cacofonia; “Our Navigation” segue con piglio (in)alterato sulla medesima vocetta “incantata” ma in modalità intelligent (quasi glitch). “Ba Teaches Yoga” persegue imperterrito sui loop e “Kool FM” invece svisa potente con mazzate ora vocali ora di maglio elettronico. Poi ci sono “Crush” (il meglio definito nelle sua abituale (?) corde), “Buchla” (ripetitivo, ancora, tra proclami e risonanze sincopate contrapposti a tratti chimici e circolari),  “Aerial” (scampolo debitore a My life of bush of ghost di trentennale memoria ma dilatato ulteriormente verso derive inumane),  “Ever Never” (pochi secondi e via), “Unicorn” (Lopatin in trance minimale), il terminale  “Your Body Feels” (elegiaca Idm tra suoni caldi e canti industrializzati).

Finalmente un disco dalla durata umana, cosa che ce lo rende simpatico, che in quaranta minuti consolida la solita facilità di scrittura e la solita superiorità di lettura dei tempi che corrono di un talento sovrumano della musica sintetica.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Gong
  • 2 · Parallel jalebi
  • 3 · Our navigation
  • 4 · Ba teaches yoga
  • 5 · Kool FM
  • 6 · Crush
  • 7 · Buchla
  • 8 · Aerial
  • 9 · Ever never
  • 10 · Unicorn
  • 11 · Your body feels

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