Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Recensioni | Pubblicato il 19 marzo 2014

Beck

Beck

Morning Phase

Genere: Folk, Songwriting

Anno: 2014

Casa Discografica: Capitol

Servizio di:

Fa sempre piacere accogliere un nuovo disco di Beck. Che sia schizzato come Odelay, “soul” come Voltureso essenziale alla Modern Guilt, non fa alcuna differenza. Le sue note nascondono ogni volta qualcosa di interessante, qualcosa che ti eri perso durante l’ascolto precedente. Dei suoi dischi colpisce lo “sfondo”, ciò che si cela dietro l’udibile, dove anche in pittura risiede il vero messaggio del quadro.

Durante questi ultimi cinque anni, Beck ha solo fatto parlare di sé senza apparire con insistenza – raramente è stato avvistato su un palco o con un disco vero e proprio. Si, perché tolta la parentesi di Song Reader (un po’ geniale, un po’ strategico) e due o tre brani buttatati là come “I won’t belong” e la schizofrenica “Gimme, del musicista di L.A si è saputo poco o nulla. Problemi di salute, album sospesi nel tempo, famiglia allargata, insomma, niente di preciso. Poi, a inizio anno, la notizia del nuovo disco e un singolo a precederlo, come da prassi. Nessuno sapeva cosa aspettarsi se non qualcosa di ben fatto, ben suonato, sicuramente registrato e arrangiato ottimamente. E così è stato. Morning Phase, dodicesimo album in studio di Beck Hansen, non ha deluso le aspettative.

Si tratta di un disco sotto molti punti di vista impeccabile, rifinito fino all’ultimo dettaglio, depurato da ogni substrato elettronico e sperimentazione sonora. Archi sontuosi e raffinate chitarre acustiche danno vita a dolci atmosfere, cariche di quella melanconia rarefatta presente a fiotti in Sea change. In parole povere, Morning Phase è il suo seguito più disincantato e maturo. L’urgente “onda” emotiva di quel mare in cambiamento, lascia spazio a una maggiore consapevolezza, tipica di chi, dopo tanto soffrire, sa come muoversi e affrontare gli eventi senza annegare in se stesso.

Ma è davvero importante chiedersi cosa sia successo a Beck in questi lunghi cinque anni per comprendere a fondo Morning Phase? Se ci si sofferma sulle parole dei brani, la risposta è no. Non sembra essere cambiato molto dai tempi di Sea change. Desolazione, solitudine, sofferenza. Un intimismo lirico che svela il lato più emotivo di un cantautore ormai adulto, lucido e tuttavia passionale, dotato di una profonda sensibilità.

Beck affronta un mondo duro, spietato e troppo complicato – specie quello delle relazioni-, ma cerca a tutti costi di mantenere intatta la purezza dei propri sentimenti, da esprimere liberamente, senza nascondersi dietro una più comoda corazza di facciata. Insieme a tutto ciò emerge il raggiungimento di una presunta pace interiore, esternata con ballate armoniose, rilassate, echi di un tiepido mattino di sole, metafora di un desiderato, e forse in parte ottenuto, risveglio mentale. Anche se la semplicità di alcuni brani può sbalordire se non perfino insospettire chi è rimasto legato alle eclettiche trovate musicali di alcuni dischi precedenti, Morning phase regala dei piccoli grandi gioielli. A partire da “Heart is drum con i suoi cori e suoni in reverse che animano il sottofondo di un brano leggero e intuitivo sia a livello compositivo sia per i suoi solidi arrangiamenti per pianoforte e chitarra. In “Say Goodbye o nella bellissima “Blue moon non manca niente, così come niente risulta eccessivo. Ogni strumento suona bene laddove si trova e fa il suo ingresso al momento giusto. “Blackbird chain ne è forse l’esempio più lampante. Pop e folk si mescolano con naturalezza, dimostrando ancora una volta quanto Beck abbia acquisito con gli anni una disinvoltura compositiva pienamente matura. “Wavesembra invece uscire da un disco di Bjork. La melodia vocale si muove su una partitura di archi drammaticamente maestosa, ripetendo ossessivamente la parola “isolation” fino a perdersi, trascinata dalla risacca (gli arrangiamenti orchestrali sono stati affidati ancora una volta a suo padre David Campbell).

Le dolcissime armonie di Waking light, il brano conclusivo e uno dei migliori momenti di Morning Phase, allontanano ogni incertezza sul valore di questo disco. Come già accennato, la tendenza a ripetersi in fatto di strutture, testi e melodie, attingendo a piene mani da Sea change, è sempre dietro l’angolo. Basta l’intro di Morning. La ritmica della chitarra, i tempi di entrata della voce e degli altri strumenti, gli scintillanti colpi di xilophono sono praticamente gli stessi di Golden Age. E non è l’unico esempio.

Il modo migliore per godersi e apprezzare questo disco è ascoltarlo sdraiati sul letto, meglio se di prima mattina, mentre i raggi di sole si fanno timidamente largo nella stanza per paura di svegliare qualcuno. Pare che entro la fine dell’anno, Beck farà uscirà un altro suo disco. Chissà quale altra fase sarà inaugurata; e attraverso quali canzoni.

Per adesso restiamo sdraiati a goderci il mattino.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Cycle
  • 2 · Morning
  • 3 · Heart Is a Drum
  • 4 · Say Goodbye
  • 5 · Blue Moon
  • 6 · Unforgiven
  • 7 · Wave
  • 8 · Don’t Let It Go
  • 9 · Blackbird Chain
  • 10 · Phase
  • 11 · Turn Away
  • 12 · Country Down
  • 13 · Waking Light

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi