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Recensioni | Pubblicato il 9 ottobre 2013

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Carmine Torchia

Bene

Genere: Pop, Cantautoriale

Anno: 2013

Casa Discografica: Rurale / Audioglobe

Servizio di:

Carmine Torchia è un cantastorie moderno, uno di quelli che sanno come giocare con musica e parole, senza mai scivolare al di là di quel pericoloso confine che separa semplicità e autoreferenzialità. Uno di quei visionari che, al pari di poeti, pazzi e bambini, continua ad osservare il mondo con uno sguardo curioso, non esule da momenti di scoramento ma comunque aggrappato al desiderio di andare avanti con in tasca una buona dose di ironia.

Nasce con queste premesse Bene, secondo lavoro del cantautore romano, che arriva a cinque anni di distanza dal precedente Mi pagano per guardare il cielo e dopo un lungo periodo dedicato al palco e all’incontro con altre forme d’arte, letterarie, visive e teatrali; un album che porta in sé il frutto di queste esperienze, racchiudendole in dieci tracce eterogenee, ricavate per lo più nel solco di quel cantautorato pop cresciuto sulla scia tanto di un Bersani, quanto di un Gazzè o dei Baustelle quando non si prendono troppo sul serio.

A fine mese”, singolo che ha anticipato l’uscita dell’album, può essere considerato il manifesto di quanto scritto sopra, con la sua melodia accattivante, un testo gonfio di sarcasmo e arrangiamenti vagamente electro-pop in cui sembrano far capolino i Bluvertigo, ma Torchia si destreggia bene anche negli altri brani tra una certa attitudine radiofonica, che esplode nei ritornelli ammiccanti, e il desiderio di sfuggire alla banalità. “Ma che ne so”, omaggio a Piero Ciampi e alle sue passioni, sfrutta con profitto un andamento da tormentone, mentre pezzi come “L’astronomo” e “Cuore ermetico” risultano semplicemente impeccabili momenti di pop italiano di qualità.

Su un tema quasi da operetta viene invece raccontata la storia del protagonista de “Il bacio del ladro”, un novello Robin Hood che ruba dalle casse di Equitalia, mentre la disillusione che pervade “Dov’è finito il mondo” pare contrastare con l’atmosfera leggera del brano.

Se “La cinese è l’italiano (storia di fuga e rock’n’roll)”, con il suo carattere (eccessivamente?) giocoso, non convince appieno, momenti di acuta intimità risaltano nella parte finale del disco, lì dove “Case popolari” rapisce l’ascolto e apre ad attimi di pura riflessione e “Tu e io” emoziona nella maniera più semplice possibile, con la più classica delle ballate piano e voce.

Si giunge così alla chiusura sulle note di “Giorno dopo giorno”, traccia che culmina in una coda dai tratti psichedelici che lo stesso Carmine Torchia ricollega ad un’innata passione per i Pink Floyd.

Ascolto piacevole, pur nei suoi inevitabili rimandi ad altre esperienze cantautoriali di questi ultimi decenni, Bene è il classico disco che ci si ritrova a canticchiare sin dai primissimi ascolti, per poi coglierne pian piano le varie sfumature di contenuto; un album che, come si diceva all’inizio, unisce senza retorica semplicità ed intelligenza, lasciandosi apprezzare in tutta la sua genuinità.

Il che non è poco in quest’epoca di sovraffollamento da geni artistici o presunti tali.

Voto: 6,5/10

Tracklist:

  • 1 · Ma che ne so (a P. Ciampi)
  • 2 · A fine mese
  • 3 · Il bacio del ladro
  • 4 · L'astronomo
  • 5 · Cuore ermetico
  • 6 · Dov'è finito il mondo
  • 7 · La cinese e l'italiano (storia di fuga e rock'n'roll)
  • 8 · Case popolari
  • 9 · Tu e io
  • 10 · Giorno dopo giorno

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