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Recensioni | Pubblicato il 18 marzo 2015

Bestiario

Fabrizio Testa

Bestiario

Genere: Sperimentale

Anno: 2015

Casa Discografica: Autoproduzione

Servizio di:

Fabrizio Testa, terzo capitolo del progetto a suo nome che chiude la trilogia dopo gli ottimi Mastice Morire. Il nuovo lavoro si intitola Bestiario ed è uscito lo scorso febbraio. Il cantautore e musicista milanese, oltre della (brillante) scrittura dei brani, ha suonato piano e synth. Ospiti vocali sono Gianni Mimmo, Federico Ciappini e Gianmarco Busetto. Batterie di Stefano Giust e Francesco Cusa, percussioni elettroniche di Ingar Zach, contrabbasso Fabio Sacconi e violoncello di Simona Colonna.

L’artwork riesce ad essere di impatto e ad introdurre al tema del disco: un pezzo di carne posizionato lì dove ha origine l’umanità. Il rapporto uomo/animale, legame complicato che rispecchia la conflittualità che viviamo con la natura nel mondo contemporaneo e che spesso è stato soggetto al centro delle varie arti. Fabrizio Testa, per narrare tutto ciò, cambia parzialmente registro e crea la sua opera più astratta, la più slegata da qualsiasi forma e regola stilistica. Infatti la trama sonora è incentrata sulle percussioni che sono protagoniste totali di “interludio #1“, minuto surreale semi-minimalista gestito dalle percussioni elettroacustiche di Ingar Zach e “interludio #2″, vero e proprio show di Stefano Giust che ci riporta ad uno stato primordiale tra silenzi e violenza secca del rumore.

La bestia morente/agonizza da sola/perchè nessuna cosa avviene tra le braccia. Piomba come un pugno nello stomaco la poesia di apertura di Ivano Ferraro letta da Gianni Mimmo. Poche parole per descrivere il dolore; umore opposto per esprimere lo stesso sentimento in “Purosangue“, che vive quasi di una vena cabarettistica, grazie all’interpretazione di Gianmarco Busetto, allo stile pianistico e all’intervento essenziale ma deciso del contrabbasso.

Bestiario” è l’unico pezzo in cui canta Testa con una doppia linea: uno strato insistente e frammentato a cui si sovrappone l’insidioso violoncello di Simona Colonna. “Macello” è probabilmente il pezzo che meglio rappresenta il disco dal punto di vista della libertà stilistica: le percussioni sono sempre al comando in congiunzione con il pianoforte che insieme creano quasi un background blues; ciliegina sulla torta è la voce “urlata” di Federico Ciappini che amplifica l’efficacia del pezzo.

San Lorenzo” prosegue il lavoro di intreccio con tocchi di piano accennato e in “distorsione”, field recording, una linea minacciosa e dai retaggi rumoristici e la voce di Ciappini:a San Lorenzo cerco negli occhi del mio cane/ l’innocenza misteriosa degli animali/ liberi in un mondo prigioniero. Il brano più riuscito dell’album.

Io spero che un giorno tu faccia la fine dei falchi/Belli, Alteri, dominanti l’azzurrità più vasta/ma soli come mendicanti. La straordinaria poesia di Salvatore Toma (letta da Gianni Mimmo) conclude il lavoro. Fabrizio Testa ha realizzato una vera e propria opera d’arte: non solo è riuscito a massimizzare l’efficacia del messaggio ma è riuscito a dare vitalità al significato delle parole e voce agli strumenti, con una scelta stilistica mirata ma priva di paletti. Una terza prova che conferma l’abilità totale dell’artista che più di tutti merita questo appellativo per quello che è riuscito a realizzare con questa trilogia.

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · La Bestia morente
  • 2 · Bestiario
  • 3 · interludio #1
  • 4 · Macello
  • 5 · Purosangue
  • 6 · interludio #2
  • 7 · San Lorenzo
  • 8 · Io spero che un giorno

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