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Recensioni | Pubblicato il 16 gennaio 2015

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Paolo Saporiti

Bisognava dirlo a tuo padre che a fare un figlio...

Genere: Folk, Jazz

Anno: 2015

Casa Discografica: Orange Home Records

Servizio di:

Esistono dischi che inconsciamente scegli ed altri che scelgono te. Non accade spesso ma quando tale alchimia si concretizza, inevitabilmente, quelle parole, quei suoni entrano a loro volta a far parte di un immaginario del tutto personale. L’alchimista in questione è il cantautore lombardo Paolo Saporiti e il suo (doppio) album interamente in lingua italiana. Saporiti non rientra certamente nel limbo sospeso degli emergenti con i sui cinque album all’attivo e questa nuova imminente uscita sempre per l’Orange Home Records. Un lavoro articolato, multiforme ed insolito già a partire dal criptico titolo: Bisognava dirlo a tuo padre che a fare un figlio con uno schizofrenico avremmo creato tutta questa sofferenza, estrapolato da una conversazione madre-figlio realmente avvenuta. Questo sesto album è un ulteriore banco di prova per il folk-singer italiano con radici musicali estremamente esterofile. Ci si aspettava un segnale forte dopo l’omonimo album Paolo Saporiti che ha rappresentato il punto di svolta per la sua produzione artistica, e la risposta è arrivata forte e chiara. Lo spirito-guida di “Bisognava dirlo a tuo padre…” si lascia scorgere da mente e cuore dell’ascoltatore, svelandosi lentamente. La scrittura criptica di Saporiti invita ad una riflessione maggiore, ad un ascolto che non può essere superficiale ma di totale coinvolgimento estatico.

Concepito come un Ep, il disco ha preso in corso d’opera una piega diversa e sarebbe, pertanto, più corretto parlare di un doppio ep con alla base un esperimento fortemente voluto e ricercato. Quello che fa Saporiti è offrire all’ascoltatore un marasma intricato di parole in una duplice veste: jazz/folk nell’ottima esecuzione “chitarra-bouzouki-dobro-contrabbasso-tromba-batteria” con la produzione artistica di Raffaele Abbate ed un’altra, crudelmente distorta, nella versione curata dall’ex Afterhours – Xabier Iriondo, dove  le linee di tensione sono tracciate dalle voluttuose acrobazie elettriche eseguite dal polistrumentista e combinate in una miscela densa di basso elettrico, melo bar, waraku e piatti. Due anime, due vesti per potersi finalmente mettere a nudo. La sensibilità del cantastorie nostrano tracima in ogni brano del disco, dove narrazioni autobiografiche si fanno megafono di un dolore assoluto e collettivo. Sullo sfondo, come già nel precedente album, le difficoltà dell’amore filiale e la voglia di scrollarsi di dosso esperienze pesanti come macigni. Lo si avverte nella prima traccia “A modo mio”, ricca di suggestioni inafferrabili ( “Io che non ho capito mai come stendermi al tuo fianco quando non ci sei”…) e in costante crescendo come un urlo liberatorio. Sul tappeto sonoro ricreato da bouzouki e dobro di Roberto Zanisi, ondeggia cupamente “In costante naufragio”, dove Saporiti torna a fare i conti con il proprio vissuto: “Avevo una famiglia di sale lo so… Chi mi ama e chi mi piglia nel disastro condurrò…”. Il piglio jazz di “Figlio di madre incompleta” che, volendo restare in patria, ricorda alcune trame ordite dal compositore milanese Folco Orselli, fa da apripista all’intimista ballata “Io non resisto”, fusione perfetta di jazz-folk e stilemi della tradizione cantautorale italiana tanto da scomodare parolieri come il benamato Faber. La melodia prende il sopravvento sulle tumultuose parole, invece, in “Per l’amore di una madre”, ove si fa largo per la prima volta una sfumatura vagamente pop. Come una chiosa arriva a stemperare la tensione un’intensissima cover del succitato Fabrizio De Andrè – “Hotel Supramonte”, in una chiave squisitamente personale: “L’unico cantautore italiano che abbia mai amato” – ha spiegato in un’intervista Saporiti. Inevitabile, dunque, un omaggio così prezioso.

Calarsi nelle atmosfere caleidoscopiche del folker milanese non è un lavoro sicuramente semplice. Nonostante la fruibilità dei brani, soprattutto nella produzione di Abbate, per seguire le tracce disseminate sulla neve da Saporiti c’è bisogno di un ascolto necessariamente immersivo. E’sorprendente, invece, quanto un processo di autoanalisi possa coinvolgere e allo stesso tempo straniare l’ascoltatore. Sotto questo punto di vista Paolo Saporiti si rivela un maestro nel tradurre in parole, emozioni difficili anche solo da provare. Catartico.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · A modo mio
  • 2 · In costante naufragio
  • 3 · Figlio di madre incompleta
  • 4 · Io non resisto
  • 5 · Per l'amore di una madre
  • 6 · Hotel Supramonte

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