Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Recensioni | Pubblicato il 22 maggio 2013

mark-lanegan-duke-garwood

Mark Lanegan & Duke Garwood

Black Pudding

Genere: Avant Folk , Blues

Anno: 2013

Casa Discografica: Heavenly Recordings

Servizio di:

La prolificità di mister  “Screaming trees” serve innanzitutto a fugare ogni residuo dubbio sul grande amore che egli nutre verso la musica… tutta: il recente singolo cantato per Moby ne è una evidente – ennesima – prova;  se poi è semplicemente il modo che conosce meglio per sbarcare il lunario, ce ne faremo una ragione e… grazie lo stesso.

Detto questo, l’intesa con il chitarrista e polistrumentista inglese Duke Garwood, che è il risultato derivante da una collaborazione live tra i due, pur non aggiungendo niente di nuovo al corposo malloppo interpretativo del crooner di Ellensburg, qui, grazie anche alla produzione del Qotsa Josh Homme, ce lo restituisce perfettamente a proprio agio, totalmente immerso, nel suono blues, folk  e un po’ desertico di questo Black Pudding.

Le dodici tracce godono di un’essenzialità sottile, ma efficace, dove il suono è scarnificato al punto giusto, tra fingerpicking trasudante pathos e minuziosi – nonché preziosi –  inserimenti acustici, i quali, di volta in volta, personalizzano i capitoli per divenire, a tutti gli effetti, il corpo di un naturale soundscape on the road, ma pure la sequenza ideale per un’inquieta soundtrack adatta a un film western post-nucleare (es. La Torre nera di Stephen King). La testa e la coda del disco, “Black Pudding” e “Manchester Special”, sono affidate ai “numeri” strumentali del Duca, con lievità rycooderiana e sonnolenza flamenca la prima e crepuscolare poesia ossianica l’ultima.

Mark imposta le rimanenti canzoni, mettendo mano all’intero collaudato repertorio,  senza scadere in banalità di mestiere, ma sempre usualmente giganteggiando. Già nell’elegiaca, rarefatta, solo guitar “Pentacostal”, a ogni giro di arpeggio chitarristico cristallino ne corrisponde uno identico ma di virtuosismo vocale. Seguono il clarinetto (o la sordina) struggente di “War Memorial”, la ritmica sintetica e desolante dell’assolata “Mescalito”, il sussurro “organico” e organistico di “Sphinx”, il piano blues caldissimo di “Last Rung”, gli echi dilatatissimi – dreaming  - di “Driver” (e un brivido caldo corre lungo tutta la spina dorsale), il colloquiale fraseggio notturno intriso di sudorazione eccessiva di “Death Rides a White Horse”,  il torrido e sciamanico canto di “Thank You”; e ancora, la deliziosa  “Cold Molly”, una sorprendente ballad acida, dal piglio jazzato e sincopato, e per finire in enfasi mistica con la preghiera gospel – estatica – “Shade of the Sun”.

Cosa resterà di tanta grazia nell’abitudinario (nostro) consumo compulsivo di musica non si sa; tra i pensieri maliziosi di dejà-vù nascono i soliti esagerati paragoni col “migliore Lanegan”, decidiamo così di tenerci ben stretto questo ottimo capitolo di una saga che si arricchisce sempre di comprimari di lusso. Il presente disco è consigliato per lunghi viaggi in solitaria, a bordo della vostra auto, magari maledicendo il sole che picchia, ma aspettando con ansia quello che muore.

Voto: 7,4/10

Tracklist:

  • 1 · Black Pudding
  • 2 · Pentacostal
  • 3 · War Memorial
  • 4 · Mescalito
  • 5 · Sphinx
  • 6 · Last Rung
  • 7 · Driver
  • 8 · Death Rides a White Horse
  • 9 · Thank You
  • 10 · Cold Molly
  • 11 · Shade of the Sun
  • 12 · Manchester Special

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi