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Dischi DOC | Pubblicato il 4 febbraio 2012

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Blonde Redhead

Misery is a butterfly

Genere: Alt-Rock

Anno: 2004

Casa Discografica: 4AD

Servizio di:

Corre l’anno 2004, quando i Blonde Redhead, atipico terzetto newyorkese composto da due gemelli italiani cresciuti in Canada ed una scatenata vocalist giapponese, mettono definitivamente da parte le rumorose derive noise dei primi lavori, per concentrarsi sulla melodia e su arrangiamenti barocchi e raffinati, sui quali giocano, con i loro differenti stili, le voci di Kazu Makino e Amedeo Pace.

Ne viene fuori un mondo completamente nuovo per la band, una dimensione “magica” in cui gli incastri tra arpeggi ipnotici, tastiere vellutate e intrecci vocali, si rincorrono senza sosta in un incantevole flusso di immagini senza spazio e senza tempo. L’attitudine “pop”, nel senso più nobile del termine, verso cui i Blonde Redhead virano con decisione, si raffina arrivando a materializzare mondi in cui dominano gradazioni di colore che lasciano a bocca aperta.

Con “Elephant woman” ci si ritrova immediatamente catapultati in quest’atmosfera incantevole e velata di malinconia, nella quale la voce pungente di Kazu sembra volerci trascinare, accompagnandoci a cavallo di un arpeggio inarrestabile; l’alternanza vocale la fa da padrona per l’intero album, così nella seconda traccia, “Messenger”, entra in gioco il tono nasale e apparentemente timido di Amedeo: i suoni si fanno dolci e decadenti per creare, con le loro complesse trame, un’atmosfera affascinante.

Un organo avvolgente, una batteria che segna il tempo quasi meccanicamente e il ritorno di Kazu in un’interpretazione che la fa apparire dolce e indifesa, sono gli elementi portanti di “Melody”, terza splendida traccia legata a doppio filo, nonostante l’intermezzo affidato al graffiante valzer di “Doll is mine”, a quello che è forse l’episodio più intenso dell’album: la title-track “Melody is butterfly”. Qui, il riff di pianoforte e gli archi si incontrano in una struttura orchestrale da brividi, magistralmente arricchita dalla parte vocale, ancora una volta affidata alla Makino.

In “Falling man”, la voce di Amedeo sembra quasi voler giocare con la musica, rapida e spiazzante, puntellata da colpi di piano che fanno qui e là capolino, girandole intorno per ricordarle che, in fondo, lui è “solo un uomo, che sta ancora imparando come cadere”. Improvvisamente, però, il tempo pare arrestarsi quando rientra in scena Kazu, in “Anticipation”, intensa e toccante ballata dream-pop.

“Maddening cloud” riavvolge il nastro e riporta alle cavalcate musicali di qualche minuto prima: ancora la voce di Amedeo, ancora sezioni ritmiche ripetitive e ipnotiche, ancora tastiere a disegnarci su colorati schizzi surrealisti, mentre “Magic mountain” placa nuovamente gli animi, in una sorta di botta e risposta musicale architettato ad arte. Kazu quasi sussurra, sospira, canta una delicata ninna nanna su un vellutato suono di mellotron.

Infine, dopo essersi tanto rincorse, le due voci inevitabilmente confluiscono insieme nella penultima traccia dell’album, “Pink love”, pezzo che compendia le atmosfere dei precedenti pezzi, mentre la chiusura affidata a “Equus” se ne distacca con forza, riconsegnando a Kazu Makino i toni urlati e graffianti ai quali eravamo ormai abituati.

Così, con “Misery is a butterfly”, i Blonde Redhead scelgono di rinnovare i propri suoni, giocano d’azzardo con quanto costruito in precedenza e raggiungono un apice creativo che li consegna definitivamente alla storia del rock alternativo internazionale: in poche parole, un album imprescindibile per rituffarsi nei migliori ricordi del decennio appena trascorso.

Tracklist:

  • 1 · Elephant woman
  • 2 · Messenger
  • 3 · Melody
  • 4 · Doll is mine
  • 5 · Misery is a butterfly
  • 6 · Falling man
  • 7 · Anticipation
  • 8 · Maddening cloud
  • 9 · Magic mountain
  • 10 · Pink love
  • 11 · Equus

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