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Serie tv | Pubblicato il 8 ottobre 2013

All Bad thing come to an end. Un finale che aspettavamo da tanto e non ha deluso. Cala il sipario su Breaking Bad che anno dopo anno ha avuto una progressione inarrestabile che ha ridisegnato ulteriormente la definizione di qualità delle serie tv. Vi avevamo parlato del primo episodio della seconda parte della quinta serie. Dopo l’immagine facciamo alcune considerazioni sulla quinta stagione e il finale di serie. Non andate avanti con la lettura se non avete seguito la seconda parte della quinta stagione.

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I did it for me. I liked it. I was good at it. And I was, really … I was alive.”. In queste parole c’è l’essenza dello show. Il dialogo con Skyler segna un passaggio importante per l’episodio e la serie. Walt toglie definitivamente ogni maschera. Per la prima volta, dopo tanto tempo, smette di mentire agli altri e anche a se stesso e rivela la sua vera natura in maniera manifesta. Le morti, le cattive azioni, le bugie: tutto frutto del semplice “piacere” di un uomo che ha trovato la sua felicità, il suo stato estatico nella produzione e commercializzazione dei cristalli blu; una vividezza che ha “asfaltato” i legami personali e la sua vita precedente. Non c’è giustificazione al male, all’avidità di gloria e potere. Dopo tanti anni nel voler giustificare le sue azioni e il tentativo di nascondere il processo di trasformazione in atto,  la lucidità prende il posto dell’instabilità dovuta alla “convivenza” di due personaltà contrastanti; Heisenberg e il Professor White.

Viene riconosciuta l’amoralità del suo comportamento ma nelle azioni dell’episodio finale non c’è un senso di colpa ma più che altro il rendersi conto di aver creato intorno a se un vortice che ha danneggiato soprattutto la sua famiglia e Jesse di cui è emersa l’innocenza col passare degli episodi e che, al contrario di Walt, ha solo smarrito la strada, non l’ha scelta.  Questa sua consapevolezza, fatta emergere dallo sgretolamento del suo impero,  diventa l’espediente per concludere tutta la narrativa portata avanti dalla prima serie.

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Questo finale e la quinta serie in generale, infatti, hanno dimostrato il valore enorme di questa serie ed è per questo che mi sbilancio e affermo che siamo davanti alla serie migliore dell’era moderna e il Series Finale ha riportato tutti punti di forza di Breaking Bad. La solidità narrativa è il caposaldo:  c’è stata sempre una storia e sicuramente c’era già un finale. Lo sviluppo ela conclusione delle storie dei singoli personaggi e degli intrecci fra essi è stata superlativa. Non una singola nota stonata e quasi nessuna banalità. I colpi di scena sia a livello di sorprese, che per quanto riguarda i ritmi narrativi (pensate alla maggiore introversione degli ultimi episodi dopo la morte di Hank o come abbiano gestito la scoperta di quest’ultimo).

Altro fattore determinante, oltre la magistrale sceneggiatura, è la recitazione ha toccato livelli inimmaginabili per una serie tv, in particolare con le interpretazioni di Bryan Cranston, Aaron Paul e Dean Norris. Quest’ultimo nei panni di Hank Schrader ha contribuito alla forza del poliziotto della DEA. Il personaggio è stato conistente e coerente fino alla fine in questa stagione: l’irruenza nello svelare a Walt le sue intenzioni, la sua attesa prima di rivelare il tutto ai colleghi più stretti, la sua tenacia con una pistola puntata prima della sua “esecuzione”.

Prima di arrivare ai fatti dell’ultimo episodio, c’è un altro personaggio che ha visto chiudere la sua avventura prima. SI tratta si Saul Goodman che sarà protagonista di uno spin-off. Personaggio a cui va dato merito di aver portato colore e umorismo all’interno della serie e cruciale per il percorso di Walt. Ed è proprio con quest’ultimo che lo vediamo nella “casa” transitoria  prima del definitivo cambio di identità.

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Nel settimo episodio Walt decide di costituirsi e fa una soffiata per farsi trovare. Ma il colpo di scena arriva alla fine con le parole di Elliott e Gretchen Schwartz che risvegliano L’Heisenberg che è in lui. E da questo momento, con la polizia che lo cerca invano nel New Hampshire, parte la sua scalata verso il finale: ristabilire gli equilibri di personaggi che sono stati vittime del suo modo di agire e demolire tutto ciò che ha compromesso la sua attività.

Walt individua nei coniugi Schwartz il mezzo attraverso il quale far trasferire i soldi alla sua famiglia ed è a dir poco geniale come vengano coinvolti in tutto questo due personaggi secondari come Skinny Pete e Badger. Fase due: rivediamo la scena del primo episodio nel quale Walt ritrova la ricina. E finalmente scopriamo il destinatario ovvero la metodicae boriosa Lydia: solito bar, solito tavolo, solito busta di stevia. Ed è proprio questa sua nota routine che darà l’occasione a Walt di vendicarsi. Fase tre: approfittando della presenza di Todd, Mr White cerca di riallacciare i rapporti con il gruppo neo-nazi per portare a compimento il suo piano. Lo fa proponendo di tornare a cucinare senza la necessità di metilammina. Con l’uscita di Walt dal bar e la sicurezza di Todd nel finire “il poveretto” viene dato il via al gran finale.

Vediamo Walt, nel deserto, che costruisce un’arma collegata alla batteria dell’automobile. L’incontro con Skyler e il successivo arrivo nel covo dei neo-nazi. Auto in posizione perfetta e da qui comincia l’azione. Il dialogo con Jack che pensa di avere in pugno la situazione ma si fa raggirare dalla provocazione di Walt che chiama “socio” Jesse, ricordandogli di non aver mantenuto l’impegno di ucciderlo. Questo da la conferma a Walt che Jesse è solo un manichino nelle mani dei neo-nazisti. Jesse viene portato ad un faccia a faccia con Walt che aziona il telecomando dell’arma e si butta contro Jesse per evitare che i proiettili lo colpiscono al tal punto di rimanere lui stesso ferito.

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Tutti morti, tranne Todd. Ma Jesse rimedia prontamente, strangolandolo con le catene delle manette. Nuovamente un faccia a faccia. Walt passa a Jesse una pistola per dargli la possibilità di vendicarsi. Ed è qui che il personaggio di Jesse riesce finalmente a vedere un po’ di luce, di positività. Decide di non uccidere Walt, una decisione che è frutto di quel senso di colpa che ha ridotto il suo animo a brandelli. La voglia di non alimentare più il circolo della morte e cercare una via di ricostruzione. E dopo l’ultimo sguardo con il suo ex -partner di affari, il pianto liberatorio in macchina. Davvero toccante.

L’ultima scena è l’ultimo capolavoro: Walt va nel laboratorio e nel cammino verso la morte ritrova il suo paradiso sulle note di Baby Blue dei Badfinger.  Immagini che potremmo definire poetiche. Così si porta avanti una serie, ma soprattutto così si chiude. In modo netto e con nessuna questione in sospeso. La perfezione è servita.

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