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Recensioni | Pubblicato il 11 novembre 2014

Breton

Breton

War Room Stories

Genere: Elettronica

Anno: 2014

Casa Discografica: Believe

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Anche chi predilige i suoni oscuri ha bisogno ogni tanto di un’oasi di luce e positività. Ed è ciò che i Breton offrono con la loro musica e con il loro secondo album,War Room Stories. La loro elettronica è profonda e lieve, il loro approccio al suono è rispettoso dell’esigenza dell’ascoltatore di avere pause, silenzi alternati a momenti di tensione. Approccio simile a quello degli Underworld per la ricerca di armonie pacificanti, incastri di accordi ariosi, melodie che rendono calda la fredda materia elettronica. Insomma, sono un patrimonio prezioso per le nostre orecchie e il nostro animo tormentato.

E dire che si tratta di un collettivo londinese di artisti impegnati nella società di cui criticano le storture. Roman Rappak (voce), Adam Ainger (batteria), Ian Patterson (beats), Daniel McIlvenny(basso) e Ryan McClarnon (visuals), dopo il promettente esordio di Other Peoples’ Problems tornano quindi con un album che spazia dai tessuti dubstep alle linee techno, dal synth pop, fino ad un indie rock venato di elettronica. E fanno centro perché sono autentici e sinceri.

L’apertura di “Envy” chiarisce le cose: un caleidoscopio funky sincopato su tastiere danzanti e un riff in crescendo. Perché se lo aspetti, l’amore non è amore: “Cos you’re a tourist, There’s nothing wrong with that“. Le intenzioni sono confermate dalla dance oscura di “Got Well Soon”. E il discorso si chiude con l’anthem di “Fifteen Minutes”, un gioioso inno alla salvezza dalle pene d’amore perchè “Alive, if nothing happened anyway. They tell me it’s a healthy sign, a healthy sign, a healthy sign alive“. La traccia è in stile Arcade Fire, con un originale intreccio di synth, ritmiche e chitarre.

Non tutti i brani reggono il livello dell’album e non è un caso che i due capolavori siano due lenti. Il primo, “S4”, su un tappeto dubstep alla Burial trasporta in un oceano di echi, riverberi e la voce nasale di Roman dà il meglio di sé.  Il secondo è “Closed Category”, uno slow triste che si nutre di un uso emozionante degli archi.

In definitiva un album generoso da parte di una band appassionata, difficile da togliere dalle cuffie dopo il primo ascolto.

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · Envy
  • 2 · S4
  • 3 · Legs & Arms
  • 4 · Got Well Soon
  • 5 · Closed Category
  • 6 · National Grid
  • 7 · Search Party
  • 8 · 302 Watchtowers
  • 9 · Brothers
  • 10 · Fifteen Minutes

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