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Recensioni | Pubblicato il 26 gennaio 2015

Salvo-Ruolo

Salvo Ruolo

Canciari patruni 'un è l'ibittà

Genere: Folk

Anno: 2015

Casa Discografica: ControRecords

Servizio di:

Sciorinarono dal campanile un fazzoletto a tre colori, suonarono le campane a stormo, e cominciarono a gridare in piazza: – Viva la libertà!”. La citazione è di un celebre siciliano, Giovanni Verga, perché qui è di Sicilia che si parla. Una regione singola che si fa portavoce di un’ingiustizia collettiva. Le parole di Verga, tratte da una sua novella intitolata “Libertà”, rientrano in uno schema ben preciso dove la storia (quella vera), il cinema e la musica sono accomunati da un ghigno ribelle. Fonte d’ispirazione per Verga furono, infatti, le vicende che si verificarono a Bronte (piccola cittadina sicula) nel 1860, dove una rivolta popolare fu sedata dal generale Nino Bixio (su ordine di Garibaldi) con saccheggiamenti ed esecuzioni. La vicenda, poi, trovò spazio in un film del 1972 nella splendida pellicola firmata da Florestano Vancini con il titolo eloquente: “Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato”. Ancora mistificazioni di fatti storici, dunque, smascherati da artisti ed intellettuali accorti e legati alla storia della propria madre patria.  Ben venga allora l’ultimo lavoro di Salvo Ruolo, che ha dalla sua il merito d’aver voluto scrivere e realizzare un disco interamente in lingua arcaica (operazione complicata e meticolosa) e, ancora più importante, ad essersi avvalso di un altro siculo di spessore come Cesare Basile (produzione) coadiuvato da tutti i “compagni” del Teatro Coppola di Catania.

Canciari patruni ‘un è l’ibittà” racchiude nella sua parabola questo e molto altro, avvalendosi dei crudi tratti della musica folk-blues. Sette brani di resistenza e di vili soprusi, vissuti attraverso gli occhi degli umili, dei semplici, degli eterni sconfitti. A lacrimare polvere in questo far west di metà Ottocento, infatti, sono personaggi ai margini della società come “A buttana”, che rifiuta il vitalizio inviatole dal re borbone dopo la morte del suo uomo ucciso in battaglia a Messina, oppure la “Mariuzza Izzu” brutalmente violentata e poi uccisa da un plotone di piemontesi, rappresentanti del nascituro stato italiano. I miserabili di Ruolo, però, non si limitano a subire soltanto la storia, talvolta passano all’azione come in “Passananti”, dove si narra dell’attentato al Re Umberto I poi andato a vuoto o nella profetica “Malutempu” (Vi dico che questo tempo non dura tutto il tempo/Il diavolo ci mostra il paradiso/ma questo tempo non durerà per sempre). Le storie di briganti e guerriglieri si stemperano sulle note di una ninna nanna liberatrice (Picchi’Brisci Accussi’Notti) che chiude con un’aura di sospensione un concept incredibilmente suggestivo e di grande valore socio-culturale.

Dietro al lavoro di Ruolo/Basile sono narrate le inquietudini di chi vive in prima persona le contraddizione della propria terra. Il meridione dei martoriati dalla storia e da secoli di mal governo esce fuori in questo album con una forza sanguigna: Canciari patruni ‘un è l’ibittà non è il lamento degli sconfitti ma denuncia degli oppressori e spirito di ribellione. Con una visione quasi catartica della storia (vera) si scorge tra le note dell’album un segno speranzoso di rinascita libera e sempre più feconda. Bellissimo e centrato alla perfezione il progetto grafico curato da Monica Saso, che fa di quest’album un’opera storicamente attuale e preziosa. Il western di Leone è più che mai in Sicilia!

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · Malutempu
  • 2 · A Buttana
  • 3 · Re'Pitu
  • 4 · Buttita & Balistreri
  • 5 · Mariuzza Izzu
  • 6 · Passananti
  • 7 · Picchi' Brisci Accussì Notti

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