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Recensioni | Pubblicato il 22 maggio 2015

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Cesare Basile

Tu prenditi l'amore che vuoi

Genere: Folk-Blues, rock

Anno: 2015

Casa Discografica: Urtovox

Servizio di:

Sangue, cenere e braci ardenti nell’ultima prova (la nona, precisamente) dell’artista siculo Cesare Basile. La prima volutamente libera da vincoli (S.I.A.E), l’ennesima controcorrente e coerente con il percorso artistico ed intellettuale interpretato in tutti questi anni, scissi tra lotte di autonomie sociali, indipendenza artistica e rivendicazioni storiche. La dentellatura di questo ibrido sanguinolento, misto a canzone d’autore, rock, folk, suggestioni popolari, irrora di luce il viaggio a tinte scure qui riproposto da Basile. Rosso, ma scuro, anche l’artwork (di Monica Saso) con fionda e rosario in primo piano: simboli di una lotta necessaria e sempre viva nell’immaginario di chi vive il presente con uno sguardo sempre critico al passato. Proprio la Sicilia, da questo punto di vista, continua a offrire spunti di riflessioni di grande spessore: basti pensare all’ottima prova del musicista siculo Salvo Ruolo e al suo “Canciari patruni ‘un è l’ibittà”, segno di una resistenza ideologica che non vuole sottomettersi alla follia del nostro tempo.

Tu prenditi l’amore che vuoi, armato della sua sferzante invettiva, si veste dei medesimi intenti intrapresi dal succitato Ruolo: dare voce a chi una voce non l’ha avuta, decapitare con lame affilate le ingiustizie taciute e sofferte, scuotere gli animi e protenderli verso una nuova visione delle cose. Basile lo fa con maestria, spingendosi negli anfratti più polverosi della propria terra, rimescolando anima e cuore delle storie narrate: dal folk-blues del cantastorie “Araziu Stranu”, essenziale eppure inafferrabile, alla bandistica narrazione di “Franchina”, fino alla più viscerale “Tu prenditi l’amore che vuoi”, così vicina alle suggestioni dell’ultimo De Andrè – lo stesso che volle dedicare le proprie ultime parole agli <<ultimi, i vinti, i sempre sconfitti>>, e che ancora oggi rivivono nella smisurata preghiera di Basile, il quale traccia una linea che trae dall’amore la forza per lottare. L’invettiva rabbiosa, tuttavia, è sempre latente: batte la grancassa nelle orchestrazioni di “Manianti” (in dialetto, burattinai) che sfuma in un finale sospeso tra fiati delicati e arpeggi  con echi led-zeppeliniani. Ad accentuarne le qualità bastano le prestigiose e sanguigne collaborazioni di voci ruvide e graffianti come quella di Rita Oberti ne “La vostra misera cambiale” e di Nicoletta Fiorina nel rock tagliente di “Ciuri”. L’animo folk e quello più blues spiritato trovano forma e si plasmano l’un l’altro in “Libertà mi fa schifo se alleva miseria” – probabilmente tra le critiche più esacerbanti del disco. L’ultima parte della scaletta serba ancora inaspettati cambi di rotta e si gode di un Basile solo voce e pianoforte in “U chiamunu travagghiu” per chiudere il cerchio in una folle corsa fatta di cantilene psichedeliche ed urticanti di “Di Quali Notti”.

Sarebbe scontato, in merito a Tu prenditi l’amore che vuoi, parlare di maturità artistica o nuovi tasselli puntellati. Ciò che qui va sottolineato è la grande forza espressiva di cui Basile carica le proprie liriche, passando per architetture sonore mai scontate e in continuo cambiamento. La storia del cantautorato italiano passa e deve passare necessariamente attraverso gli occhi e le mani di questo moderno cantastorie siciliano. Lui, dal suo canto, ci sta mettendo cuore e gambe. Un disco necessario e da centellinare suono su suono.

Voto: 7.7/10

Tracklist:

  • 1 · Araziu Stranu
  • 2 · Franchina
  • 3 · Tu prenditi l'amore che vuoi
  • 4 · Manianti
  • 5 · La vostra misera cambiale
  • 6 · Filastrocca di Jacob detto il ladro
  • 7 · Ciuri
  • 8 · Libertà mi fa schifo se alleva miseria
  • 9 · A Muscatedda
  • 10 · U chiamunu travagghiu
  • 11 · Di quali notti

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