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Recensioni | Pubblicato il 22 marzo 2015

Chasing Yesterday

Noel Gallagher's High Flying Birds

Chasing Yesterday

Genere: Brit Pop

Anno: 2015

Casa Discografica: Sour Mash

Servizio di:

È la prima nota dell’album eppure, se ricolleghi tutti i pezzi del puzzle (Gallagher, accordo di Mi minore e quella ritmica già ascoltata), il tuo cervello, per un istante, non può avere dubbi: sta suonando “Wonderwall”.Invece no, si intitola “Riverman” la traccia d’apertura del secondo disco solista di Gallagher Senior.

L’icona sopravvissuta del Brit Pop, genere morto quindici anni fa per far spazio al Post Brit Pop (ormai ogni corrente ha un post), ha forse fatto l’errore piuttosto comune di sponsorizzare il lancio di Chasing Yesterday con un enfasi degna dell’ultimo iPhone, ma in fondo non c’è nulla di nuovo in questo album.

È altrettanto mala teoria diffusa però, che si debba sempre proporre qualcosa di breakthrough per meritarsi un buon voto sulle recensioni. Chi si aspettava un cambio di rotta ha sbagliato acquisto, anzi, forse ha sbagliato proprio artista. Per il quasi cinquantenne Noel, è un album di tutto rispetto; per i cambiamenti forse vale la pena aspettare il ritorno di Damon Albarn, decisamente più camaleontico, e dei suoi Blur.

Strenuo promotore di un suo modo di comporre canzoni, di un suo modo di cantarle, di suonarle, Noel si è meritato questo diritto, come altri, grazie a vent’anni di carriera alle spalle. Ogni sua traccia è condita più o meno sempre degli stessi  ingredienti, divenuti ormai cliché di una generazione e di una scena più che di un modo di fare musica; e sebbene persino i testi incomprensibili e spesso insensati ripetano le stesse frasi già ascoltate dieci anni fa, la loro riproposizione non suona mai fastidiosa o ridondante. Elemento essenziale.

Si prenda “The Dying of The Light”: quante ne avrà scritte di ballate il buon Noel? Eppure non stancano e anche questa entra senza fatica nel repertorio dell’artista di Manchester. Sarebbe anche ingiusto non sottolineare i punti di forza di questo disco: più che in passato, l’ex Oasis fa incetta di elementi anni 70 (“The Mexican” fa l’occhiolino al repertorio di T. Rex o Rolling Stones); ripropone  numerosi strumenti a fiato (evidentemente deve essere rimasto soddisfatto dell’esperienza con il primo album); sperimenta tempi composti e si immerge (anche se di rado) in generi che nessuno gli avrebbe mai associato.

Si avvale di collaboratori di un certo livello: Johnny Marr compare nel secondo singolo estratto “Ballad of the Mighty I”; Garry Cobain (metà del duo elettronico Future Sound of London, band caduta, ahimè, nel dimenticatoio), ci mette del suo in un paio di tracce; Joy Rose, voce degli Incognito, affianca in backing vocals Mr. Gallagher in “The Right Stuff”, un pezzo definito da Noel stesso Space Jazz e forse climax dell’album assieme a “While The Song Remains The Same”, che richiama da lontano le sonorità di “The Importance of Being Idle”  (uno degli ultimi veri baluardi degli Oasis?) prima della discesa verso la chiusura dell’album di dieci tracce.

Tra le bonus tracks spunta una “Leave My Guitar Alone”. Il piano richiama quasi in modo subdolo “Hey Jude”. Plagio? I fratelli Gallagher non hanno mai nascosto il fascino per artisti come Beatles o Smiths. Più che plagi, sono dichiarati apprezzamenti, sfacciati forse, come l’intro di “Cigarettes and Alcohol”, copia bella e buona di “Bang a Gong” dei T. Rex. I latini, se la memoria non mi inganna, parlavano di Imitatio. Un male?  Dipende.

Chasing Yesterday è degno seguito del primo album dei Noel Gallagher’s High Flying Birds: è di qualità, è ben fatto, è marchio di fabbrica “Manchester Made”, lo comprerete, lo consumerete se avete ancora i basettoni e i capelli alla George Harrison, ma è anche vero che, seppur affiliati alla corrente degli aficionados del Brit Pop, non segnerà la vostra vita. Tra un paio d’anni scorrerete con la punta delle dita i vostri Cd sullo scaffale accanto alla scrivania e rivedrete la copertina di questo disco. A quel punto vi direte “Toh! Guarda che c’è qui!”. Ora però è il suo momento, godiamocelo.

Un ultimo appunto:  un paio d’anni fa vidi Noel dal vivo a Roma e accanto a me un giovane nostalgico non faceva che gridare cose come “Fai pace con tuo fratello!” et similia. A un certo punto tutto il Pala Atlantico di Roma comincia a gridare in coro “OASIS! OASIS!”. Ho guardato da lontano negli occhi di Noel ed ho notato un certo rammarico. Sembrava dire “Ancora!?”.

Di recente ho letto decine di commenti sui massimi social network inneggiare sempre al ritorno degli Oasis. C’è la scuola di pensiero “Noel da solo può dare spazio a quelle idee che con gli Oasis non poteva proporre”, quella dei “Perché Liam è un coglione, se lo merita!” e quella dei nostalgici che vorrebbero potersi presentare sotto al palco del duo riunito gridando qualche “Med Fer It”. Ora, premesso che nella mia vecchia stanza, a casa dei miei genitori, c’è ancora un poster di Liam e Noel comprato ad un Virgin Store di Edimburgo nei primi del 2000: da un punto di vista di efficacia live non c’è dubbio che la band riunita potrebbe regalare enormi emozioni riportando in auge masterpieces degli anni ’90, ma è anche vero che accanirsi sulle reunion ha spesso molto più senso economicamente che non artisticamente.

Per gli artisti, è chiaro. Alcuni si chiedono come sarebbe Chasing Yesterday suonato dagli Oasis e cantato da Liam Gallagher. Fintanto che le cose stanno così, che non sono i fan a poter decidere del ritorno di una leggenda della musica anni ’90, largo a Noel Gallagher solista, e largo ai giovani, sperando che questi possano fare, non meglio, ma bene come fecero gli Oasis alla loro epoca. Quando li ascoltavamo sul Walkman, non sull’ipod.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Riverman
  • 2 · In the Heat of the Moment
  • 3 · The Girl with X-Ray Eyes
  • 4 · Lock All the Doors
  • 5 · The Dying of the Light
  • 6 · The Right Stuff
  • 7 · While the Song Remains the Same
  • 8 · The Mexican
  • 9 · You Know We Can't Go Back
  • 10 · Ballad of the Mighty
  • 11 · Leave My Guitar Alone Deluxe edition
  • 12 · Do the Damage
  • 13 · Revolution Song
  • 14 · Freaky Teeth
  • 15 · In the Heat of the Moment (Toydrum Remix)

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