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Recensioni | Pubblicato il 17 aprile 2012

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Chromatics

Kill For Love

Genere: Synth-pop, Elettronica, Pop

Anno: 2012

Casa Discografica: Italians Do It Better

Servizio di:

Quarto album in studio per i Chromatics, synthpop band di Portland giunta alla pubblicazione di Kill For Love ben cinque anni dopo Night Drive, e più precisamente dopo un’acclamazione generale giunta grazie (anche) alla partecipazione nella colonna sonora di Drive ed al rilascio del primo singolo (appunto, Kill For Love) alla fine di Ottobre. La costruzione di Kill For Love è stato in tutti sensi un parto, che ha dovuto scremare un’iniziale produzione di ben 36 brani, riducendoli in fine a ‘soli’ 16. Dietro questo però non c’è solo un obiettivo commerciale, anzi, più ci si addentra nel labirinto di un album quanto mai estroso e completo, tanto più si comprende come tutto ciò che finalmente giunge a noi è frutto di una selezione più che accurata. Insomma, godetevelo.

Partenza e subito spazio alle sorprese (o forse no, ripensando alla dedica a Kate Bush in Night Drive), ovvero a una cover di My My Hey Hey (Into The Black) di Neil Young  interpretazione ‘classica’ e fedele all’originale, che tuttavia nel finale introduce qualche colpettino di synth sullo sfondo, tanto delicato da apparire naturale e per niente invasivo. Il brano si scioglie con la sua solita malinconia finale, scompare e subito sorge Kill For Love col suo attacco estremamente ’80, note lunghe ed una ritmica che affiora piano piano per esplodere nel ritornello insieme ad un loop che faremo molta fatica a dimenticare. Effetto M83, successo assicurato. Back From The Grave è tutta synth ed effetti, per tonalità più autunnali e spente, corredate da una voce piena e allo stesso tempo decadente.

Tuffo nel pop per The Page, brano articolato su note di chitarra lontane e battuta più lenta, per poi nuotare a galla e prendere un bel respiro per i cinque (strepitosi) minuti di Lady: ancora pop, synth e ritornelli infiniti per una melodia tanto facile quanto tremendamente efficace, saltando nel ritornello su un’elettronica fine e preziosa. Atmosfere sensuali ma nebbiose, fra silenzi, glitch e psichedelia.

Lady ti lascia vuoto, orfano, e dall’abbandono ti salva solo la base di These Streets Will Never Look The Same, con le sue tonalità sommesse ed eco di voci dance distorte. E’ una ripresa lenta, progressiva, che nella seconda parte cambia volto, si traveste momento dopo momento da house oscura, accelera ed infine vira nuovamente sulle tematiche iniziali.

I sette minuti di Broken Mirrors sono una sintesi di silenzi e paesaggi estatici, dream pop e visioni oniriche. Raffinatezza. Il tocco pop decisamente classico di Candy disegna una vocalità sensuale ed atmosfere pacate che si trasformano naturalmente nella pause di The Eleventh Hour, brano dall’incedere misterioso, ravvivato qua e là da note solitarie e da una base quasi impercettibile. Note di piano aprono invece Running From The Sun, brano malinconico che cresce via via, aiutandosi anche con organi ed una base piuttosto contrastante ma molto azzeccata. Di nuovo tonalità anni ’80 sono protagoniste in Dust To Dust, per un brano ancora caratterizzato da riflessi oscuri e da uno sguardo investigatore, da inseguimento nelle prime ore della notte in periferie dimenticate e buie.

Birds Of Paradise apre la parte finale di Kill For Love con le sue note dubbiose, testi romantici ed un pizzico di glitch che aggiunge quel ché di intimità ad un’ambientazione che spazia dalla tristezza alla speranza. Brano completo e minuziosamente curato; insomma, si continua sulla buona strada. Un synth più nudo che mai apre Matter Of Time, tra falsetti tragici e clapping appena accennato che svanisce nel finale per aprire alla spensieratezza di At Your Door, con le sue note vagamente orientali, e poi a There’s a Light Out On The Horizon: sperimentazione, eclettismo e macedonia di elettronica per una traccia quasi totalmente strumentale. Ennesimo, piccolo regalo da parte dei Chromatics. The River incornicia il lavoro, firma elegantemente e saluta lasciando scivolare qualche lacrima.

Ce n’è voluto di tempo per rivedere i Chromatics all’opera, è vero, ma quello che ci propongono in Kill For Love è un lavoro tanto curato quanto sorprendentemente profondo. C’è spazio per tutto, da un pop sensuale ed intimo alla sperimentazione elettronica, dai silenzi raffinati ai sogni ad occhi aperti. Bentornati Chromatics, era l’ora.

Voto: 8,2/10

Tracklist:

  • 1 · Into The Black
  • 2 · Kill For Love
  • 3 · Back From The Grave
  • 4 · The Page
  • 5 · Lady
  • 6 · These Streets Will Never Look The Same
  • 7 · Broken Mirrors
  • 8 · Candy
  • 9 · The Eleventh Hour
  • 10 · Running From The Sun
  • 11 · Dust To Dust
  • 12 · Birds Of Paradise
  • 13 · A Matter Of Time
  • 14 · At Your Door
  • 15 · There's a Light Out On The Horizon
  • 16 · The River

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