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Recensioni | Pubblicato il 23 dicembre 2014

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Clark

Clark

Genere: idm, electro

Anno: 2014

Casa Discografica: Warp Records

Servizio di:

Il suono Warp esiste grazie all’opera di alcuni pionieri che negli anni Novanta modificarono geneticamente i canoni dell’elettronica, trasformandola in modo permanente. Di quei suoni, che sono marchio di fabbrica dell’etichetta britannica, Chris Clark è già da un po’ una delle personalità emergenti, fertile producer che aggiorna costantemente la musica di più autorevoli maestri: Plaid, Aphex Twins e Autechre – tanto per citare alcuni “campioni” – hanno aperto un varco temporale dal valore inestimabile che sta dando frutti succulenti. Lui attualmente è uno dei migliori.

Padrone della materia sintetica come pochi, ha distillato con assoluta calma le partiture generate dalle macchine futuristiche, creando uno stile personale ed evoluto che rispetta le nuove regole, che ingloba e assimila le scuole createsi nel frattempo. Giunto in breve al nono full-lenght, il signor C, finalmente, dopo aver egregiamente gigioneggiato, dimostra una maestria che lo pone nella fascia più alta della categoria.
Il nuovo lavoro è ben disegnato, ottimamente orchestrato, restituito in maniera ragionata (sebbene rispettoso dell’idm) e nonostante i soliti déjà vu, ci dà preziose indicazioni sul futuro dell’electronica. L’autopsia eseguita sui singoli frammenti (13) rivela contaminazioni sintetiche “malate” e una connotazione eterogenea a sua volta arricchita di invenzioni che attingono sì ai classici (gli onnipresenti Kraftwerk qui omaggiati esplicitamente nella prima parte di Banjo), senza mai esasperarne i toni. Se a tutto questo aggiungete una scaltra iniezione di ritmo avrete il disco giusto per non rimpiangere i sopracitati epigoni.

L’intro deflagrante “Ship is Flooding” ci immette nell’atmosfera urticante di “Winter Linn” (tra le migliori tracce del disco), tubularbells in distorsione; “Unfurla” è la hit che mancava al nostro da molto tempo, l’intesa dei ritmi è perfetta con i suoni reali, virtuosi, e con le incantevoli scorie passatiste. Gli swinganti tasti del piano infarciti di un sottofondo inquieto fungono da pretesto per calibrare i due mirabili minuti di “Strength Through Fragility”. “Sodium Trimmers” aumenta esageratamente il tiro del drumming variando in corsa la struttura del brano, in forte odore di Ebm. La trottata accenna appena a rallentare per inalberarsi in “Banjo” e poi liquefarsi nella metallica “Snowbird”, i cinguettii sono davvero poco rassicuranti: finale evocativo e industriale elevano la caratura oltremodo. “The Grit In The Pearl” è la scuola Warp al suo massimo splendore, tra riverberi e inseguimenti nel buio. Poi ci sono “Beacon”, elegia acida e convulsa, “Petroleum Tinged” altro, ennesimo, richiamo alle cinematografiche grandezze sci-fi di futuri-passati, le evoluzioni aphexiane in versione drum and jazz di “Silvered Iris”; l’allungo delle due finali “There’s A Distance In You” e “Everlane” è lisergico e ultra-glaciale e ci ricorda ancora chi sono le matrix: pura poesia sinfonica e siderale immedesimazione nell’universo altromondista, verso i bastioni di Tannhauser alla ricerca di una insperata – sfumata – redenzione: il loop si adagia e la “sua mente (non) se ne va”. Senza dubbio tra le migliori produzioni elettroniche di quest’anno.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Ship Is Flooding
  • 2 · Winter Linn
  • 3 · Unfurla
  • 4 · Strength Through Fragility
  • 5 · Sodium Trimmers
  • 6 · Banjo
  • 7 · Snowbird
  • 8 · The Grit In The Pearl
  • 9 · Beacon
  • 10 · Petroleum Tinged
  • 11 · Silvered Iris
  • 12 · There's A Distance In You
  • 13 · Everlane

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