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Recensioni | Pubblicato il 29 maggio 2013

The Strokes - Comedown Machine

The Strokes

Comedown Machine

Genere: Indie Rock

Anno: 2013

Casa Discografica: RCA

Servizio di:

Il peso di un esordio esplosivo. L’ingombrante zavorra di un seguito non all’altezza, con picchi di noia assoluta. Di contorno, collaborazioni più o meno illustri, progetti paralleli – complice una rottura che faceva temere il peggio – e un impatto mediatico che tuttora garantisce un gran numero di fan in giro per il mondo. Tutta qui la vicenda degli Strokes? I cinque ragazzacci newyorkesi rispondono con un perentorio “No” e danno alle stampe un nuovo disco di inediti, intitolato Comedown Machine.

Gli echi di ‘Angles’ si sentono ancora, e non manca la caratteristica attitudine modaiola e istrionica del gruppo, con una differenza però: se il lavoro precedente da un lato aveva di fatto aperto la strada ad un nuovo sound, non più ancorato ai primi tempi ma aperto ad altre sonorità, perdendo d’altra parte qualcosa per strada come la freschezza delle melodie, in Comedown Machine tutto ciò è stato limato a beneficio della continuità, aspetto su cui gli Strokes latitavano da tempo immemore. Non si tratta infatti del solito disco aggrappato ai singoli apri-classifica, ci tengono a sottolineare Casablancas e soci fin dall’iniziale “Tap Out”, vero e proprio brano programmatico che evidenzia una ritrovata alchimia tra il comparto ritmico e quello melodico, col duo Valensi-Hammond jr. a tessere un tappeto funky su cui danza il falsetto sinuoso di Casablancas. Davvero niente male come inizio ma il meglio deve ancora venire, sembrano dirci. Di lì a poco arriva “All the Time” e non si può rimanere indifferenti al fatto che sia così: eccolo di nuovo in cuffia, il tocco-Strokes. Tre minuti di rifferama dei bei tempi e un ritornello da manuale. Bene, bravi, bis.

Con “One Way Trigger” le sonorità cambiano e virano su lidi eighties, con un synth che sembra rimandare al classico dei norvegesi a-ha “Take on Me” e una voce, quella di Casablancas, decollata su frequenze quasi cartoonesche e a tratti stucchevole. Il disco solista del frontman, ‘Phrazes for the Young’, si è rivelato prodigo di spunti interessanti e si sente qui così come nella successiva “Welcome to Japan”: ecco di nuovo i fraseggi funk, che tanto avevano giovato a uno dei pochi pezzi riusciti di ‘Angles’ come “Machu Picchu”, e un irresistibile mood disco da club; un degno passepartout per il break dreamy di “80’s Comedown Machine”, con un’atmosfera che si fa placida e rarefatta, altro segnale di un sound per nulla avvitato su se stesso ma stimolato da nuovi impulsi. Neanche il tempo di assimilare la svolta che arriva l’incendiaria “50/50″, altro episodio che ritorna ai fasti garage e scoppia in un furente ritornello che a tratti fa pensare ad una “Reptilia” più matura calata negli anni Dieci. Un’altra potenziale hit.

La successiva “Slow Animals” rimescola le carte in tavola, attingendo nelle strofe a certo indie rock inglese con inserti math, mentre “Partners in Crime” corre nuovamente su binari ottantiani per mezzo di suggestioni elettroniche e una trascinante sezione ritmica su sfondo malinconico. Spazio poi al Casablancas solista che ritorna prepotente nella divertente “Chances”, pop colorato e giocoso dalle forti tinte sintetiche – leitmotiv di PftY – in cui il falsetto dell’indolente Julian trova coordinate più gradevoli e consone al resto. In chiusura “Happy Ending” e “Call It Fate, Call It Karma”, con la prima a sublimare la deriva funk dei pezzi precedenti con un’energia contagiosa e un tiro da singolo, la seconda chiamata impietosamente a tirare le somme di un disco ben più riuscito di questa marcetta tra il vintage e l’esotico.

Niente tuttavia che pregiudichi la qualità complessiva di ‘Comedown Machine’, disco che pur non raggiungendo la vetta di ‘Is This It’ si rivela essere ottimo e all’altezza di questi primi, interessanti mesi del 2013 musicale. L’intenzione era quella di sorprendere, e gli Strokes – da troppo tempo impantanati in una crisi di identità – ci sono riusciti nel migliore dei modi. Bel ritorno.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Tap Out
  • 2 · All the Time
  • 3 · One Way Trigger
  • 4 · Welcome to Japan
  • 5 · 80's Comedown Machine
  • 6 · 50/50
  • 7 · Slow Animals
  • 8 · Partners in Crime
  • 9 · Chances
  • 10 · Happy Ending
  • 11 · Call It Fate, Call It Karma

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