Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Recensioni | Pubblicato il 8 settembre 2012

crowd_surfing_cover_300

Heike Has The Giggles

Crowd Surfing

Genere: Punk Rock

Anno: 2012

Casa Discografica: Foolica Records

Servizio di:

Un’esplosione di energia giovanile. E’ questa la prima definizione che mi viene in mente per Crowd Surfing, l’ultimo album degli Heike Has The Giggles, uscito agli inizi di questo febbraio per la Foolica Records!. Il secondo full-lenght di questa giovanissima (anagraficamente) band di Solarolo non delude certo le aspettative che aveva lasciato il loro primo lavoro, “Sh!”. Dal punto di vista tecnico si tratta di undici tracce per un totale di poco più di mezz’ora di musica, tutta giocata su uno splendido connubio tra un punk-rock arrabbiato e graffiante e delle misurate venature pop che aiutano a snellire l’insieme. Rispetto al primo disco ciò che più si nota è la crescita tecnica; le melodie sono più complesse, gli arrangiamenti più ragionati, ma il tutto senza tradire lo stile col quale si sono fatti conoscere. I testi, curati dalla cantante/chitarrista/frontman Emanuela Drei, sono semplici e diretti ad un primo ascolto, ma nascondono alcune acute riflessioni sui rapporti personali con gli altri e con sé stessi.

Ma iniziamo ad entrare all’interno dell’album. La prima traccia è I wish I was cool ed è un’esplosione; chitarra, basso e batteria suonano all’unisono un ritmo martellante per accompagnare una lirica tutta incentrata sul rapporto tra essere ed apparire e su come esso sia legato all’immagine degli altri che noi abbiamo e viceversa. Segue Dear Fear, adagiata su una ritmica più distesa e melodicamente molto circolare, per cantare le incomprensioni e l’incomunicabilità ad un livello, però, giovanile e personale. Questo perchè gli Heike Has The Giggles non vengono a parlarci di massimi sistemi, di pace, di guerra, di problemi sociali ma, rivolgendosi ai loro coetanei, nei loro testi raccontano i dubbi, i problemi e le situazioni personali della fascia giovanile della società, e lo fanno gridando e, talvolta, ironizzando.

Tornando al disco, si prosegue con Breakfast, che per tematiche richiama il brano precedente ma con una vena di malinconia più accesa (I feel we don’t have the time to talk I feel we don’t have the chance to ask for love); il tutto si costruisce su una linea melodica decisamente più pop, rilassata e leggera, che però non stona affatto con l’insieme del disco.

In M.Gondry un velocissimo e travolgente cantato ci mostra una tipica situazione di crisi di coppia dovuta alla mancanza di comunicazione (I watch the stars, you watch a movie, I think about us, and you watch the TV); la voce di Emanuela da sfogo alla sua espressività e diventa sempre più incalzante col procedere del brano, ben rappresentando il flusso mentale che si verrebbe a creare in una situazione simile. Crowd Surfing da il nome all’album, e porta nell’aria un clima estivo dal sapore marino; la melodia si sbilancia più sul pop che sul punk, ed è caratterizzata da una forte originalità compositiva. Si tratta dunque di un pezzo eclettico, che giustamente è stato scelto come title-track di questo disco così vario ed imprevedibile.

Segue Next Time, con cui l’atmosfera torna a farsi malinconica; la canzone sembra quasi uno sfogo rassegnato e per questo è accompagnata da un ritmo dondolante e mesto. Da segnalare i riff di chitarra a metà del brano, che riprendono il tema vocale per poi continuare seguendolo sullo sfondo.

Repetitive Parts inizia con un veloce giro di basso su cui si innestano successivamente gli altri strumenti; la base resta comunque essenziale per tutto il brano, caratterizzato, come dice il titolo stesso, dall’essere ripetitivo e martellante; questo in accordo col testo che però non mi convince completamente per il suo essere eccessivamente adolescenziale. Su Time Waster, carico di nichilismo “da ventenne” (I’m wasting my time, I need something to believe in. I’m wasting my time, I’m wasting my time, I need something to believe in), pesa l’anima punk del disco, e il finale, forse volutamente, non trova soluzione ma si spegne nel costante ripetersi del testo. Segue il simpatico e geniale Blabla, quasi tre minuti di incalzanti frasi prive di senso intervallate dall’affermazione che “chiunque può cantare una canzone senza dire nulla”; quasi dada, mi verrebbe da dire. We All si dipana sul ritmo dato dal basso per crescere su linee guida punkeggianti e veloci. Infine, a chiudere il tutto, troviamo I don’t know, una riflessione su come spesso i sogni della nostra giovinezza restino gli stessi anche nella maturità, e quindi un invito a non avere timore nel perseguirli.

Per dirla tutta, Crowd Surfing è il mio prototipo di come dovrebbe essere il nuovo album di una band; un’opera sull’onda della precedente, ma con una sensibile crescita musicale. In questo modo si riescono ad evitare due errori: l’arenarsi pesantemente sul proprio stile personale senza concedere spazio ad alcuna evoluzione o, viceversa, lo snaturarsi completamente in nome di una maggiore commerciabilità. Questo disco, per quanto magari non privo di pecche, ben rispetta le caratteristiche di cui sopra, e per questo lo considero senza dubbio un lavoro ben riuscito ed un’ottima prova per questi giovani ravennati, che sempre riescono ad infiammarmi con la loro musica ritmata e coinvolgente.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · I Wish I Was Cool
  • 2 · Dear Fear
  • 3 · Breakfast
  • 4 · M. Gondry
  • 5 · Crowd Surfing
  • 6 · Next Time
  • 7 · Repetitive Parts
  • 8 · Time Waster
  • 9 · Blabla
  • 10 · We All
  • 11 · I Don't Know

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi