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Recensioni | Pubblicato il 20 maggio 2013

nancy elizabeth

Nancy Elizabeth

Dancing

Genere: Folk, Songwriting, Vocals

Anno: 2013

Casa Discografica: Leaf Label

Servizio di:

Un assolo dalle linee perfette, uno stile nitido e dall’imponenza granitica, lo straordinario utilizzo della sua vocalità e del virtuosismo strumentale. Nancy Elizabeth supera se stessa e al terzo album in studio con le sue pennellate stilistiche traccia un dipinto praticamente perfetto e di forte impatto emotivo.

La multi-strumentista britannica, dopo Battle and Victory del 2007 e Wrought Iron del 2009, ritorna con Dancing. Un album inconsapevole leggendo le sue parole (“I didn’t mean to make an album, but I did,”) e frutto di un distacco ricercato dal resto dell’umanità che l’ha portata ad una scrittura e composizione ispirata, che ha dato forma ad un intimismo dalle mille sfaccettature.

Il pianoforte è lo strumento dominante, il regista degli arrangiamenti che si sviluppa su diversi livelli; questo trasporto dinamico della composizione è accompagnato da trame elettroniche (“Debt“), spazi acustici (“The Last Battle“) e soprattutto dall’ecletticità vocale. Questo risulta un altro elemento chiave del disco, grazie alla capacità di rendere la stessa voce uno strumento aggiunto che spesso asseconda le intuizioni compositive (In “Mexico” e “Shimmering Song“, l’effetto è netto) che non poche volte evadono gli schemi del genere (basta ascoltare la particolarità vocale di “All Mouth“).

Un esempio di questo aspetto lo potete ammirare ascoltando “Heart” che esalta i giochi vocali fra irregolarità ritmica e ricercati minimalismi. Ma anche quando la composizione si dirige verso strutture classiche, come avviene in “Indelible Day“, nel finale interviene un rumorismo evanescente. Ma il brano che rappresenta meglio la vena sperimentale del disco è “Raven City“, brano ritmicamente imprevedibile, che vive sui contrasti e nel finale si appropria anche di ritmiche jazz.

In “Simon Says Dance” la sua voce, con il suo potere evocativo, è anche capace di costruire atmosfere dai richiami ambientali (poi riprese anche nella finale “Early Sleep“) che rinvigorisce la poeticità del testo: We may think we’ve not met before, but we’ve danced out our lives on a million  dancefloors. For centuries now I’ve waltzed you around, you limbo’d me lifeless and disco’d me down” . Tra i brani più riusciti dell’album c’è “Death in a sunny Room”: una ballata pianistica malinconica arricchita da morbidi vocalizzi e il tocco dell’arpa.

Fa tutto da sola e in modo monumentale: la grazia interpretativa, le sperimentazioni sonore e l’intensità dei testi in relazione con l’intreccio musicale. Tutto questo fa di Dancing uno dei migliori episodi di cantautorato dell’anno in corso.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · The Last Battle
  • 2 · Heart
  • 3 · Indelible Day
  • 4 · Mexico
  • 5 · Simon Says Dance
  • 6 · Death In A Sunny Room
  • 7 · Debt
  • 8 · Shimmering Song
  • 9 · All Mouth
  • 10 · Raven City
  • 12 · Desire
  • 13 · Early Sleep

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