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Dischi DOC | Pubblicato il 30 maggio 2014

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Tomasz Stańko Quintet

Dark Eyes

Genere: Jazz

Anno: 2009

Casa Discografica: ECM

Servizio di:

La fotografia di Jean-Guy Lathuiliére in copertina non poteva essere più appropriata.

Ci troviamo nel bel mezzo di un’autostrada sul finire del giorno. Un tir, i cui contorni appaiono sfocati per via della velocità con cui sta per passarci accanto, continuerà il suo percorso squarciando la notte con i propri fari e lasciandoci alle sue spalle. Qui ha inizio il nostro viaggio di un’ora e qualche manciata di secondi. Questa passeggiata notturna si chiama Dark Eyes.

A farci da guida è il trombettista polacco Tomasz Stańko, sostenuto da una formazione tutta nord-europea: Jacob Bro – occasionale compagno di merende di un certo Paul Motian – alla chitarra, Alexi Tuomarila al pianoforte, Anders Christenses al basso elettrico e Olavi Louhivuori alla batteria.

So Nice, prima traccia del disco, ci accompagna per mano in questo cammino, con la stessa naturalezza con cui la tromba si fonde con il pianoforte di Tuomarila, gentilmente, come il sole si ritira al calar della sera. E, com’è giusto che sia, il buio non tarda ad arrivare. La vittoria definitiva dell’oscurità sulla luce è sancita da ”Terminal 7″. Il suo ritmo incalzante permette a Stańko e Bro di ricamare trame cupe e seducenti, alla stessa stregua della notte più sublime.
Sembra che con le prime tracce vengano definite le linee guida dell’intero album, ma non è così.

I confini – se mai ve ne siano – sembrano essere stati stabiliti al solo scopo di essere varcati, ridefiniti e nuovamente oltrepassati. Il jazz personalissimo – eppure mai autoreferenziale – di Stańko ci incanta per poi strattonarci, senza una sola nota di troppo.
La carezza che diventa schiaffo è “The Dark Eyes Of Martha Hirsch, che rappresenta il nucleo dell’intero progetto, ma non solo. Oltre ad essere il brano più corposo (10:05), è la sintesi perfetta tra la ventata jazzistica nord-europea e il bagaglio musicale di Stańko, non così distante dalla tradizione Bebop. Gli occhi in questione appartengono ad un dipinto del pittore austriaco Oskar Kokoschka. Non è un caso che la citazione sia da ricercare all’interno della corrente artistica dell’ Espressionismo. E’ all’anima che Stańko vuole arrivare. E ci riesce.

In passato il trombettista ha già dato prova di una profonda sensibilità musicale. In Dark Eyes questa si manifesta in tutta la sua grandezza. Armato di una tromba-pennello, riesce a dipingere atmosfere quasi palpabili, facendo del proprio disco un quadro in movimento, di cui il silenzio e le pause non sono cornice ma parte integrante (vedi “Amsterdam Avenue” e “Dirge For Europe“). Miles docet. La brezza fresca, bramosamente agognata, sembra soffiare soltanto all’alba con “Etiuda Baletowa No.3, le prime note del giorno e le ultime del disco.

Ascoltate Dark Eyes se mai avrete voglia di una suggestiva passeggiata notturna in autostrada (magari senza l’inconveniente di una probabilissima morte cruenta).

Voto: 8,5/10

Tracklist:

  • 1 · So Nice
  • 2 · Terminal 7
  • 3 · The Dark Eyes Of Martha Hirsch
  • 4 · Grand Central
  • 5 · Amsterdam Avenue
  • 6 · Samba Nova
  • 7 · Dirge For Europe
  • 8 · May Sun
  • 9 · Last Song
  • 10 · Etiuda Baletowa No.3

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