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Recensioni | Pubblicato il 8 maggio 2013

andrew wyatt - descender

Andrew Wyatt

Descender

Genere: Baroque Pop

Anno: 2013

Casa Discografica: Downtown Records

Servizio di:

Esordio solista per Andrew Wyatt, che per l’occasione smette i panni di vocalist dei Miike Snow e indossa quelli luccicanti del crooner. In Descender infatti non v’è traccia dell’elettropop del gruppo d’origine, anzi: a tenere banco è piuttosto un pop orchestrale di razza, sostenuto dall’illustre collaborazione dell’Orchestra Filarmonica di Praga – nonché da ospiti di indubbio spessore quali John Herndon (Tortoise), Brad Traux (Interpol) e Anthony Rossomondo (Libertines) – e rivolto all’esempio di mostri sacri come Bacharach e Zombies. La ricerca di sonorità raffinate trova in questo disco sicuro approdo, ma non mancano sussulti elettronici che riportano il cantautore statunitense su lidi a lui più congeniali.

E’ il caso dell’iniziale “Horse Latitudes”, intreccio di archi e pattern sintetici ad aprire le danze in tono scuro, oppure della title-track, tempesta di suoni distorti e sovrapposti che spezza l’andamento classicheggiante dell’album. Queste le uniche due vere licenze – poco azzeccate e decisamente ‘fuori posto’, in verità – che Wyatt concede al suo lato sperimentale e ‘indie’: il resto al contrario vede l’orchestra prendere in mano le redini dei brani e condurli ad un’altalena di emozioni all’insegna della ricchezza strumentale, per un risultato tutt’altro che originale ma quantomeno ben calibrato. Non c’è secondo che non trabocchi di fiati e violini a commentare puntuali gli afflati a tratti roboanti (“Cluster Subs”, “And Septimus…”) a tratti malinconici (“It Won’t Let You Go”) di un Wyatt che sembra essersi catapultato a pié pari in atmosfere anni Cinquanta/Sessanta senza esitare a cambiare più volte registro, trasformandosi in bohémien nella leziosa “In Paris They Know How to Build a Monument” o in disinvolto cantore della sentita “There Is a Spring”.

“Tutto molto bello” direbbe qualcuno, tuttavia si arriva alla fine di questa mezz’ora scarsa di eleganti ballate dal sapore retrò con la non poi tanto vaga impressione che quello di Wyatt sia alla fine un mero esercizio di stile, nonostante songwriting e arrangiamenti mai sopra le righe. Chi ama il genere troverà in Descender dell’ottimo pane per i suoi denti, chi invece non dovesse essere sulla stessa lunghezza d’onda può starne tranquillamente alla larga in attesa di qualcosa di davvero rilevante.

Voto: 6/10

Tracklist:

  • 1 · Horse Latitudes
  • 2 · Harlem Boyzz
  • 3 · Cluster Subs
  • 4 · She's Changed
  • 5 · And Septimus...
  • 6 · It Won't Let You Go
  • 7 · Descender (Death of 1000 Cuts)
  • 8 · In Paris They Know How to Build a Monument
  • 9 · There Is a Spring

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