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Recensioni | Pubblicato il 17 gennaio 2013

Wierd.

Weird.

Desert Love For Lonely Graves

Genere: Psychedelic-rock, Shoegaze

Anno: 2013

Casa Discografica: Autoprodotto

Servizio di:

Qualche mese fa piangevo la “perdita” di uno dei miei gruppi preferiti italiani: I Mosquitos. Rappresentanti di una certa caratura di una scena alternativa italiana concentrata soprattutto sull’aspetto psichedelico della musica, il gruppo ha lasciato un vuoto quasi incolmabile con il loro scioglimento.  E poi ho ascoltato i corregionali Weird. e mi son detto che forse, un giorno,  quella fossa potrebbe essere ricoperta da loro.

I Lettori più attenti hanno avuto già la possibilità di avere un assaggio della musica del gruppo romano con l’anteprima di “A New Beginning”. Il gruppo è formato da Marco Barzetti (chitarra e voce), Matteo D’Argenio (basso) e Massimiliano Pecci (batteria). Il disco di debutto si intitola Desert Love for Lonely Graves.

Sette brani che mettono in evidenza soprattutto una cosa: l’equilibrio che la band riesce a mantenere nelle composizioni; quasi perfetto, senza sbavature e sembra di ascoltare un collettivo di una certa esperienza. Ed è la distorsione che fa contemporaneamente da collante e da elemento destabilizzatore. E proprio in questo sta la bravura del gruppo. Il suono risente soprattutto delle influenze psichedeliche e  si concretizza in atmosfere rarefatte, derive rumoristiche e richiami alla scena shoegaze  e wave.

Si comincia con  l’irregolarità ritmica di “Dark Was The Sky, Cold Was The Rain” che si fa strada fra progressive manipolazioni del suono, improvvise decelerazioni e il vellutato tocco della voce di Marco Barzetti, uno dei punti di forza del disco. Si aumenta il “voltaggio” dell’aspetto psichedelico con la successiva “Echo & The Lullaby“, la quale nei momenti più robusti è maggiormente inasprita.

E poi è il turno del singolo “A New Beginning” che dilata i ritmi e vede una bella progressione vocale e strumentale. Bel pezzo, anche se il più derivativo rispetto alle loro influenze. “Desert Love” e “Moan” fanno emergere i richiami alla scena wave: nella prima in maniera più “ammorbidita”, nella seconda per lo stile della batteria nella prima parte del pezzo; poi il brano prenderà un’altra piega a favore di un sound più corposo. E dopo la deliziosa “Sundive” che (breve intro a parte) ripercorre quanto già sentito, c’è un lungo trip di “Druggirl” che porta fuori l’anima sperimentale dei Weird. con la trama del suono che viene continuamente cucita e sfilacciata e un gran lavoro soprattutto nei rallentamenti. Senza dubbio il brano risulta il migliore dell’intero lavoro.

Un esordio notevole quello dei Weird. che porta alla luce una forte personalità e una consapevolezza dei propri mezzi che si riflette nella consistenza della loro musica. Eppure credo che il gruppo si sia “trattenuto”. Penso che per questo album abbia voluto proprio puntare, come detto prima, ad un equilibrio complessivo dell’opera. Sono convinto che se se cambiassero l’obiettivo finale, dando più spazio alla loro vena sperimentale,  potrebbero segnare una pagina importante della musica contemporanea italiana. La strada intrapresa è quella giusta.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Dark Was The Sky, Cold Was The Rain
  • 2 · Echo & The Lullaby
  • 3 · A New Beginning
  • 4 · Desert Love
  • 5 · The Moan .
  • 6 · Sundive
  • 7 · Druggirl

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