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Recensioni | Pubblicato il 19 ottobre 2015

Caracal

Disclosure

Caracal

Genere: UK Garage, Dance

Anno: 2015

Casa Discografica: Island Records

Servizio di:

I Disclosure sono di certo uno dei casi discografici degli ultimi 3 anni. Nel 2013 viaggiavo in lungo e in largo per la Scozia ed in ogni bar, ogni negozio di abbigliamento, ogni  angolo del Royal Mile di Edimburgo, le radio trasmettevano pezzi di un genere musicale che non sentivo da almeno 10 anni: la UK Garage. Dato il ritmo trascinante, ogni volta mi piazzavo accanto ad uno speaker e facevo partire Shazam. Così ho scoperto “Flow”, “Latch”, “White Noise” e molte altre tracce, tutte sempre del medesimo artista. I Disclosure.

Hanno conquistato le classifiche del Regno Unito con una prepotenza degna dei migliori Arctic Monkeys e tornano, a due anni di distanza, con Caracal, album attesissimo e molto controverso.

Tecnicamente la prima cosa che un orecchio attento può notare, è la riduzione del BPM. Settle volava, più o meno, tra i 120 e i 130 BPM fissi. Qui, i fratelli Lawrence hanno optato per un cambio che ha molti pregi e molti difetti. In alcune interviste, il duo ha giustificato la citata scelta tecnica come un antidoto alla noia.

Sembra che i produttori non si siano stancati del loro sound dance, ma vogliano piuttosto affrancarsi da un bollino e dimostrare di poter fare di più.  Così “Good Intentions” e “Nocturnal” richiamano atmosfere anni ’80, “Willing and Able” e “Superego” puntano ad un R&B piuttosto in voga, “Magnets” in cui fa la sua apparizione la giovane Lorde alla voce, è un altro esperimento lontano dai ritmi veloci del primo album, in cui il duo sfrutta l’effetto shuffle sulla drum machine. Infine la traccia conclusiva dell’album standard, “Masterpiece”, è un down tempo che spiazza tutti.

In questo panorama variegato ci sono luci e ombre: se alcuni di questi esperimenti funzionano (“Superego”, “Magnets”, “Nocturnal”) altri sono decisamente fuori luogo (in primis la conclusiva “Masterpiece”).

Non mancano comunque tracce in grado di rievocare e, in alcuni casi superare, lo stile autentico del Garage di Settle (“Holding On” dove il basso sintetico gioca a rincorrersi con la base ritmica in maniera frenetica, “Jaded”, “Hourglass”, “Echoes”). In questi quattro frangenti, i fratelli Lawrence si tolgono la maschera e tornano i due djs instancabili del 2013, con una cura quasi maniacale delle basi, dal sound pulito, ben congeniato e travolgente, e qualche primo segno di maturità tecnica.

La versione Deluxe contiene altre quattro tracce, “Bang That” sorella minore di “Grab Her” del primo album, “Molecules” altro esperimento più Pop dal ritornello riuscito, “Moving Mountains” e “Afterthought”, riuscito pezzo conclusivo, a metà fra una base House e atmosfere trip hop.

Cerchiamo di trarre le somme: a Roma si direbbe “So ragazzi”. La giovane età del duo, la cui somma degli anni arriva a mala pena a 40, è forse una spiegazione di questa mutazione riuscita a metà. È comprensibile la voglia di cambiare e di dimostrare qualcosa di più e la genialità dei due, che pare abbiano decisamente ancora tanto da dire, garantisce buoni risultati a tratti, anche quando la formula vincente dell’esordio viene tralasciata.

È anche vero però che i fratelli Lawrence sembrano, in alcuni casi, approfittarsi del successo ottenuto e, in particolare, dell’imponenza dei loro collaboratori: “Omen”, ad esempio, scritta con e cantata ancora da Sam Smith, fa più da punta di diamante per scalare la classifica che non da pezzo da dance floor.

Inoltre certe variazioni sul tema (“Moving Mountains”, “Masterpiece”, “Good Intentions”) alla fine, dopo un lungo ascolto, non possono che assurgere a ruolo di meri sottofondi da aperitivo.

Parliamoci chiaro: se tra tre anni riprenderete in mano Caracal, sarà ancora una volta per la (pre)potenza di “Holding On”, “Jaded” e “Echoes” (due su tre, non a caso, sono state scelte anche per la promozione commerciale dell’album). Perchè? Perchè è questo che i Disclosure sanno fare bene e perchè è per questo che li vogliamo ascolare.

Caracal, per quanto controverso, non è da buttare, come in molti forse un po’ prematuramente hanno sostenuto. È al contrario necessario per comprendere quali sono le prospettive di questo duo giovanissimo che, non tanto per il mio parere, ma per quello di tutti gli inglesi che lo hanno fatto piazzare subito al primo posto delle Chart, entra non troppo timidamente nell’olimpo dei migliori dance producers internazionali.

 

Tracklist:

  • 1 · Nocturnal (featuring The Weeknd)
  • 2 · Omen (featuring Sam Smith)
  • 3 · Holding On (featuring Gregory Porter)
  • 4 · Hourglass (featuring Lion Babe)
  • 5 · Willing and Able (featuring Kwabs)
  • 6 · Magnets (featuring Lorde)
  • 7 · Jaded
  • 8 · Good Intentions (featuring Miguel)
  • 9 · Superego (featuring Nao)
  • 10 · Echoes
  • 11 · Masterpiece (featuring Jordan Rakei)"
  • 12 · Molecules
  • 13 · Moving Mountains (featuring Brendan Reilly)
  • 14 · Bang That
  • 15 · Afterthought

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