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Recensioni | Pubblicato il 29 maggio 2013

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Cosmo

Disordine

Genere: Dream-pop, Elettronica

Anno: 2013

Casa Discografica: 42 Records

Servizio di:

Il cantautorato può assumere molteplici forme. Chitarra e voce, molto spesso, per dare vita a soluzioni intimiste e riflessive, ma chi l’ha detto che non possa invece esplodere in istantanee fresche, colorate, dai toni a dir poco sgargianti? Il Disordine di Cosmo è l’esatta rappresentazione di tutto questo: l’incontro tra tradizione e modernità, il trionfo dei synth e il ricorso alla mai troppo apprezzata lingua italiana.

Marco Jacopo Bianchi, già voce e anima dei Drink To Me, si mette in gioco nel suo nuovo progetto solista e sembra cogliere appieno le istanze di quella parte della musica di casa nostra, che vuole lanciarsi verso il futuro senza perdere di vista decenni di storia per così dire “nazional-popolare”. Il che è tutt’altro che una bestemmia.

Così, dopo aver coverizzato Battisti e Battiato, a riprova di un certo legame con il pop intelligente di casa nostra, Marco Bianchi aka Cosmo porta alla luce Disordine, il suo primo lavoro in solitaria. Musicalmente non lontano dalle atmosfere che hanno reso riconoscibile lo stile dei Drink To Me, l’esordio di Cosmo si presenta ricco di sfumature e ricami elettronici inseriti in un impianto di base che muove dal dream pop alla psichedelia finanche al soul, mantenendo una sua forte impronta traccia dopo traccia.

La “Dedica” iniziale, rivolta a una serie di soggetti anche molto diversi tra loro, traccia, tra beat pressanti ed effetti in loop, il percorso seguito da Cosmo in questo suo personale cammino fatto di campionature, falsetti e slanci espressivi trasognanti e, mentre le dinamiche si riempiono di brillanti elementi decorativi, melodie e ritornelli si fanno travolgenti (“Ho visto un Dio”) anche mentre cantano di fallimenti (“Il digiuno”) e morte (“Le cose più rare”).

Inusuale è la costruzione lirica di “Wittgenstein”, tutta giocata su frasi sospese e interventi corali, quasi a voler lasciare ampio spazio all’immaginazione dell’ascoltatore, mentre “Numeri e parole” e “Ecco la felicità” si aprono a spiragli soul alimentati anche da un’interessante impostazione vocale.

Se un piccolo calo in termini di originalità può registrarsi in “Continente” e nella title-track “Disordine”, sebbene le due tracce scorrano con la dovuta piacevolezza, il coinvolgimento torna infine a farsi forte nel brano di chiusura “Esistere” e nelle sue ritmiche vibranti, in un inno ad un’”esistenza” futura che già riempie le vite di chi, da questa parte, ne attende l’arrivo.

Ancorato al passato, ma con la piena consapevolezza della strada da seguire tenendo fede ad un tratto compositivo già ben riconoscibile, Cosmo mette sul piatto un’opera prima brillante che si lascerà apprezzare con facilità. L’ennesima scommessa vinta di casa 42 Records, pronta ad accompagnarci per i prossimi mesi.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Dedica
  • 2 · Ho visto un Dio
  • 3 · Le cose più rare
  • 4 · Wittgenstein
  • 5 · Numeri e parole
  • 6 · Ecco la felicità
  • 7 · Continente
  • 8 · Il digiuno
  • 9 · Esistere

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