Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Recensioni | Pubblicato il 29 dicembre 2013

distance ceremony

Ceremony

Distance

Genere: Noise Pop, Shoegaze, Post-Punk

Anno: 2013

Casa Discografica: Moon Sounds Records

Servizio di:

A Fredericksburg, nella metà degli anni ’90 Oliver Ackermann e Paul Baker diedero vita agli Skywave, formazione noise-pop a cui in seguito si unì il batterista John Fedowitz, inizialmente impegnato solo per i live e poi anche in studio. Nel 2003 venne rilasciato il loro terzo ed ultimo album, Synthastatic, il primo e forse più significativo episodio di quel processo che verso la metà degli anni ’00 riportò in auge lo shoegaze, rivisitato in una nuova veste che ne accentuava la vocazione noise e post-punk intrapresa anni prima da The Jesus and Mary Chain.

Un album fantastico, senza cali, riscoperto solo di recente e completamente introvabile fisicamente. Successivamente Ackermann si trasferì a New York, dove fondò gli A Place To Bury Strangers, orientandosi verso un suono più ruvido e vagamente industrial. I restanti due membri proseguirono con le ormai definite caratteristiche sotto il nome Ceremony, con John impegnato anche al basso. A partire dal 2005 pubblicarono tre album, tutti di buon livello, e nel 2012 era ormai prossima l’uscita di un altro lavoro (probabilmente un EP) di cui già si conosceva copertina e nome: Distance. Ma la data venne ripetutamente posticipata, fino a quando fu annunciato l’abbandono di Paul Baker.

Fedowitz, batterista, bassista ed infine anche chitarrista, decise di portare avanti il progetto Ceremony, cambiando la cover e le tracce all’album in lavorazione, ma non il nome. Dopo una lunga incubazione, a dicembre 2013 l’album viene finalmente rilasciato. Baker compare solamente come aiuto esterno in due pezzi, mentre al mixaggio ritroviamo Ackermann, in una sorta di ribaltamento dei vecchi Skywave. Altri contributi in alcuni brani ad opera di Chris Carr (basso, chitarra), Ben Wood (batteria) e “Candy” (voce). Distance, nome quanto mai significativo, rispetto al precedente Rocket Fire vede un calo nell’omogeneità del suono e nella qualità della registrazione (si ritorna al non troppo voluto purismo lo-fi della cantina), spesso incerta nel selezionare lo strumento protagonista e nell’amalgamare con cura le innumerevoli stratificazioni di suoni ed effetti. Ma per il resto la formula rimane la solita: “love songs”.

Le fondamenta del loro stile sono sempre state trovate in un attento equilibrio tra opposti: il cantato baritonale unisce le calde ballate di Cash o dei Magnetic Fields al decadentismo post-punk, le chitarre fondono melodie power-pop con alcuni fra i più aggressivi soundwall che l’attuale panorama shoegaze sa offrire, mentre malinconia e romanticismo si alternano senza mai prevalere l’uno sull’altro, in una dedica d’amore sincera e sbiadita.

L’album nel complesso si presenta come un compatto insieme composto da nove tracce brevi, incentrate su refrain facili che spesso scivolano, verso la conclusione del brano, sotto coperte di feedback densi e violentissimi. “I Want to Kiss“, singolo presentato ad inizio agosto, resta il momento più fortunato e tipicamente Ceremony del disco. Impossibile affermare se gli amori siano difficili o sereni, se le distanze superino i contatti. Le love songs corrono sempre su binari di contrasti e ombre in modo unico ed inimitabile. Allo stesso modo, diventa difficile persino distinguere un brano dall’altro, tutti ugualmente melodici e piacevoli, tutti ugualmente stridenti e cupi. “Send Me Your Dreams” ricorda le stonate confessioni di Mount Eerie, ma per il resto l’ immutabilità stilistica che distingue il gruppo da ormai dieci anni rimane intatta. E questo risulta tanto più sorprendente alla luce della nuova forma di one man band. “Shining Light And Star“, uno dei pezzi migliori, apre alle ultime due tracce, dilatate da un lavoro di pedali e distorsioni da far fumare gli amplificatori.

Difficile pensare che una sola persona riesca a creare canzoni tanto cariche e a trovare ancora melodie vincenti per ogni traccia. Indubbiamente trapela una maggiore imprecisione ed un sound forse non traboccante come un tempo, ma occorre comunque riconoscere l’immenso sforzo dell’ultimo arrivato degli Skywave nel tenere vivo l’originario spirito. Una band che da anni meriterebbe ben altri riflettori, spesso riservati a gruppi che dagli Skywave e dai Ceremony hanno tratto ispirazione. Viene in generale da chiedersi se questa terza onda di shoegaze, reazionaria nel suo spirito noise (Weekend, Astrobrite, The Lost Rivers, Stellarium, Screen Vinyl Image, ecc.) di fronte alle diffusissime derive elettroniche, black metal e post-rock, stia tutto sommato esaurendo la propria spinta. Certo è che dischi come Distance la mantengono vivissima. Speriamo che non sia l’ultimo.

Voto: 7,2/10

Tracklist:

  • 1 · Can't Say Your Name
  • 2 · The Sunglass Girl
  • 3 · The Summer Sun
  • 4 · Send Me Your Dreams
  • 5 · On Holiday
  • 6 · I Want To Kiss
  • 7 · Shining Light And Star
  • 8 · Run Away
  • 9 · Throw Your Love Away

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi