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Dischi DOC | Pubblicato il 18 maggio 2014

Split Enz - Dizrythmia

Split Enz

Dizrythmia

Genere: Art Rock

Anno: 1977

Casa Discografica: Mushroom Records (AUS, NZ),
Chrysalis Records (World)

Servizio di:

A volte le radici del cambiamento risiedono nelle cose più semplici. In questo caso alterazione è la parola magica, il termine che ricorre fin dalle lettere che compongono nome del gruppo e titolo dell’album: da Ends a Enz per sottolineare le origini neozelandesi in occasione della prima trasferta australiana, e Dizrythmia da dysrhythmia, secondo definizione l’alterazione del ritmo che caratterizza un determinato fenomeno fisiologico. Ecco.

Make a move, get off your spine / Shake your leg, toe the line

È il 1977, l’alterazione prende forma nell’abbandono di due elementi fino ad allora cruciali nelle dinamiche compositive del gruppo: al termine del tour statunitense infatti lasciano Mike Chunn e Phil Judd, rispettivamente bassista e deus ex machina degli Split Enz. Con Judd se ne va il lato più puramente istrionico della band, oltre che un contributo determinante nei testi e nell’ossatura dei brani; il colpo è duro ma i tempi stringono per un nuovo tour, stavolta in terra d’Albione, e Chunn da par suo fa in tempo a suggerire il sostituto: Neil Finn, fratello minore dell’altro elemento cardine Tim. Suggerimento che viene accolto e rimpolpato da una nuova sezione ritmica con Nigel Griggs al basso, a sostituire lo stesso Chunn, e l’amico Malcolm Green alla batteria. La scelta di Neil, inizialmente “semplice” iniezione di entusiasmo all’interno di un gruppo chiamato a ripartire, col tempo si rivelerà tanto fortunata da segnare le sorti degli Split Enz (trampolino, poi, dei successi marchiati Crowded House), a quel punto tenuti assieme da due sensibilità pop fortemente complementari.

Coi fratelli Finn al timone l’asse comincia a virare vistosamente sull’immediatezza senza tuttavia perdere di vista il gusto, alla base dei primi due atti del repertorio Split Enz, per arrangiamenti imprevedibili ed eccentrici: Dizrythmia nasce così, come un corpo in balìa di irresistibili scariche di energia.
They’re gonna move my spine – L’energia di “Bold as Brass”, un brano che allora non riuscì a scalare le classifiche – chissà adesso – eppure numero pop da antologia, tre minuti e mezzo posti in apertura a sbaragliare qualunque proposito di stare seduti mentre il disco gira. “My Mistake” ha più fortuna, quantomeno tra Australia e Nuova Zelanda dove si posiziona in quindicesima e ventunesima posizione, ma anche qui è un mero dettaglio: quel che conta è un altro pezzo vincente, colorato ed efficace nel restituire un senso di allegra riscossa dalle paturnie quotidiane (What’s gone is gone, sweet memories / Don’t let them get the best of me / No more lost in history, no more lust for love / All I needed was a friend, to make me stop and think me again / The call to arms is loud and clear/ Tally-ho, your health my dear). Da tener presenti anche i video di entrambi i singoli, quantomai azzeccati nell’offrirci una band che diverte e si diverte con esibizioni tra cartoon e cabaret.

Il divertimento è in fondo la colonna portante di una selezione che però non manca di stupire cambiando veste a ogni episodio: “Parrot Fashion Love” e la successiva “Sugar and Spice” si inoltrano nel glam, quasi a voler omaggiare il Roxy Music Phil Manzanera in cabina di regia nel precedente ‘Second Thoughts’, mentre “Crosswords” solletica i giochi di parole (Bad mouth crosswords, need a muzzle / I’m down, you’re across / I can’t seem to solve this puzzle / I turn while you toss) nel bel mezzo di riff al limite dell’hard rock e svolazzi da vaudeville per stemperare l’altalena emotiva della spartiacque “Without a Doubt”. Ben rappresentato anche dalla stupenda “Charlie”, Tim Finn in stato di grazia (Was a full moon last night / I was full of bravado, dead drunk, dead sure / One of us had to go / Raised my head in anger, hurt you again / Dust to dust, and fire to ashes you can / Thank me for nothing now Charlie). “Nice to Know” e “Jamboree” chiudono come meglio non potrebbero, la prima che sembra stata scritta giusto ieri, ancora echi glam e Judd a far nuovamente capolino, e la seconda apoteosi surreale delle stravaganze fin qui saggiate. Nella ristampa del 2006 inclusa anche “Another Great Divide”, ai tempi non-album single ed ennesima perla dei neozelandesi.

Chi conosce già il gruppo potrà obiettare: perché questo in luogo di uno dei dischi con Judd ancora in formazione, se non ‘True Colours’ o ‘Time and Tide’? Sostanzialmente perché Dizrythmia, nel suo essere a metà strada tra due momenti artistici così differenti, ha la straordinaria peculiarità di racchiudere in sé molti degli spunti che han costituito la ribalta dei precedenti e l’affermazione dei seguiti. Un crocevia perfetto.

Tracklist:

  • 1 · Bold as Brass
  • 2 · My Mistake
  • 3 · Parrot Fashion Love
  • 4 · Sugar and Spice
  • 5 · Without a Doubt
  • 6 · Crosswords
  • 7 · Charlie
  • 8 · Nice to Know
  • 9 · Jamboree

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