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Recensioni | Pubblicato il 26 agosto 2014

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The Faint

Doom Abuse

Genere: Electro punk

Anno: 2014

Casa Discografica: SQE Music

Servizio di:

I Faint sono una band ritrovata. Dopo i primi esordi nel loro Nebraska quasi vent’anni fa, arrivarono ad occupare un posto di rilievo nella scena electro tra i 90 e il nuovo secolo. Ma mentre l’electro in quanto tale puntava a riprodurre i suoni anni 80 recuperandone la forma e non la sostanza, i Faint fecero del loro electro punk una questione di sostanza: politica, controcultura, opposizione. Danse Macabre del 2001 ne era un bell’esempio e “Agenda Suicide” il suo manifesto. Poi a poco a poco la perdita di mordente e la tentazione di aprirsi ad un mercato che mai li avrebbe voluti; così uscirono fuori album come Fasciination del 2008, scialba prova di synth pop leggero e con una inspiegabile sensazione di vuoto dentro. Quindi lo scioglimento e nel 2012 la reunion.

La band, attualmente composta da Todd Fink, voce e tastiere, Jacob Thiele, tastiere, Dapose, chitarra, Clark Baechle, batteria e percussioni, (all’inizio ha visto militare nelle proprie file anche Conor Oberst, a dimostrazione della caratura di band rock) ritrova la vena anarcoide electro punk in Doom Abuse, l’album uscito ad aprile per la SQE music.

In Doom Abuse i Faint restituiscono all’ascoltatore il loro vero suono fatto di ruvidezze elettroniche e rabbia punk. Un po’ come ascoltare una sintesi riuscita di Soft Cell e Bad Religion, con i sequencer che hanno la stessa dignità della voce urlata di Fink. Ed è un bell’ascoltare visto che i brani trasmettono energia e provocano come in passato.

Già dall’iniziale “Help in The Head” si capisce dove vogliono andare a parare: tempeste soniche al silicio, velocità punk e refrain killer da stadio. Il concetto è ribadito nella seguente “Mental radio” in cui le sonorità new wave sono chiare e potenti. In “Animal Needs” esce fuori tutta la carica electro (synth urticanti) e la voglia punk di andare contro: non abbiamo bisogno di tutte le cose che gli uffici marketing delle multinazionali ci propinano, abbiamo bisogni animali. Mentre in “Dress Code”, che sembra presa dal repertorio dei Cars, se la prendono con l’esigenza di avere un codice d’abbigliamento.

Tornando al passato i Faint ritrovano se stessi con una manciata di canzoni potenti, allegre, a volte con lo status di inni da stadio. Una tonificante iniezione di energia.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Help in the Head
  • 2 · Mental Radio
  • 3 · Evil Voices
  • 4 · Salt My Doom
  • 5 · Animal Needs
  • 6 · Loss of Head
  • 7 · Dress Code
  • 8 · Scapegoat
  • 9 · Your Stranger
  • 10 · Lesson from the Darkness
  • 11 · Unseen Hand
  • 12 · Damage Control

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